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- Trattato su San Giuseppe: 31 riflessioni, una per ogni giorno del mese di Marzo.
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26 - "FATEVI DUNQUE IMITATORI DI DIO"
"Quali figli carissimi, e camminate nella carita, nel modo che anche Cristo vi ha amati" (Ef 4, 31).

I tre titoli più onorifici che vengono dati alla Vergine sono quelli di Figlia, Madre, Sposa: rispettivamente del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Vogliamo considerare questa sua triplice, fulgida corona che riflette il suo splendore sulla persona di San Giuseppe e che situa Maria in un Ordine celeste tutto suo il quale "onora le tre divine Persone in quanto dipendono dalle loro proprietà personali e rende all'Essenza divina e alle Persone un omaggio maggiore che non i nove Cori di tutti gli Angeli insieme" (De Bérulle). Maria, Figlia primogenita del Padre, la Creatura cioè ideale che più d'ogni altra raccoglie in sé le perfezioni divine e ne ha la pienezza nell'ordine della natura e della grazia.
Maria è l'Immacolata Concezione del creato, il modello su cui Dio fissava il suo sguardo compiaciuto nel dare la vita alle infinite meraviglie che popolano l'universo (cf Pr 8,22-30). Maria, degna Madre del Figlio di Dio.
Ella fu creata così perfetta perchè doveva essere la Ma-dre del Figlio e dare a Lui, "irradiazione della sua gloria ed impronta della sua sostanza" (Eb, 1, 3), un Volto nel creato,come il Padre glielo dona nella Divinità (cf Col 1, 15). Maria, divina Sposa dello Spirito Santo, la terza Persona della SS.ma Trinità, l'Amore increto, fin dal primo istante della creazione dell'Immacolata, se n'è riservato tutto il possesso, ed ha stabilito con Lei una unione di grazia così intima che come afferma Padre Kolbe, "Egli agisce, nel creato, unicamente attraverso l'amore della sua Sposa".
Nella Sacra Famiglia che è l'immagine più perfetta della Famiglia trinitaria, San Giuseppe ha il compito sublime di rappresentare il Padre celeste: Gesù gli dà il dolce nome di padre e gli sta sottomesso, come il più esemplare dei figli.
Tanta autorità, conferitagli dal Padre,quale sprone costituisce per il Santo ad essergli imitatore fedele e cioè figlio carissimo!
Come Capo della Sacra Famiglia, San Giuseppe vede a sé sottomessa anche Maria, la divina Sposa dello Spirito Santo: di questo Sposo-Dio Egli sa di essere il rappresentante terreno, e lo fa amando la sua Sposa di un amore perfetto, verginale, santo.
In quali stretti rapporti con le tre Persone divine lo situa la sua vocazione di Sposo della Madre di Dio! E quanta Santità di vita esige da lui!
Ma San Giuseppe è tanto umile che sa trovare in Maria, "la Piena di grazia", il modello e l'aiuto per santamente vivere le sue relazioni con Dio, Uno e Trino.
La vera devozione alla Vergine, di cui Egli ci è esemplare sublime, porta l'anima, come ci insegna il Montfort, a fare tutte le proprie azioni CON MARIA: a guardare cioè a Lei, come a modello perfetto di ogni virtù e perfezione che lo Spirito Santo formò in una semplice creatura, perchè l'imitassimo secondo le nostre deboli forze: la sua fede viva, l'umiltà profonda, la purezza tutta divina che non ebbe e non avrà mai l'eguale sotto il cielo. Ricordiamoci, aggiunge il Santo, che Maria è la grande unica forma di Dio, atta a dare immagini viventi di Lui! (cf Trattato, n. 260).
È alla scuola di Maria Santissima: Figlia, Madre e Sposa delle tre Persone divine, che San Giuseppe imparò a vivere la sua vita d'amore al Padre, Al Figlio a allo Spirito Santo.
Al Padre, con l'obbedienza umile e filiale non solo ai dieci Comandamenti che sempre aveva esemplarmente osservati fin dalla sua giovinezza; ma ancora a tutte le sue disposizioni paterne nei confronti del Figlio Redentore.
Al Figlio, con l'imitazione amorosa, seguendolo insieme alla sua Madre Santa in tutte le vie che Egli doveva percorrere per salvarci.
Allo Spirito Santo, con l'adesione piena d'amore ai suoi divini desideri, adesione amabilmente perfetta, quale gli era insegnata dalla sua Sposa, rivelazione luminosa del Dio-Amore.
