21
- "GESÚ STAVA LORO SOTTOMESSO"
"E cresceva in sapienza, età e grazia, davanti a
Dio e agli uomini" (Lc 2, 51-52).
L'episodio
del Tempio mette in risalto un insegnamento profondo della
vita di Cristo: la sua totale dipendenza da Dio Padre, nel
compimento della missione affidatagli, e la sua obbedienza a
Chi ne faceva le veci sulla terra: Maria e Giuseppe.
Il primo posto, nella vita di ogni uomo, spetta a Dio, e
nessuno ha il diritto di usurparglielo: "Ascolta, Israele:
il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno
solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con
tutta l'anima e con tutte le tue forze" (Dt 5, 6). È
questo il primo dei Comandamenti che stabiliscono i doveri
verso Dio.
Al primo posto dei doveri verso il nostro prossimo, sta il
quarto Comandamento: "Onora tuo padre e tua madre, come il
Signore tuo Dio ti ha comandato" (Dt 5, 16).
Alla luce di questi due Comandamenti, così
perfettamente armonizzati nella vita di Cristo, risulta
chiaramente che peccano contro la Legge divina quei genitori
i quali si oppongono alla scelta della vocazione divina dei
figli, e cioè alla chiamata che viene fatta loro da
Dio per realizzare con essi il progetto per il quale li ha
creati.
È Dio che crea l'anima dell'uomo, la parte migliore
di noi, che ci rende responsabili del nostro eterno destino.
Genitori ed educatori hanno il compito, non di sostituirsi a
Dio, ma di esserne i collaboratori coscienziosi e fedeli,
per il raggiungimento del fine assegnato a ciascun uomo dal
Creatore.
Così pure, sempre nella luce dell'esempio datoci da
Gesù, sbagliano quei figli i quali rifiutano
obbedienza ai genitori in tutto ciò che è
conforme alla volontà divina.
Col suo esempio, Gesù ci insegna che non vi è
contrasto tra l'obbedienza a Dio e alle creature: l'una e
l'altra sono volute dal Creatore, e si armonizzano
perfettamente, quando vi è la sincera ricerca della
sua volontà che esclude ogni egoismo umano.
In questa bella disposizione d'amore a Dio Padre e alle
Creature, il Vangelo ci dice che Gesù: "Cresceva in
sapienza, età e grazia, davanti a Dio e agli uomini"
(Lc 2, 52).
Fortunati e benedetti quei genitori che si adoperano per
favorire nella vita dei loro figli una crescita così
perfetta: cara a Dio e necessaria alla società
umana!
Mandando il suo Figlio a vivere in una Famiglia umana, Dio
ha voluto anche offrirci un modello di convivenza familiare,
possibile a tutti quelli che rispettano l'ordine da Lui
stabilito. Infatti, nella Sacra Famiglia regna l'ordine
soprannaturale e morale, il rispetto cioè a Dio e
agli uomini.
Dio ne è il Capo indiscusso e a Lui viene dato
affetto, rispetto ed obbedienza. Giuseppe e Maria si amano
santamente e perciò la loro prima preoccupazione non
è il proprio bene stare, ma quello del coniuge. Il
vero amore non conosce egoismo.
Essi non hanno che un pensiero: servire Dio con riconoscenza
ed amore in quel Figlio che Egli si è degnato
affidare Loro (cf Valtorta, Il Poema dell'Uomo-Dio, Vol.
1°, pag. 257).
Sappiamo che la vita terrena di San Giuseppe ha termine
prima che Gesù dia inizio alla sua opera di
Evangelizzatore.
La missione del Santo sulla terra è compiuta. Egli
non avrà parte alle gioie della manifestazione
pubblica del Figlio di Dio. Gesù con la sua dottrina
celeste affascinerà le folle e con i suoi miracoli le
farà accorrere da tutti i paesi della Palestina.
Queste terrene soddisfazioni a Giuseppe sono negate.
Ricompense ben più grandi Dio riserva ai suoi servi
fedeli: ha creato, per essi, un Paradiso eterno!
San Giuseppe ebbe la felice sorte di terminare la sua
esistenza sulla terra assistito da Gesù e da Maria.
Per questo suo privilegio, Egli è venerato come
Patrono della Buona Morte.
Purtroppo a causa del peccato, la morte è un castigo
e quanto mai doloroso! (cf Gen 3, 19). Eppure, come ci
dicono i Santi, nella sua realtà non è che la
chiave d'oro che ci apre la porta del Cielo.
