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- Trattato su San Giuseppe: 31 riflessioni, una per ogni giorno del mese di Marzo.
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21 - "GESÚ STAVA LORO SOTTOMESSO"
"E cresceva in sapienza, età e grazia, davanti a Dio e agli uomini" (Lc 2, 51-52).

L'episodio del Tempio mette in risalto un insegnamento profondo della vita di Cristo: la sua totale dipendenza da Dio Padre, nel compimento della missione affidatagli, e la sua obbedienza a Chi ne faceva le veci sulla terra: Maria e Giuseppe.
Il primo posto, nella vita di ogni uomo, spetta a Dio, e nessuno ha il diritto di usurparglielo: "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le tue forze" (Dt 5, 6). È questo il primo dei Comandamenti che stabiliscono i doveri verso Dio.
Al primo posto dei doveri verso il nostro prossimo, sta il quarto Comandamento: "Onora tuo padre e tua madre, come il Signore tuo Dio ti ha comandato" (Dt 5, 16).
Alla luce di questi due Comandamenti, così perfettamente armonizzati nella vita di Cristo, risulta chiaramente che peccano contro la Legge divina quei genitori i quali si oppongono alla scelta della vocazione divina dei figli, e cioè alla chiamata che viene fatta loro da Dio per realizzare con essi il progetto per il quale li ha creati.
È Dio che crea l'anima dell'uomo, la parte migliore di noi, che ci rende responsabili del nostro eterno destino. Genitori ed educatori hanno il compito, non di sostituirsi a Dio, ma di esserne i collaboratori coscienziosi e fedeli, per il raggiungimento del fine assegnato a ciascun uomo dal Creatore.
Così pure, sempre nella luce dell'esempio datoci da Gesù, sbagliano quei figli i quali rifiutano obbedienza ai genitori in tutto ciò che è conforme alla volontà divina.
Col suo esempio, Gesù ci insegna che non vi è contrasto tra l'obbedienza a Dio e alle creature: l'una e l'altra sono volute dal Creatore, e si armonizzano perfettamente, quando vi è la sincera ricerca della sua volontà che esclude ogni egoismo umano.
In questa bella disposizione d'amore a Dio Padre e alle Creature, il Vangelo ci dice che Gesù: "Cresceva in sapienza, età e grazia, davanti a Dio e agli uomini" (Lc 2, 52).
Fortunati e benedetti quei genitori che si adoperano per favorire nella vita dei loro figli una crescita così perfetta: cara a Dio e necessaria alla società umana!
Mandando il suo Figlio a vivere in una Famiglia umana, Dio ha voluto anche offrirci un modello di convivenza familiare, possibile a tutti quelli che rispettano l'ordine da Lui stabilito. Infatti, nella Sacra Famiglia regna l'ordine soprannaturale e morale, il rispetto cioè a Dio e agli uomini.
Dio ne è il Capo indiscusso e a Lui viene dato affetto, rispetto ed obbedienza. Giuseppe e Maria si amano santamente e perciò la loro prima preoccupazione non è il proprio bene stare, ma quello del coniuge. Il vero amore non conosce egoismo.
Essi non hanno che un pensiero: servire Dio con riconoscenza ed amore in quel Figlio che Egli si è degnato affidare Loro (cf Valtorta, Il Poema dell'Uomo-Dio, Vol. 1°, pag. 257).
Sappiamo che la vita terrena di San Giuseppe ha termine prima che Gesù dia inizio alla sua opera di Evangelizzatore.
La missione del Santo sulla terra è compiuta. Egli non avrà parte alle gioie della manifestazione pubblica del Figlio di Dio. Gesù con la sua dottrina celeste affascinerà le folle e con i suoi miracoli le farà accorrere da tutti i paesi della Palestina.
Queste terrene soddisfazioni a Giuseppe sono negate. Ricompense ben più grandi Dio riserva ai suoi servi fedeli: ha creato, per essi, un Paradiso eterno!