Ricordiamo che la grazia è la vita di Dio in noi ed è perciò una vita trinitaria (cf Gv 14,23) che noi dobbiamo imparare a vivere in sintesi d'amore con le tre Persone divine che tutte e tanto ci amano!
Chi potrà guidarci in questa non facile conquista dell'Amore del Padre e del Figlio, se non la divina Sposa dello Spirito Santo, la quale con cuore di vergine si è aperta all'Amore del Padre per riversarlo interamente sul Figlio suo?
San Giuseppe ebbe la sorte felice di poter far suo, come nessun altro Santo, questo suo amore di Sposa; ed è quindi a lui che noi dobbiamo umilmente chiederlo, perchè a lui appartiene!
Meditando con devozione i Misteri gaudiosi che ci ricordano e fanno vivere queste verità luminose, noi entreremo sempre più nella conoscenza e nell'imitazione di Colui che per primo seppe accogliere nella sua vita la divina Madre del Salvatore.
O San Giuseppe, donaci un poco del tuo amore a Maria, tua Sposa, perchè possiamo imitare la tua devozione alle tre Persone divine!

27 - "RIMANETE NEL MIO AMORE"
"Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perchè senza di me non potete far nulla" (Gv 15, 10. 5).

Lo sappiamo e non ci stancheremo mai di ripetercelo, per la gioia della nostra vita: Cristo è Dio! Il Figlio di Dio che ha voluto prendere un volto umano, per abitare con noi, Uomo tra gli uomini; per rivelarci il Padre ed insegnarci, col suo esempio, come Egli desidera da noi essere amato, al fine di poterci accogliere nella sua Casa di felicità eterna: il Paradiso!
Quale privilegio: poter trattare familiarmente con Dio, fatto uomo; lavorare per dargli cibo e vestito; portarlo sulle proprie braccia; guidarlo nella vita come un figlio; sentirsi chiamare padre e, nello stesso tempo, dirgli nell'amore e nella adorazione profonda: "Tu sei il mio Dio!".
A chi doveva San Giuseppe questo ineffabile privilegio, questa gioia, infinite volte più grande e più pura di quante ne possa offrire la terra?
A Dio, sì, in primo luogo, che a tanto lo aveva eletto, nella sua predilizione eterna; ma insieme anche alla Vergine Santissima che egli aveva scelto di amare verginalmente come Sposa per tutta la vita.
Da questo suo amore puro e santo; per questa sua intimità spirituale con la Madre di Dio, il dono dell'intimità con Cristo, il Figlio di Dio.
La vera devozione alla Vergine, insegna il Montfort, ha un vertice: vivere IN MARIA.
Vi si arriva per tappe, come a tutte le grandi conquiste. Riconoscendola, prima, Madre di Dio e cioè come Colei sulla quale lo Spirito Santo, il Dio-Amore, è sceso per fare agli uomini PER MEZZO di Lei, il dono del Salvatore (1) quindi Mediatrice materna tra Dio e noi del suo dono ineffabile (cf Gv, 3, 16). E questo tanto nell'ordine naturale (come è avvenuto a Betlemme) che nell'ordine soprannaturale (della Grazia), avendola Gesù data per Madre a ciascuno di noi (cf Gv 19, 27).
San Giuseppe accolse, nella fede all'Angelo annunziatore della sua Maternità, questa Mediazione materna di Maria: una fede profonda e gioiosa (cf Mt 1, 20-24).
Però la sua devozione per la Madre di Dio,come già abbiamo meditato, non si fermò qui: agi di conseguenza, mettendo al servizio di Lei tutto l'amore dovuto a Dio, vivente nella sua Sposa Santa. (PER MARIA).
Nella sua umiltà, San Giuseppe volle ancora andare oltre. Comprese che nessuno, come la Madre, poteva amare il Figlio di Dio: guardò quindi a Lei, alle sue virtù, per meglio imparare ad amare e vivere Cristo: (CON MARIA).
In quanti momenti difficili della avvicendata vita del Salvatore, l'umile Santo seppe attingere dall'esempio di Maria (frutto di preghiera fiduciosa e di abbandono filiale in Dio), la forza per affrontare e santificare le prove più dolorose: l'incomprensione, l'ostilità umana, la persecuzione, la derisione, la povertà estrema...