Tutti abbiamo un modo sicuro per non temerla, ma anzi per
amarla ed attenderla sereni: togliere via da noi il peccato
che ci carica di paura nei confronti di Dio (cf Gen 3, 10);
vivere come piace a Lui per esperimentare fin da questa vita
la felicità che ci attende nella sua casa paterna.
Ascoltiamo come il Libro di Dio (la Bibbia) ci parla della
morte e della felicità preparata alle anime dei
giusti: "Quanto sono amabili le tue dimore, o Signore!
L'anima mia si consuma di desiderio verso la casa del
Signore. Beati coloro che abitano la tua casa! Beato l'uomo
che pone in Dio la sua forza: egli ha disposto nel suo cuore
le ascensioni dalla valle di lacrime alla Patria del gaudio"
(Salmo 83). "Felice l'uomo che teme il Signore e pone nei
suoi comandamenti tutta la sua gioia. La sua giustizia
è eterna, la sua potenza si alzerà fino alla
gloria" (Salmo 111).
Alla fine della vita si raccoglie il frutto delle opere
buone. Imitiamo San Giuseppe in vita per trovarlo Patrono
amoroso nell'ora della morte.
22
- "PERCHÉ RICEVESSIMO L'ADOZIONE A
FIGLI"
"A quanti l'hanno accolto, ha dato il potere di
diventare figli di Dio" (Gal 4, 5; Gv 1,
12).
Abbiamo
fin qui guardato alla Figura eccelsa di San Giuseppe nel
piano divino della nostra redenzione: nell'antico Testamento
prima, in seguito nei misteri principali della vita
familiare di Cristo, Figlio, di Dio. Le riflessioni che
seguono vogliono aiutarci a vedere nel caro Santo il primo e
vero devoto della Vergine SS.ma e invitarci a seguirne
l'esempio.
"Quando venne la pienezza del tempo, scrive S. Paolo, Dio
mandò il suo Figlio, nato da donna, perchè
ricevessimo l'adozione a figli" (Gal 4, 4.5). "La Pienezza
del tempo". L'Incarnazione del Verbo e cioè del
Figlio di Dio, segna l'altissimo vertice d'onore e di amore
al quale il Creatore ha voluto elevare la creazione.
Consideriamo. Noi ci troviamo inseriti in un universo del
quale la scienza ignora ancora la data di nascita e la cui
estensione viene misurata a miliardi di anni luce, senza
poterne raggiungere i confini...
Ebbene: questo universo, opera stupenda dell'onnipotenza
divina, ha la sua espressione più perfetta in una
"donna", compendio di tutte le meraviglie create: Maria,
l'Immacolata Concezione, voluta da Dio, per unire in
comunione di vita la creazione con il suo Creatore!
Dallo Spirito Santo e da Lei ha inizio la nuova generazione
dei figli di Dio, "i quali non da sangue, né da
volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio (e
da Lei, Sua divina Sposa) sono generati" (Gv 1, 13) e dei
quali Cristo è il Primogenito (cf Rm 8, 29).
L'Incarnazione di Dio!
Punto d'arrivo dei miliardi di anni che l'hanno preceduta!
Punto di partenza per la nuova generazione degli uomini
nello Spirito, per essere con Cristo e gli Angeli del Cielo
la gloria eterna della creazione al suo Creatore!
La condizione a tutti richiesta per aver parte a questa
gloria è l'accetazione del Verbo, la 'Parola' di Dio,
e cioè la fede in Lui, atteso da quanti l'hanno
preceduto nel tempo; accolto da quanti lo seguono. Infatti,
"piacque a Dio riconciliare a sé tutte le cose per
mezzo di lui" (Col 1, 20). Con la sua Incarnazione, Cristo
ha unito a Dio tutta la creazione, materiale e spirituale,
della quale è sintesi stupenda la natura umana. Con
la sua Passione, Egli l'ha redenta; con l'Ascensione al
Cielo l'ha eternamente inserita nella gloria stessa di
Dio.
Ammiriamo la grandiosità di questo piano eterno con
il quale la SS.ma Trinità ha voluto elevare le
creature alla sua vita di felicità senza fine (cf Ef
1, 3-12).
È il paradiso al quale siamo chiamati per i meriti di
Cristo, il Figlio di Dio, venuto a nascere in una Famiglia
umana, la prima famiglia cristiana, di cui San Giuseppe
è il Capo Santo e Custode fedele.