San Giuseppe ebbe la felice sorte di terminare la sua esistenza sulla terra assistito da Gesù e da Maria. Per questo suo privilegio, Egli è venerato come Patrono della Buona Morte.
Purtroppo a causa del peccato, la morte è un castigo e quanto mai doloroso! (cf Gen 3, 19). Eppure, come ci dicono i Santi, nella sua realtà non è che la chiave d'oro che ci apre la porta del Cielo.
Tutti abbiamo un modo sicuro per non temerla, ma anzi per amarla ed attenderla sereni: togliere via da noi il peccato che ci carica di paura nei confronti di Dio (cf Gen 3, 10); vivere come piace a Lui per esperimentare fin da questa vita la felicità che ci attende nella sua casa paterna. Ascoltiamo come il Libro di Dio (la Bibbia) ci parla della morte e della felicità preparata alle anime dei giusti: "Quanto sono amabili le tue dimore, o Signore! L'anima mia si consuma di desiderio verso la casa del Signore. Beati coloro che abitano la tua casa! Beato l'uomo che pone in Dio la sua forza: egli ha disposto nel suo cuore le ascensioni dalla valle di lacrime alla Patria del gaudio" (Salmo 83). "Felice l'uomo che teme il Signore e pone nei suoi comandamenti tutta la sua gioia. La sua giustizia è eterna, la sua potenza si alzerà fino alla gloria" (Salmo 111).
Alla fine della vita si raccoglie il frutto delle opere buone. Imitiamo San Giuseppe in vita per trovarlo Patrono amoroso nell'ora della morte.

22 - "PERCHÉ RICEVESSIMO L'ADOZIONE A FIGLI"
"A quanti l'hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio" (Gal 4, 5; Gv 1, 12).

Abbiamo fin qui guardato alla Figura eccelsa di San Giuseppe nel piano divino della nostra redenzione: nell'antico Testamento prima, in seguito nei misteri principali della vita familiare di Cristo, Figlio, di Dio. Le riflessioni che seguono vogliono aiutarci a vedere nel caro Santo il primo e vero devoto della Vergine SS.ma e invitarci a seguirne l'esempio.
"Quando venne la pienezza del tempo, scrive S. Paolo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, perchè ricevessimo l'adozione a figli" (Gal 4, 4.5). "La Pienezza del tempo". L'Incarnazione del Verbo e cioè del Figlio di Dio, segna l'altissimo vertice d'onore e di amore al quale il Creatore ha voluto elevare la creazione.
Consideriamo. Noi ci troviamo inseriti in un universo del quale la scienza ignora ancora la data di nascita e la cui estensione viene misurata a miliardi di anni luce, senza poterne raggiungere i confini...
Ebbene: questo universo, opera stupenda dell'onnipotenza divina, ha la sua espressione più perfetta in una "donna", compendio di tutte le meraviglie create: Maria, l'Immacolata Concezione, voluta da Dio, per unire in comunione di vita la creazione con il suo Creatore!
Dallo Spirito Santo e da Lei ha inizio la nuova generazione dei figli di Dio, "i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio (e da Lei, Sua divina Sposa) sono generati" (Gv 1, 13) e dei quali Cristo è il Primogenito (cf Rm 8, 29).
L'Incarnazione di Dio!
Punto d'arrivo dei miliardi di anni che l'hanno preceduta! Punto di partenza per la nuova generazione degli uomini nello Spirito, per essere con Cristo e gli Angeli del Cielo la gloria eterna della creazione al suo Creatore!
La condizione a tutti richiesta per aver parte a questa gloria è l'accetazione del Verbo, la 'Parola' di Dio, e cioè la fede in Lui, atteso da quanti l'hanno preceduto nel tempo; accolto da quanti lo seguono. Infatti, "piacque a Dio riconciliare a sé tutte le cose per mezzo di lui" (Col 1, 20). Con la sua Incarnazione, Cristo ha unito a Dio tutta la creazione, materiale e spirituale, della quale è sintesi stupenda la natura umana. Con la sua Passione, Egli l'ha redenta; con l'Ascensione al Cielo l'ha eternamente inserita nella gloria stessa di Dio.