Alla dipendenza spirituale da Lei (doveroso riconoscimento della sua più alta unione con Cristo) San Giuseppe aggiunse quindi l'amore e l'imitazione costante, per rendersi con la Sposa, sempre più degno del dono divino: Cristo Gesù.
Questa disposizione di dipendenza e di imitazione amorosa lo portò ad assimilare sempre di più la sua vita a quella della Madre del Signore, tanto da vivere più in Lei che in se stesso (cf Gal 2, 20). Raggiunse cioè il più alto grado di unione spirituale con la divina Madre, che è il vivere IN MARIA.
La santità, crediamolo, non è gioco da bambini...: è la più valida conquista dell'uomo che docilmente si mette alla sequela di Cristo. La sola conquista propostaci da Dio (cf Lv 11, 44). La sola che resta eterna dopo questa effimera esistenza terrena.
S. Luigi Maria di Montfort ci avverte che è "quanto mai difficile a noi peccatori avere il permesso, la capacità e la luce per entrare IN MARIA, tempio eccelso e santo, custodito dallo stesso Spirito Santo che se ne rese assoluto padrone fin dalla creazione e più ancora con l'Incarnazione" (Trattato, n. 262).
Meritatamente San Giuseppe ebbe questo insigne favore come nessun altro Santo. Egli è quindi il perfetto modello proposto da Dio a quanti aspirano alla perfetta unione con Cristo, attraverso la Mediazione materna di Maria.
Modello ed aiuto: perchè se è vero che lo Spirito Santo, come ci ha detto il Montfort, si è reso l'assoluto padrone dell'Immacolata, sua divina Sposa, è vero anche che Egli l'ha affidata alla custodia premurosa di uno Sposo terreno, dal quale, quindi, noi la possiamo avere in dono.
Questo, non vi è dubbio, voleva dirci la divina Madre, apparendo a Fatima il 13 ottobre 1917, con San Giuseppe che teneva tra le braccia il Bambino Gesù: l'intimità con Cristo si ottiene imitando la devozione a Maria di San Giuseppe.
La venuta straordinaria di Cristo, predetta dai Santi (cf Trattato, n. 158), sarà dono dello Spirito Santo a quanti vivono la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria; e San Giuseppe avrà loro molto da insegnare...
O San Giuseppe, ottienici di imitare la tua vita d'amore alla Vergine SS. ma, per vivere il mistero di Cristo, come Tu l'hai vissuto!

28 - "CAMMINATE NELLA CARITA"
"Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore" (Ef 5, 2).

"La nostra devozione a Maria, per essere vera, deve aspirare ad essere un dono totale di noi stessi a Lei: bisogna, quindi, fare tutte le nostre azioni PER MARIA. Essendoci totalmente consacrati al suo servizio, è giusto che tutto facciano per Lei, come un buon servo" (Tratto, n. 265).
In queste considerazioni sulla vita del caro San Giuseppe, noi stiamo guardando a Lui come a modello della nostra vera devozione a Maria SS.ma. Ed Egli ci insegna che per essere veri devoti della Madre di Dio, non c'è assolutamente bisogno di aspirare a compiere cose straordinarie. La santità è amore. È l'amore trova il suo terreno più fertile negli umili gesti della vita quotidiana, così come Dio ce la offre.
Ne rileviamo due nella vita del nostro grande Santo (1). Siamo a Betlemme, dopo la visita dei Magi. Giuseppe è avvertito in sogno dall'Angelo che occorre fuggire subito in Egitto, perchè il Bambino Gesù è cercato a morte da Erode.
Nella notte, è stato messo insieme quanto più possibile di quanto è costato tanta fatica e che, se lasciato, andrà perduto.
Maria piange silenziosamente. Giuseppe parla:
- Non piangere, Maria. Vederti piangere mi è un dolore ben più forte di quello di dover andare in esilio.
- Perdonami, Giuseppe! Non è per me che piango, né per il poco bene che perdo. Piango per te... Hai già dovuto sacrificare tanto! Ed ora torni a non avere più clienti, né casa. Quanto ti costo Giuseppe!
- Quanto? No, Maria. Non mi costi. Mi consoli. Sempre. Non pensare al domani. Abbiamo le ricchezze dei Magi. Ci aiuteranno nei primi tempi. Poi troverò lavoro.
Un operaio onesto e capace si fa subito strada. Hai visto qui. Non mi bastano le ore al lavoro che ho.