Quanto l'umanità è a Lui debitrice per avere,
con la sua fede grande e il suo amore generoso a Dio e agli
uomini, accettato di mettersi al servizio del Redentore e
della sua Madre divina, per il compimento del piano
misericordioso di Dio!
La misura della nostra partecipazione alla felicità
divina, preparata a noi nei Cieli, è data dal grado
di amore e di servizio a Cristo Salvatore.
Se il più alto livello di questa felicità
assegnata a ciascuno da Cristo Giudice è stato
raggiunto dalla sua divina Madre, indubbiamente il primo
posto, vicino a Lei, spetta al suo Sposo Santo, il quale,
più che ogni altro ha condiviso con Lei l'amore e la
dedizione al Figlio di Dio fatto Uomo. Da quasi duemila anni
(!) Giuseppe e Maria godono questa felicità nel
Cielo. E quanto durerà ancora? Cristo ci ha detto che
non avrà mai fine! (cf Mt 25, 46).
Crediamo fermamente a queste verità di una portata
enorme, insegnate a noi da Dio! Non accontentiamoci di
ripeterle teoricamente e tanto meno di prenderle alla
leggera, come purtroppo tanti fanno! dovremmo amaramente
pentircene, ma troppo tardi!
Impariamo da San Giuseppe l'amore e il servizio totale a
Cristo, per inserirci nel piano di Dio "con tutto il cuore,
con tutta l'anima e con tutte le forze" (Dt 5, 6). Questo
Egli ha fatto per la sua fede e il suo amore alla Vergine,
riconosciuta ed accolta come vera Madre di Dio (cf Mt 1,
20-25).
Ne avremo, come Lui, il beneplacido divino, l'adozione a
figli e il premio ad essi riservato: "Se siamo figli, siamo
anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente
partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla
sua gloria" (Rm 8, 17).
Non si può amare ciò che non si conosce:
studiamo con amore la Bibbia, il Libro di Dio, per capire
quanto Egli ci ama e per servirlo con la fede gioiosa di San
Giuseppe.
23
- "AVEVANO UN CUOR SOLO ED UN'ANIMA SOLA"
"Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi
in noi una cosa sola" (At 4, 32; Gv
17-21).
Dalla
Bibbia, il Libro sacro della Parola di Dio, sappiamo come
avvenne la creazione dell'universo che ci circonda. Con
semplici atti della sua volontà Dio diede vita a
tutte le creature materiali: "Disse e furono fatte" (cf Gen
1, 1-25).
Quando invece si trattò di creare l'uomo, noi vediamo
l'intera Famiglia divina, la Trinità SS.ma, assumere
un atteggiamento solenne, come per farne rilevare la portata
immensa: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza"
(Gen 1, 26).
Compiacentemente la Bibbia ritorna sulla deliberazione di
Dio, come se le tre Persone divine volessero gustarne
insieme tutta la gioia profonda: "E Dio creò l'uomo a
sua immagine e somiglianza, a immagine di Dio lo
creò; maschio e femmina li creò": facendo loro
dono, come a tutti i viventi, della propria
fecondità: "Siate fecondi e moltiplicatevi" (cf Gen
1, 26-28).
Ad una grande Anima, Marie des Vallées, vissuta nel
1600, Dio mostrò in una visione le anime nell'istante
della loro creazione: quando cioè, splendenti di
luce, nella loro più pura bellezza, lasciano le sue
mani creatrici, per essere infuse nei corpi umani: "Ora, non
mi meraviglio più, esclamò essa piena di
stupore, che Dio sia disceso dal Cielo per salvare una
creatura così bella!".
Quanto il peccato ha avvilito la nostra nobiltà
d'origine e l'amore della famiglia umana creato santo da
Dio!
È per riportarlo alla sua santità che il
Verbo, il Figlio di Dio, ha voluto nascere e crescere in una
famiglia sulla terra. Senza dubbio, Egli poteva (era Dio!)
crearsi un corpo già adulto e perfetto. Ha preferito
invece nascere, come ogni uomo, in seno ad una famiglia,
perchè fosse modello a tutte le famiglie umane.
La famiglia, nell'ordine naturale, è l'immagine
plastica, luminosa della Famiglia divina, la quale è
formata da tre Persone, uguali e distinte: il Padre che
genera nel seno del suo Amore, (lo Spirito Santo), l'unico
suo Figlio: "irradiazione della sua gloria e impronta della
sua sostanza" (Eb 1, 3).