Ammiriamo la grandiosità di questo piano eterno con il quale la SS.ma Trinità ha voluto elevare le creature alla sua vita di felicità senza fine (cf Ef 1, 3-12).
È il paradiso al quale siamo chiamati per i meriti di Cristo, il Figlio di Dio, venuto a nascere in una Famiglia umana, la prima famiglia cristiana, di cui San Giuseppe è il Capo Santo e Custode fedele.
Quanto l'umanità è a Lui debitrice per avere, con la sua fede grande e il suo amore generoso a Dio e agli uomini, accettato di mettersi al servizio del Redentore e della sua Madre divina, per il compimento del piano misericordioso di Dio!
La misura della nostra partecipazione alla felicità divina, preparata a noi nei Cieli, è data dal grado di amore e di servizio a Cristo Salvatore.
Se il più alto livello di questa felicità assegnata a ciascuno da Cristo Giudice è stato raggiunto dalla sua divina Madre, indubbiamente il primo posto, vicino a Lei, spetta al suo Sposo Santo, il quale, più che ogni altro ha condiviso con Lei l'amore e la dedizione al Figlio di Dio fatto Uomo. Da quasi duemila anni (!) Giuseppe e Maria godono questa felicità nel Cielo. E quanto durerà ancora? Cristo ci ha detto che non avrà mai fine! (cf Mt 25, 46).
Crediamo fermamente a queste verità di una portata enorme, insegnate a noi da Dio! Non accontentiamoci di ripeterle teoricamente e tanto meno di prenderle alla leggera, come purtroppo tanti fanno! dovremmo amaramente pentircene, ma troppo tardi!
Impariamo da San Giuseppe l'amore e il servizio totale a Cristo, per inserirci nel piano di Dio "con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" (Dt 5, 6). Questo Egli ha fatto per la sua fede e il suo amore alla Vergine, riconosciuta ed accolta come vera Madre di Dio (cf Mt 1, 20-25).
Ne avremo, come Lui, il beneplacido divino, l'adozione a figli e il premio ad essi riservato: "Se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria" (Rm 8, 17).
Non si può amare ciò che non si conosce: studiamo con amore la Bibbia, il Libro di Dio, per capire quanto Egli ci ama e per servirlo con la fede gioiosa di San Giuseppe.

23 - "AVEVANO UN CUOR SOLO ED UN'ANIMA SOLA"
"Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola" (At 4, 32; Gv 17-21).

Dalla Bibbia, il Libro sacro della Parola di Dio, sappiamo come avvenne la creazione dell'universo che ci circonda. Con semplici atti della sua volontà Dio diede vita a tutte le creature materiali: "Disse e furono fatte" (cf Gen 1, 1-25).
Quando invece si trattò di creare l'uomo, noi vediamo l'intera Famiglia divina, la Trinità SS.ma, assumere un atteggiamento solenne, come per farne rilevare la portata immensa: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza" (Gen 1, 26).
Compiacentemente la Bibbia ritorna sulla deliberazione di Dio, come se le tre Persone divine volessero gustarne insieme tutta la gioia profonda: "E Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò": facendo loro dono, come a tutti i viventi, della propria fecondità: "Siate fecondi e moltiplicatevi" (cf Gen 1, 26-28).
Ad una grande Anima, Marie des Vallées, vissuta nel 1600, Dio mostrò in una visione le anime nell'istante della loro creazione: quando cioè, splendenti di luce, nella loro più pura bellezza, lasciano le sue mani creatrici, per essere infuse nei corpi umani: "Ora, non mi meraviglio più, esclamò essa piena di stupore, che Dio sia disceso dal Cielo per salvare una creatura così bella!".