- Lo so. Ma chi ti solleverà dalla nostalgia?
- E tu, chi ti solleverà dalla nostalgia di quella casa (a Nazareth) che ti è così cara?
- Gesù. Avendo Lui, ho ancora quello che là ho avuto. - Ed io, avendo Gesù, ho la patria, sperata fino a pochi mesi or sono. Ho il mio Dio. Lo vedi che non perdo nulla di ciò che mi è caro sopra ogni cosa. Basta salvare Gesù e allora tutto ci resta.
Un secondo episodio profumato di tanto amore: la prima lezione di lavoro a Gesù, nella casa di Nazareth, dopo il ritorno dall'Egitto.
Gesù ha cinque anni. Giuseppe gli ha preparato la prima lezione di lavoro: piccoli attrezzi, adatti a Lui, perchè possa imparare senza fatica ad usarli.
- Così, ti aiuterò - dice Gesù con un sorriso.
- Così mi aiuterai e diventerai un bravo falegname. Vieni a vederli.
Entrano nel laboratorio. E Giuseppe mostra un piccolo martello, una piccola sega, dei minuscoli cacciavite, una pialla da bambola deposti su un bancone da falegname in erba: un bancone adatto alla statura del piccolo Gesù.
- Vedi: per segare si mette questo legno appoggiato così. Si prende la sega così e, facendo attenzione di non andare contro le dita, si sega. Prova...
E la lezione comincia. E Gesù, divenendo rosso nello sforzo e stringendo le labbra, con attenzione sega e poi liscia la piccola asse con la pialla e, anche se è alquanto storta, gli pare bella, e Giuseppe lo loda e gli insegna a lavorare con pazienza e con amore.
Torna Maria, che certo era fuori casa, e si affaccia all'uscio e guarda. I due non la vedono perchè hanno le spalle voltate. La Mamma sorride nel vedere lo zelo con cui Gesù lavora di pialla e l'affetto con cui Giuseppe lo ammaestra.
...Gesù le promette di farle uno sgabelletto per stare più comoda quando lavora!...".
L'anima veramente devota alla Vergine SS.ma, ci ha detto il Montfort, fa tutto per Lei, al fine di fare tutto per Gesù, nostro fine ultimo.
È la quarta, logica, conseguenza di quello che Maria è nel piano divino della redenzione: Mediatrice, cioè, materna fra noi e Cristo.
Operare per Lei è operare per Gesù ed è possedere Gesù.Questa verità è messa chiaramente in luce dalla vita di San Giuseppe: donando il suo amore alla Madre di Cristo, Egli ha da Lei il Salvatore. Lo ha nella sua Nascita, nella sua vita, in tutta la perfezione della terra e del Cielo.
Consacràti alla nostra Madre e Corredentrice, "non bisogna ci dice ancora il Montfort, che ce ne stiamo oziosi; forti invece della sua protezione, dobbiamo intraprendere cose grandi per questa augusta Regina " (Trattato, n. 265). "Intraprendere cose grandi...!" Tanto abbiamo avuto dalla Vergine! Tanto ancora è disposta a donarci!... Ricambiamo il suo amore! Ma, come?...
Vi è un modo a Lei sicuramente gradito, perchè è venuta proprio dal Cielo a dircelo: consacriamoci al suo Cuore Immacolato. Consacriamoci e viviamo la nostra Consacrazione, imitando l'esempio datoci da San Giuseppe.
Chiediamo al caro Santo un amore riconoscente ed umile alla Madre di Dio e siamo costanti nel renderle ogni giorno anche un solo piccolo omaggio.

29 - "VI HO DATO L'ESEMPIO"
"Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica" (Gv 13, 15;17).

"Ci stiamo avvicinando al termine del mese di San Giuseppe e vogliamo dare oggi uno sguardo d'insieme alle riflessioni fin qui fatte, per renderci meglio conto dell'importanza della sua devozione nella nostra vita cristiana.
Ci siamo proposto di considerare il Santo nel piano divino della redenzione, la quale mette in luce l'amore infinito di Dio verso le sue creature, da Lui chiamate a condividere la sua stessa felicità (cf Ef 1l, 3-6).
L'attuazione di questo piano (l'abbiamo visto) comporta da parte di Dio il dono della sua vita e cioè del suo Verbo, la sua 'Parola'; da parte delle creature, l'accettazione non solo del suo dono (cf Gv 4, 10), ma anche del modo in cui ha voluto farcelo: l'Incarnazione cioè in Maria Immacolata.