Le tre Persone divine, nella loro ineffabile comunione, sono
l'esemplare originario e perfetto di ogni famiglia creata:
nell'ordine vegetale, animale e umano, partecipi in grado
diverso della perfezione comunionale di Dio.
Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo formano un'unica
natura o sostanza divina e sono Uno per l'Altro, Uno con
l'Altro, Uno nell'Altro. È questa la loro perfezione
comunitaria, modello di ogni comunità creata.
La Sacra Famiglia ne è la più alta imitazione.
Le tre Persone che la compongono: Giuseppe, Maria e
Gesù, sono a imitazione delle Persone della Famiglia
celeste, una per l'altra: col dono pieno d'amore di ciascuno
all'altro; sono una con l'altra: amano cioè la
Famiglia e la casa, sopra ogni altro bene terreno,
edificandosi vicendevolmente nella pratica delle
virtù cristiane; sono una nell'altra, poichè
ciascuna fa propri, nell'amore, la volontà, i
desideri, le gioie e le pene dell'altra.
Santa e ineffabile comunione della Sacra Famiglia! Esempio
luminoso di convivenza ad ogni famiglia e ad ogni
comunità umana che vuole essere degna della sua
origine divina e della missione affidatale da Dio sulla
terra.
Essa viene così celebrata nella Liturgia: O Famiglia
di Nazareth, - immagine vivente - della Chiesa di Dio! Santa
e dolce dimora - dove Gesù Fanciullo - nascose la sua
gloria! Giuseppe addestra all'umile - arte del falegname -
il Figlio dell'Altissimo. Accanto a Lui Maria - fa lieta la
sua casa - di una limpida gioia. La mano del Signore - li
guida e li protegge - nei giorni della prova. O Famiglia di
Nazareth, - esperta nel soffrire, - dona al mondo la
pace.
Quale la ragione profonda di questa comunione perfetta? Il
rispetto sincero della Legge di Dio! Dimenticare questo
è sconvolgere ogni convivenza umana. Chi intende
costruirla, deve saper incominciare di lì!
La Sacra Famiglia gode di questa comunione vivificante,
perchè modellata sulla Famiglia trinitaria di Dio, la
Quale è composta di tre Persone, ma è definita
dalla Terza, e cioè dallo Spirito Santo che ne
è l'amore (cf 1 Gv 4, S).
San Giuseppe vi fa le veci di Dio Padre; e Gesù, pur
nella sua infinita grandezza di Figlio di Dio, non disdegna
di chiamarlo padre e di obbedirgli; Maria, l'immagine
più bella dell'Amore increato, è il dolce
vincolo di grazia fra la santità infinita del Figlio
(da cui attinge con materna pienezza) e lo Sposo, al quale
la comunica con larghezza di Mediatrice divina, per amoroso
e doveroso compenso all'amore di sacrificio che ne
riceve.
Non manchi in nessuna delle nostre famiglie l'immagine
benedetta della Sacra Famiglia: richiamo costante all'alta
missione affidata da Dio; presenza confortante di esempio e
di aiuto nelle quotidiane difficoltà, banco di prova
di ogni amore sincero e profondo.
La laboriosità serena e costante di San Giuseppe sia
esempio ed espressione per ogni padre a vivere nella sua
famiglia con l'amore e, per ogni famiglia, a vivere unita al
padre da cui riceve amore e sacrificio.
O San Giuseppe, fa' che ogni famiglia cristiana imiti
l'unione e l'amore della Sacra Famiglia!
24
- "IO SONO LA VITE, VOI I TRALCI"
"Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto" (Gv 15,
5).
Cristo
è Dio. In Lui abita tutta la pienezza della
Divinità. La sua Umanità è il grande
fiume attraverso il quale scorrono le acque vivificanti
della vita divina (cf Ap 22, 1). Nella unione d'amore a
Cristo sta dunque tutta la santità della Chiesa e di
ogni anima.
La prima Creatura umana unita a Lui con totale perfezione
d'amore, e ad un titolo che a nessun altro compete, è
Maria, la sua divina Madre.
Gesù l'ha data a noi sul Calvario, al termine della
sua vita di Redentore (cf Gv 19, 27), compiuto quel
battesimo di sangue per il quale poteva finalmente darci il
fuoco divino (l'amore) che Egli era venuto a portare sulla
terra (cf Le 12, 49-50). Il significato evidente di quella
proclamazione era questo: Gesù consegnava il suo dono
d'amore alla Madre, perchè maternamente lo potesse
comunicare a noi.