Quanto il peccato ha avvilito la nostra nobiltà d'origine e l'amore della famiglia umana creato santo da Dio!
È per riportarlo alla sua santità che il Verbo, il Figlio di Dio, ha voluto nascere e crescere in una famiglia sulla terra. Senza dubbio, Egli poteva (era Dio!) crearsi un corpo già adulto e perfetto. Ha preferito invece nascere, come ogni uomo, in seno ad una famiglia, perchè fosse modello a tutte le famiglie umane.
La famiglia, nell'ordine naturale, è l'immagine plastica, luminosa della Famiglia divina, la quale è formata da tre Persone, uguali e distinte: il Padre che genera nel seno del suo Amore, (lo Spirito Santo), l'unico suo Figlio: "irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza" (Eb 1, 3).
Le tre Persone divine, nella loro ineffabile comunione, sono l'esemplare originario e perfetto di ogni famiglia creata: nell'ordine vegetale, animale e umano, partecipi in grado diverso della perfezione comunionale di Dio.
Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo formano un'unica natura o sostanza divina e sono Uno per l'Altro, Uno con l'Altro, Uno nell'Altro. È questa la loro perfezione comunitaria, modello di ogni comunità creata.
La Sacra Famiglia ne è la più alta imitazione. Le tre Persone che la compongono: Giuseppe, Maria e Gesù, sono a imitazione delle Persone della Famiglia celeste, una per l'altra: col dono pieno d'amore di ciascuno all'altro; sono una con l'altra: amano cioè la Famiglia e la casa, sopra ogni altro bene terreno, edificandosi vicendevolmente nella pratica delle virtù cristiane; sono una nell'altra, poichè ciascuna fa propri, nell'amore, la volontà, i desideri, le gioie e le pene dell'altra.
Santa e ineffabile comunione della Sacra Famiglia! Esempio luminoso di convivenza ad ogni famiglia e ad ogni comunità umana che vuole essere degna della sua origine divina e della missione affidatale da Dio sulla terra.
Essa viene così celebrata nella Liturgia: O Famiglia di Nazareth, - immagine vivente - della Chiesa di Dio! Santa e dolce dimora - dove Gesù Fanciullo - nascose la sua gloria! Giuseppe addestra all'umile - arte del falegname - il Figlio dell'Altissimo. Accanto a Lui Maria - fa lieta la sua casa - di una limpida gioia. La mano del Signore - li guida e li protegge - nei giorni della prova. O Famiglia di Nazareth, - esperta nel soffrire, - dona al mondo la pace.
Quale la ragione profonda di questa comunione perfetta? Il rispetto sincero della Legge di Dio! Dimenticare questo è sconvolgere ogni convivenza umana. Chi intende costruirla, deve saper incominciare di lì!
La Sacra Famiglia gode di questa comunione vivificante, perchè modellata sulla Famiglia trinitaria di Dio, la Quale è composta di tre Persone, ma è definita dalla Terza, e cioè dallo Spirito Santo che ne è l'amore (cf 1 Gv 4, S).
San Giuseppe vi fa le veci di Dio Padre; e Gesù, pur nella sua infinita grandezza di Figlio di Dio, non disdegna di chiamarlo padre e di obbedirgli; Maria, l'immagine più bella dell'Amore increato, è il dolce vincolo di grazia fra la santità infinita del Figlio (da cui attinge con materna pienezza) e lo Sposo, al quale la comunica con larghezza di Mediatrice divina, per amoroso e doveroso compenso all'amore di sacrificio che ne riceve.
Non manchi in nessuna delle nostre famiglie l'immagine benedetta della Sacra Famiglia: richiamo costante all'alta missione affidata da Dio; presenza confortante di esempio e di aiuto nelle quotidiane difficoltà, banco di prova di ogni amore sincero e profondo.