San Giuseppe, chiamato ad avere, insieme con la Madre di Cristo, un ruolo di primissimo piano nell'opera dell'Incarnazione, vi è necessariamente presente fin dall'Antico Testamento, il tempo della preparazione al Nuovo.
Una presenza, qui, se vogliamo, discreta, umile; ma pur tanto significativa: proporzionata cioè al compito che gli doveva essere affidato nell'attuazione del Mistero "nascosto da secoli nella mente di Dio" (Ef 3, 9).
Il valore di un seme non si giudica dalla sua apparenza esteriore, ma dalla vita che in esso è programmata e alla quale darà sviluppo col tempo.
Nel Nuovo Testamento, la missione di San Giuseppe, e la sua relativa grandezza, prende il via da quel suo "sì" all'accettazione della 'Parola' Divina Incarnata: "sì" che Egli dice all'inviato di Dio che gli propone di credere e di accettare il Redentore, così come a Dio è piaciuto darglielo e cioè dalla Donna scelta a generarlo: Maria, la sua vergine Sposa.
Una accettazione che gli richiede fede grande (consideriamo il Mistero!) e, conseguentemente, impegno generoso d'amore: Gesù è il Redentore e quanti chiama vicino a Sè, li chiama a condividere il suo doloroso cammino di redenzione.
Una fede perciò che deve compiere il cammino di Dio, sulle vie da Lui prestabilite: vie che il Vangelo ci fa conoscere e che i Misteri gaudiosi del Rosario propongono alla nostra imitazione, culminanti per San Giuseppe nella passione dolorosa dello smarrimento di Gesù al Tempio di Gerusalemme.
Fede e amore alla 'Parola': "Giuseppe, figlio di Davide, (quanto amore divino in questa chiamata per nome!), non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perchè quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: Egli infatti salverà il suo popolo dai peccati" (Mt 1, 20-21).
Un'accoglienza, dunque, del Salvatore, non dato a lui direttamente, ma "mediato" da Maria, sua Madre divina. Da questa accoglienza ha inizio il cammino di San Giuseppe al servizio personale del Redentore: un cammino di perfezione spirituale, contenuto in quattro linee direttive: 1° - Fare tutto (nella devozione a Cristo), PER MEZZO di Maria, riconoscendo cioè il suo ruolo primario, materno, nei confronti del Salvatore.
2° - Fare tutto CON MARIA, imitandone le virtù sublimi, in comunione di vita con Lei.
3° - Fare tutto IN MARIA, vivendone le disposizioni d'amore, per le quali l'Amato (Cristo) dimora nell'Amante (la Madre) e l'Amante nell'Amato.
4° - Tutto questo, attuato concretamente nell'offerta totale di sé, come risposta amorosa al Dono che ne riceveva: PER MARIA.
Alla luce della dottrina monfortana, dobbiamo perciò concludere che San Giuseppe è stato il primo "vero" devoto della Madre di Cristo: Modello quindi a quanti vogliono vivere la Consacrazione, proposta dal Trattato della Vera Devozione.
Non vi è dubbio: nessuno, quanto San Giuseppe, ha avuto da Maria il dono del Padre , Gesù, (cf Gv 4, 10): nessuno quindi al pari di Lui potrà viverne la Consacrazione che è il mezzo necessario per possederlo.
Più di ogni altro Egli ha coltivato l'Albero di vita (Maria) che porta il Frutto benedetto (Gesù): a San Giuseppe quindi il primato d'averlo raccolto ben maturo e perfetto (cf Trattato, n. 33).
Il Montfort ci dice che Maria è la via facile per raggiungere Cristo. La ragione è una sola: Ella è la via di Dio. Sì, perchè Dio non ci dimostra il suo amore, soltanto nel suo dono, ma ancora nel suo modo di farcelo e cioè la Maternità mistica di Maria (cf Gv 19, 27).
Notiamo tuttavia: via "facile" non significa via "comoda"... S. Luigi Maria di Montfort non mette da parte il Vangelo per farci amare la Vergine Santa; ma col Vangelo ci insegna che "il regno dei cieli soffre (cioè richiede) violenza e sono i violenti (volonterosi) ad impadronirsene" (Mt 11, 11).