Nel Sacrificio eucaristico, noi diciamo tutti i giorni
queste parole: "Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a Te,
Dio Padre onnipotente, nell'unità dello Spirito
Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei
secoli".
La dossologia finale della Messa riassume efficacemente
tutto il piano divino della creazione e della redenzione e
fissa in modo preciso e sicuro il cammino della nostra vita
spirituale. Meditiamola brevemente.
PER CRISTO: ci dice che tutto il divino fluisce da Lui alla
sua Chiesa, a ciascuna delle nostre anime.
CON CRISTO: è invito all'unione, frutto
dell'imitazione delle sue virtù.
IN CRISTO: non dice solo più unione, ma fusione,
identificazione con il nostro Salvatore divino: unità
nell'amore.
Una sola Creatura ha pienamente vissuto in tutto il corso
della sua vita queste relazioni vitali e profonde con
Cristo: Maria SS.ma, la sua divina Madre. Ella è
stata totalmente dipendente dalla sua azione di grazia;
perfettamente unita a Lui in tutti i suoi misteri; fusa a
Lui con il suo amore materno che la faceva vivere più
in Gesù che in se stessa.
Se l'apostolo Paolo ha potuto dire: "Non sono più io
che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Gal 2, 20),
tanto egli si sentiva assorbito dall'amore del Maestro: che
dobbiamo dire della Piena di Grazia?...
S. Paolo è un fulgido esempio di amore a Cristo:
Maria ne è la Madre! Suo stampo materno e divino.
Ella ci è stata lasciata per Madre affinchè
desse a tutti i redenti la forma perfetta dei figli di Dio,
modellata in Lei da Gesù, il Primogenito della grande
famiglia umana: "Chi si getta in questa Forma divina,
insegna il Montfort, è ben presto formato e modellato
in Gesù Cristo, e Gesù Cristo in lui"
(Trattato, n. 219).
Il santo ci dice ancora che per gettarsi in questa Forma:
"Occorre fare tutte le proprie azioni PER Maria, CON Maria,
e IN Maria, al fine di farle più perfettamente: PER
Cristo, CON Cristo, e IN Cristo" (Trattato, n. 257).
Non è difficile vedervi il programma di vita mariana
attuato da San Giuseppe, il quale, indiscutibilmente, fu il
primo e vero devoto di Maria.
Infatti, tutta la sua devozione a Gesù aveva per
fondamento l'unione che Egli aveva con Maria, sua Sposa
d'anima; unione che procurò a Lui, prima e più
che ad ogni altro, i doni di Grazia portati dal
Salvatore.
San Giuseppe era tanto illuminato ed umile da capire che il
primo posto vicino a Cristo spettava alla sua Madre Santa.
Come poteva Egli stringersi una sola volta tra le braccia il
Salvatore, senza sentire in cuor suo una riconoscenza
infinita a Colei che gli aveva procurato tanto Bene?
Il Santo capiva pure che il suo desiderio di identificarsi
con Gesù nell'amore, aveva il suo perfetto esemplare
in Maria: da Lei quindi volle imparare a servire il
Redentore con amore perfetto, e a seguirlo con fede sicura
in tutte le sue vicende, liete e tristi, come ci insegnano i
Misteri Gaudiosi del Santo Rosario.
Il suo vivere PER Cristo, CON Cristo, e IN Cristo era per
Lui un dono ambitissimo che gli veniva interamente dalla sua
Sposa, la quale aveva avuto il privilegio di essergli Madre.
E questo umile riconoscimento rendeva gioioso a San Giuseppe
il prodigarsi per ogni suo materno desiderio! S. Luigi Maria
di Montfort insegna che "l'essenziale della vera devozione a
Maria SS.ma consiste nel rendere l'anima interiormente
dipendente (vera schiava d'amore) dalla Vergine e da
Gesù per mezzo di Lei" (Segreto, n. 44).
San Giuseppe lo realizzò appieno.
La volontà del Padre programmò la vita di
Gesù e quindi della sua divina Madre che dovette
seguirlo in tutti i suoi passi. Conseguentemente San
Giuseppe trovò tutta la sua grande santità
nell'accogliere ogni desiderio dell'Immacolata, come
volontà divina per meglio servire e vivere
Cristo.