La laboriosità serena e costante di San Giuseppe sia esempio ed espressione per ogni padre a vivere nella sua famiglia con l'amore e, per ogni famiglia, a vivere unita al padre da cui riceve amore e sacrificio.
O San Giuseppe, fa' che ogni famiglia cristiana imiti l'unione e l'amore della Sacra Famiglia!

24 - "IO SONO LA VITE, VOI I TRALCI"
"Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto" (Gv 15, 5).

Cristo è Dio. In Lui abita tutta la pienezza della Divinità. La sua Umanità è il grande fiume attraverso il quale scorrono le acque vivificanti della vita divina (cf Ap 22, 1). Nella unione d'amore a Cristo sta dunque tutta la santità della Chiesa e di ogni anima.
La prima Creatura umana unita a Lui con totale perfezione d'amore, e ad un titolo che a nessun altro compete, è Maria, la sua divina Madre.
Gesù l'ha data a noi sul Calvario, al termine della sua vita di Redentore (cf Gv 19, 27), compiuto quel battesimo di sangue per il quale poteva finalmente darci il fuoco divino (l'amore) che Egli era venuto a portare sulla terra (cf Le 12, 49-50). Il significato evidente di quella proclamazione era questo: Gesù consegnava il suo dono d'amore alla Madre, perchè maternamente lo potesse comunicare a noi.
Nel Sacrificio eucaristico, noi diciamo tutti i giorni queste parole: "Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a Te, Dio Padre onnipotente, nell'unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli".
La dossologia finale della Messa riassume efficacemente tutto il piano divino della creazione e della redenzione e fissa in modo preciso e sicuro il cammino della nostra vita spirituale. Meditiamola brevemente.
PER CRISTO: ci dice che tutto il divino fluisce da Lui alla sua Chiesa, a ciascuna delle nostre anime.
CON CRISTO: è invito all'unione, frutto dell'imitazione delle sue virtù.
IN CRISTO: non dice solo più unione, ma fusione, identificazione con il nostro Salvatore divino: unità nell'amore.
Una sola Creatura ha pienamente vissuto in tutto il corso della sua vita queste relazioni vitali e profonde con Cristo: Maria SS.ma, la sua divina Madre. Ella è stata totalmente dipendente dalla sua azione di grazia; perfettamente unita a Lui in tutti i suoi misteri; fusa a Lui con il suo amore materno che la faceva vivere più in Gesù che in se stessa.
Se l'apostolo Paolo ha potuto dire: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Gal 2, 20), tanto egli si sentiva assorbito dall'amore del Maestro: che dobbiamo dire della Piena di Grazia?...
S. Paolo è un fulgido esempio di amore a Cristo: Maria ne è la Madre! Suo stampo materno e divino.
Ella ci è stata lasciata per Madre affinchè desse a tutti i redenti la forma perfetta dei figli di Dio, modellata in Lei da Gesù, il Primogenito della grande famiglia umana: "Chi si getta in questa Forma divina, insegna il Montfort, è ben presto formato e modellato in Gesù Cristo, e Gesù Cristo in lui" (Trattato, n. 219).
Il santo ci dice ancora che per gettarsi in questa Forma: "Occorre fare tutte le proprie azioni PER Maria, CON Maria, e IN Maria, al fine di farle più perfettamente: PER Cristo, CON Cristo, e IN Cristo" (Trattato, n. 257).
Non è difficile vedervi il programma di vita mariana attuato da San Giuseppe, il quale, indiscutibilmente, fu il primo e vero devoto di Maria.
Infatti, tutta la sua devozione a Gesù aveva per fondamento l'unione che Egli aveva con Maria, sua Sposa d'anima; unione che procurò a Lui, prima e più che ad ogni altro, i doni di Grazia portati dal Salvatore.
San Giuseppe era tanto illuminato ed umile da capire che il primo posto vicino a Cristo spettava alla sua Madre Santa. Come poteva Egli stringersi una sola volta tra le braccia il Salvatore, senza sentire in cuor suo una riconoscenza infinita a Colei che gli aveva procurato tanto Bene?