Infatti, al n. 119 del Trattato, troviamo questa precisa affermazione: "Siccome l'essenziale di questa devozione consiste nell'interiore che deve formare, essa non sarà ugualmente compresa da tutti; alcuni si fermeranno a ciò che ha di esteriore e questi saranno i più numerosi; alcuni, pochi, entreranno nel suo interno, ma non vi saliranno che un gradino. Chi salirà il secondo? chi giungerà fino al terzo? infine, chi vi dimorerà stabilmente?... L'anima molto fedele che vi sarà guidata dallo Spirito Santo".
Via, dunque, non comoda; ma neppure impossibile... Non creiamoci timori ingiustificati. Sappiamo che la Vera Devozione è nient'altro che la Consacrazione vissuta: conosciamola e pratichiamola.
Guardiamo alla figura luminosa di San Giuseppe: seguiamo il suo esempio e ricorriamo al suo aiuto. La devozione che Egli da noi gradisce non può sicuramente essere diversa da quella che santamente ha praticato.
O San Giuseppe, per amore di Gesù e di Maria, fa' di noi i tuoi fedeli imitatori.

30 - "SE NON DIVENTERETE COME I BAMBINI"
"La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce" (Mt 18, 3; Gv 3, 19).

Abbiamo chiamato San Giuseppe "il primo vero devoto" di Maria Santissima.
Molti pensano che la vita cristiana e soprattutto la "vera" devozione mariana siano "roba di altri tempi...", inconciliabili perciò con la vita stressante che siamo oggi costretti a vivere.
Pensare così è rinnegare non solo l'onnipotenza della fede cristiana (cf Mc 9, 23), ma ancora due secoli di Messaggi celesti che ci indicano nella Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria la via sicura per trasformare in grazia la nostra non facile situazione presente.
Ascoltiamo se la devozione di questo umile operaio alla Mamma celeste non si addice alla vita di ciascuno di noi. Ce ne parla un Sacerdote del nostro tormentato secolo, il quale nella vera devozione a Maria ha trovato il segreto della santità per sè e per le anime che Dio gli aveva affidate.
"Conosco un operaio che fa ogni cosa per Maria. Egli fa tutto con semplicità e senza rispetto umano. Ecco come: il mattino, alzandosi, si inginocchia e domanda a Maria la benedizione: "Madre di Gesù, benedici me e il mio lavoro. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen". Arrivato in fabbrica, si raccoglie un momento per pensare a Maria e dirle: "Madre di Gesù, io ti offro il mio lavoro e la mia pena. Assistimi, preservami. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen".
Quando sente una bestemmia od un proposito disonesto, egli sottovoce e con tutto il cuore dice: "Siano lodati Gesù e Maria: sempre!" Prima di dire una buona parola a qualcuno, si consulta con Maria e le dice: "Madre di Gesù, ottienimi la grazia di fare un po' di bene".
Ogni volta che egli si mette in preghiera, quando fa una visita in chiesa, si raccomanda a Maria: "Madre di Gesù, prega perchè io possa ricavare profitto da questo esercizio". Egli ricorre a Maria soprattutto per la Comunione. Prima, dice: "Madre di Gesù, aiutami a comunicarmi con fervore". Nel ringraziamento dice: "Madre di Gesù, ringrazia Gesù con me per questa Comunione. Conserva il mio cuore per Gesù durante il giorno".
Gli capita qualche volta di essere schernito e tormentato dai suoi compagni. Egli si sforza allora di pensare a Maria: "Madre di Gesù, tutto per Dio e per le anime!". Ogni giorno, dopo il lavoro, fa una breve lettura. Suo libro preferito è il Vangelo e il meraviglioso libro "La Vera Devozione a Maria SS.ma di S. Luigi Grignion di Monfort. Egli lo porta sempre con sè e molte volte mi ha confidato: "Quel piccolo libro mi dice sempre qualcosa di nuovo; come se io lo aprissi per la prima volta".
La sera, recita il Rosario. Da principio, prendere questa abitudine gli riusciva troppo pesante; ora invece gli è facile e cara. Termina la sua giornata con una preghiera: "Mio Dio, io ti ringrazio con Maria per le tue grazie e ti chiedo perdono per le mie negligenze".
Che bella abitudine! Che giornata meravigliosa vive questo umile lavoratore! Oh, la felicità di una simile vita!