Il Santo capiva pure che il suo desiderio di identificarsi con Gesù nell'amore, aveva il suo perfetto esemplare in Maria: da Lei quindi volle imparare a servire il Redentore con amore perfetto, e a seguirlo con fede sicura in tutte le sue vicende, liete e tristi, come ci insegnano i Misteri Gaudiosi del Santo Rosario.
Il suo vivere PER Cristo, CON Cristo, e IN Cristo era per Lui un dono ambitissimo che gli veniva interamente dalla sua Sposa, la quale aveva avuto il privilegio di essergli Madre. E questo umile riconoscimento rendeva gioioso a San Giuseppe il prodigarsi per ogni suo materno desiderio! S. Luigi Maria di Montfort insegna che "l'essenziale della vera devozione a Maria SS.ma consiste nel rendere l'anima interiormente dipendente (vera schiava d'amore) dalla Vergine e da Gesù per mezzo di Lei" (Segreto, n. 44).
San Giuseppe lo realizzò appieno.
La volontà del Padre programmò la vita di Gesù e quindi della sua divina Madre che dovette seguirlo in tutti i suoi passi. Conseguentemente San Giuseppe trovò tutta la sua grande santità nell'accogliere ogni desiderio dell'Immacolata, come volontà divina per meglio servire e vivere Cristo.
Tutto il programma della vera devozione sta appunto in una perfetta Consacrazione a Maria, per amore di Gesù. San Giuseppe, aiutaci ad imitare il tuo amore per la Madre Gesù!

25 - "LO SPIRITO E LA SPOSA DICONO: "VIENI!"
"Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita" (Ap 22, 17).

Gesù rivolse un giorno questa domanda ai suoi apostoli: "Voi chi dite che io sia?" (Mt 16, 15).
Anche noi ci siamo già fatta questa domanda di estrema importanza per ogni uomo e la cui risposta ci riempe l'anima di infinito stupore e il cuore di gioia e riconoscenza senza fine: Cristo è il Figlio di Dio che ha voluto venire a vivere con noi sulla terra, facendosi per questo generare da una donna, Maria, l'Immacolata Concezione!
E che cosa è venuto a portarci dal Cielo? Ce l'ha detto Lui stesso: "Io sono venuto perchè gli uomini abbiano la vita e l'abbiano in abboddanza" (Gv 10, 10).
Non poteva portarci di più: ci ha portato se stesso, la sua vita! E con essa ogni bene (cf Rm 8, 32).
La Bibbia, come si è visto più sopra, paragona l'Umanità santa di Cristo ad un grande fiume, attraverso il quale scorrono le acque vivificanti della grazia.
Per questo, Gesù ci dice: "Chi ha sete, venga a me e beva: fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal seno di chi crede in me" (Gv 7, 37-38).
In un altro passo Egli ancora afferma: "Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e noi verremo a Lui e prenderemo dimora presso di Lui" (Gv 14, 21.23). Condizione quindi necessaria per attingere l'acqua vivificante che sgorga da Cristo è credere in Lui e amarlo.
Ce lo conferma San Paolo nella lettera agli abitanti di Efeso: "Cristo abiti per fede nei vostri cuori e così, radicati nella carità, possiate comprendere con tutti i santi l'amore di Cristo ed essere ricolmi di tutta la pienezza di Dio" (cf Ef 3, 17-19).
Ma è possibile a noi, peccatori come siamo, avere per Cristo una fede così viva, un amore così puro che ci permettano di unirci spiritualmente a Lui, nostra Fonte divina e berne l'acqua purissima della Grazia?
"No, ci dice S. Luigi di Montfort: la purezza del nostro amore non è abbastanza grande perchè noi osiamo unirci direttamente a Gesù Cristo da noi stessi". Per venire a noi Egli ha scelto la via immacolata di Maria e vuole che anche noi andiamo a Lui per la medesima via. E questo, non per porre delle distanze, fra Lui e noi, ma per facilitarci il cammino e farci giungere a Lui, nostra meta divina, più speditamente e più perfettamente. (cf Trattato n. 85.75).