I suoi compagni di lavoro, anche quelli che non sono praticanti, rispettano questo buon vicino. "Egli, dicono, è sempre uguale a se stesso. Ha qualcosa di speciale: è sempre di buon umore, ha costantemente il medesimo brio. Si direbbe che non gli manchi nulla".
In realtà manca ancora molto a questo buon vicino, sempre sorridente. La sua salute non è buona, soffre spesso emicrànie dolorosissime; più sovente ancora Gesù lo prova con sofferenze spirituali, non meno dolorose...
Ma egli ama Gesù e Maria. Soffre con serenità e trova il coraggio di un buon sorriso, nonostante tutto".
È un esempio che tutti, con un pò di buona volontà, possiamo imitare. Facciamolo!
La vita interiore di San Giuseppe, semplice quanto profonda, ci insegna che la santità (alla quale tutti siamo chiamati in forza del santo Battesimo che ci ha consacrati figli di Dio, (cf Mt 5, 48), è possibile in qualunque situazione di vita noi possiamo trovarci. Basta avere idee chiare e volontà decisa.
Non dimentichiamo tuttavia che il segreto della santità eccelsa di San Giuseppe sta tutto nella sua grandissima devozione alla Vergine Madre di Cristo, nella sua totale Consacrazione al Salvatore per mezzo di Lei.
Il Vangelo ci parla di uno dei capi dei Giudei, Nicodemo, andato di notte da Gesù, per essere istruito sul regno di Dio. Gesù gli disse: "In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio".
Il vecchio Nicodemo ne rimase sbalordito e gli rispose: "Come può un uomo rinascere quand'è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?" (Gv 3, 1-4).
La nostra società si crede adulta per le sue conquiste tecniche e per la sua vantata indipendenza morale da Dio. In realtà è una società vecchia e incapace di risorgere dall'abisso di depravazione in cui è caduta e non le resta che un'unica possibilità di salvezza: rinascere figlia di Dio con la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, per essere liberata dalle spire del Serpe infernale che l'avvolgono, come l'Immacolata ci ha fatto vedere fin dal 1830, nell'apparizione della Medaglia Miracolosa.
Chi fiduciosamente si affida a Lei sarà salvo. La vera devozione a Maria, così perfettamente vissuta da San Giuseppe, ci vuole precisamente guidare all'infanzia spirituale suggerita da Gesù al vecchio Giudeo, ed essa sarà la caratteristica dell'era dello Spirito Santo. I cristiani più illuminati ed attenti ai "segni dei tempi" (cf Mt 16, 4) l'hanno compreso e già si sono messi da tempo su questo luminoso e sicuro cammino.
O San Giuseppe, primo e vero devoto di Maria, insegnaci a seguirti sulla via facile, sicura e immacolata di Maria!

31 - "I SEGNI DEI TEMPI"
"Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole" (Mt 16, 3; Ap 12, 1).

"Mentre ci avviciniamo alla tappa del terzo millennio dopo Cristo, noi desideriamo, o Maria, che tu risplenda sull'orizzonte dell'avvento dei nostri tempi" (Giovanni Paolo II). Tempo di attesa, il nostro. Tempo, quindi di preparazione. Attesa di Chi?
Il mondo, se noi vogliamo guardarlo con gli occhi della fede, e cioè con gli occhi di Dio, ha una sola, grande attesa: quella di Cristo. Attesa della sua venuta come Salvatore, per quanti l'hanno preceduto; attesa della sua venuta come Giudice glorioso, per tutti quelli che lo seguono.
Il nostro tempo è fortemente contrassegnato dalla attesa di Cristo, come lo era, l'abbiamo visto, il tempo che immediatamente precedette la sua venuta a Betlemme.
I Santi hanno parlato di una venuta straordinaria di Cristo, che dicono intermedia, fra la sua venuta come Redentore e la sua venuta come Giudice.
Si tratta della sua venuta nello spirito: nell'era quindi dello Spirito Santo e di Maria (cf Trattato, n. 217).
Come sarà questa venuta? quali i segni precursori? Ascoltiamo il Montfort: "Se l'amabile mio Gesù, circondato di gloria, verrà una seconda volta su questa terra, come è certo, per regnarvi, non sceglierà altra strada per questo suo viaggio che la divina Maria, per mezzo della quale venne così sicuramente la prima volta. La differenza che vi sarà tra la prima e la seconda venuta, consisterà in questo: mentre la prima fu segreta e nascosta, la seconda sarà gloriosa e tutta splendore; però perfette ambedue per mezzo di Maria. Ohimè! Ecco un mistero che non si comprende!" (Trattato, n. 158).
Il Santo ci fa anche conoscere "i segni" che contraddistingueranno l'era dello spirito: una profonda devozione alla Madre celeste e un'azione potente dello Spirito Santo nelle anime.
Parla inoltre della condizione necessaria perchè quest'era abbia la sua piena attuazione, e cioè la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria: "Quel tempo non arriverà, se non quando sarà conosciuta e praticata la devozione che insegno" (Trattato, n. 217).
Possiamo logicamente pensare che quest'era di Maria non è ormai lontana. Chi conosce le sue grandi Apparizioni, sa come esse hanno programmato e accompagnato fedelmente lo sviluppo eccezionale della devozione mariana, a noi richiesta insistentemente dal Magistero della Chiesa: programmazione che aveva lo scopo ben preciso di farci vivere la Consacrazione di tutti e di ciascuno al Cuore Immacolato di Maria.
Duemila anni di cristianesimo avrebbero dovuto prepararci seriamente a questo dono straordinario che il Padre vuole farci del Figlio suo nella potenza dello Spirito per mezzo della Consacrazione a Maria: infatti, essa, come insegna chiaramente il Montfort, consiste "nel rendere spiritualmente l'anima dipendente dalla Vergine e da Gesù Cristo, per mezzo di Lei" (Segreto, n. 44).
"Lo Spirito Santo, continua il Santo, trovando la sua cara e indissolubile Sposa come riprodotta nelle anime (per mezzo della Consacrazione), vi sopravverrà abbondantemente e le ricolmerà dei suoi doni, in particolare del dono della Sapienza (Gesù Cristo)". (Trattato, n. 217).
Si potrebbe obbiettare: "Altro che era dello spirito, la nostra!... Viviamo in pieno materialismo!".
Se noi guardiamo alla storia dell'uomo, come la Bibbia ce la fa conoscere, vediamo che sempre Dio ha fatto compiere all'umanità da Lui creata i suoi passaggi qualitativi, per mezzo di un ristretto numero di persone: "un resto", ben purificato da grandi tribolazioni e sostenuto dalla sua grazia.
Non agirà diversamente anche questa volta. E non vi è dubbio che "il resto" l'ha ancora preparato Lui, mediante la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria: le anime, cioè, viventi la Divina Madre, preparate perciò a ricevere, nella unione filiale a Lei, l'azione potente dello Spirito Santo, per la formazione di Cristo in se stesse.
Il modo per prepararci alla grande venuta di Cristo nello spirito è quindi chiaro: vivere la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Di qui tutta l'importanza che deve assumere nella vita cristiana la devozione a San Giuseppe, Modello dei consacrati alla divina Sposa dello Spirito Santo. Necessita quindi che Egli venga presentato in questa luce, affinché la "vera devozione a Maria" sia meglio compresa e più perfettamente vissuta.
Come la presenza di San Giuseppe è stata necessaria per la prima venuta di Cristo, al quale si addiceva una famiglia, così è ancora per la seconda, quella nello spirito, per la vita della Chiesa che è la grande Famiglia dei figli di Dio. Spetta all'era dello Spirito mettere in luce la vera grandezza di San Giuseppe, la quale, come quella della sua Sposa, è tutta interiore.
Avremo, quindi, anche la sua "vera" devozione, sulla quale poggerà la protezione di cui l'umanità e la Chiesa di Cristo avranno sempre più bisogno, via via che si avvicinerà la grande lotta finale, tra Cristo e l'Anticristo, predetta dal Vangelo (cf Mt 24, 4-14).
Nella misura in cui crescerà la consapevolezza della nostra grande vocazione a figli di Dio, per la partecipazione al piano d'amore, nel quale siamo stati inclusi prima ancora della creazione del mondo (cf Ef 1, 3-5); e conseguentemente vivremo la nostra filiazione con una amorosa Consacrazione a Maria, a imitazione di San Giuseppe, noi potremo anche esperimentare tutta l'efficacia della sua potentissima intercessione presso Dio: "Il quale, avendo dato il proprio Figlio a tutti noi, ci donerà pure ogni cosa insieme con Lui" (cf Rm 8, 32).
O San Giuseppe, manifesta la tua potente intercessione per la Chiesa di Cristo, la quale ti riconosce e ti venera come perfetto modello della devozione alla sua Divina Madre!