Chi conosce il Trattato della Vera Devozione a Maria, sa che l'Autore pone alla base di tutta la sua dottrina mariana questa verità: non è possibile amare Cristo, senza la mediazione PER MEZZO della sua Santa Madre. E ce ne dà la spiegazione.
Dopo il peccato originale, Dio non ha più dato la sua vita divina agli uomini direttamente, come aveva fatto nel Paradiso terrestre, ed era stato un vero fallimento (cf Gen 1, 26; 3, 7). L'ha data invece alla SS.ma Vergine perchè fosse Lei a viverla per prima e potesse così maternamente comunicarla a noi.
Basta ricordare il Vangelo di S. Luca, 1, 35: lo Spirito Santo discende su Maria, la unisce alla fecondità divina del Padre e Lei genera a noi il Salvatore.
Quanto è avvenuto nell'Incarnazione, continua il Montfort, avviene ogni giorno nella comunicazione della grazia (cf Trattato, n. 22).
Infatti, la Divina Madre è ora in Cielo con Cristo ed è da Lui inseparabile; lo vive con tutto il suo essere nella gloria, come l'ha vissuto sulla terra nella natura e nella grazia (cf n. 63): perciò, quando Cristo viene spiritualmente a noi nel Battesimo, viene anche Lei, come Madre nostra (cf Gv 19,27) per generarlo e farlo crescere divinamente in ciascuno dei redenti, i quali divengono così figli di Dio perchè hanno in sè Cristo e figli di Maria, perchè è Lei che lo genera misticamente in loro (cf Trattato, n. 30).
Importa quindi riconoscere la sua presenza materna nella nostra anima e affidarci filialmente a Maria con la consacrazione, perchè Ella possa compiere in noi la sua opera materna.
Il nostro cammino in Cristo dipende interamente dalla nostra unione filiale alla Madre della Divina Grazia e va di pari passo con questa unione: è l'ineffabile verità che il Montfort ci insegna a vivere!
Il primo che ebbe la fortuna immensa di conoscere e di sperimentare questa verità così importante per il cristianesimo, è stato San Giuseppe, per il suo privilegio di entrare nel mistero di Cristo in forza della sua unione spirituale con la Madre del Salvatore: "Non temere, gli disse l'Angelo, di prendere con te Maria, tua Sposa, perchè quel che è generato in Lei,viene dallo Sprinto Santo. Ella partorirà un Figlio e tu lo chiamerai Gesù" (Mt 1, 20-21).
Subito dopo che a Maria, la Madre, (cf Le 1,31) la gioia di pronunciare questo nome, GESÚ, nel quale unicamente è la nostra salvezza (cf At 4,12), è stata concessa a San Giuseppe, con l'onore dell'autorità paterna, conferitagli da Dio: 'tu' lo chiamerai Gesù! Insieme all'impegno di mettere tutta la sua vita a servizio dell'opera del Redentore.
Pensiamo quale nuovo slancio d'amore ricevette da quel momento la vita di San Giuseppe per il Salvatore! Come quel nome 'Gesù', ripetuto più con il cuore che con le labbra, riempiva di gioia santa la sua esistenza e gli dava verso la sua vergine Sposa una riconoscenza, un desiderio di dedizione totale, per amore del Redentore!
San Giuseppe si colloca per questo all'inizio della vera devozione a Maria, divina Madre di Cristo, e ne resta il Modello ideale per tutti i tempi: amare l'Immacolata, con amore verginale, puro, svuotato di ogni egoismo, interamente rivolto, come quello della Sposa, al possesso di Cristo!
L'era di Maria, predetta dai Santi è giunta: guardiamo a San Giuseppe per viverla con pienezza di dedizione e di amore.


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