Tutto il programma della vera devozione sta appunto in una
perfetta Consacrazione a Maria, per amore di Gesù.
San Giuseppe, aiutaci ad imitare il tuo amore per la Madre
Gesù!
25
- "LO SPIRITO E LA SPOSA DICONO: "VIENI!"
"Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente
l'acqua della vita" (Ap 22, 17).
Gesù
rivolse un giorno questa domanda ai suoi apostoli: "Voi chi
dite che io sia?" (Mt 16, 15).
Anche noi ci siamo già fatta questa domanda di
estrema importanza per ogni uomo e la cui risposta ci riempe
l'anima di infinito stupore e il cuore di gioia e
riconoscenza senza fine: Cristo è il Figlio di Dio
che ha voluto venire a vivere con noi sulla terra, facendosi
per questo generare da una donna, Maria, l'Immacolata
Concezione!
E che cosa è venuto a portarci dal Cielo? Ce l'ha
detto Lui stesso: "Io sono venuto perchè gli uomini
abbiano la vita e l'abbiano in abboddanza" (Gv 10, 10).
Non poteva portarci di più: ci ha portato se stesso,
la sua vita! E con essa ogni bene (cf Rm 8, 32).
La Bibbia, come si è visto più sopra, paragona
l'Umanità santa di Cristo ad un grande fiume,
attraverso il quale scorrono le acque vivificanti della
grazia.
Per questo, Gesù ci dice: "Chi ha sete, venga a me e
beva: fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal seno di chi crede
in me" (Gv 7, 37-38).
In un altro passo Egli ancora afferma: "Chi mi ama
sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e
noi verremo a Lui e prenderemo dimora presso di Lui" (Gv 14,
21.23). Condizione quindi necessaria per attingere l'acqua
vivificante che sgorga da Cristo è credere in Lui e
amarlo.
Ce lo conferma San Paolo nella lettera agli abitanti di
Efeso: "Cristo abiti per fede nei vostri cuori e
così, radicati nella carità, possiate
comprendere con tutti i santi l'amore di Cristo ed essere
ricolmi di tutta la pienezza di Dio" (cf Ef 3, 17-19).
Ma è possibile a noi, peccatori come siamo, avere per
Cristo una fede così viva, un amore così puro
che ci permettano di unirci spiritualmente a Lui, nostra
Fonte divina e berne l'acqua purissima della Grazia?
"No, ci dice S. Luigi di Montfort: la purezza del nostro
amore non è abbastanza grande perchè noi
osiamo unirci direttamente a Gesù Cristo da noi
stessi". Per venire a noi Egli ha scelto la via immacolata
di Maria e vuole che anche noi andiamo a Lui per la medesima
via. E questo, non per porre delle distanze, fra Lui e noi,
ma per facilitarci il cammino e farci giungere a Lui, nostra
meta divina, più speditamente e più
perfettamente. (cf Trattato n. 85.75).
Chi conosce il Trattato della Vera Devozione a Maria, sa che
l'Autore pone alla base di tutta la sua dottrina mariana
questa verità: non è possibile amare Cristo,
senza la mediazione PER MEZZO della sua Santa Madre. E ce ne
dà la spiegazione.
Dopo il peccato originale, Dio non ha più dato la sua
vita divina agli uomini direttamente, come aveva fatto nel
Paradiso terrestre, ed era stato un vero fallimento (cf Gen
1, 26; 3, 7). L'ha data invece alla SS.ma Vergine
perchè fosse Lei a viverla per prima e potesse
così maternamente comunicarla a noi.
Basta ricordare il Vangelo di S. Luca, 1, 35: lo Spirito
Santo discende su Maria, la unisce alla fecondità
divina del Padre e Lei genera a noi il Salvatore.
Quanto è avvenuto nell'Incarnazione, continua il
Montfort, avviene ogni giorno nella comunicazione della
grazia (cf Trattato, n. 22).
Infatti, la Divina Madre è ora in Cielo con Cristo ed
è da Lui inseparabile; lo vive con tutto il suo
essere nella gloria, come l'ha vissuto sulla terra nella
natura e nella grazia (cf n. 63): perciò, quando
Cristo viene spiritualmente a noi nel Battesimo, viene anche
Lei, come Madre nostra (cf Gv 19,27) per generarlo e farlo
crescere divinamente in ciascuno dei redenti, i quali
divengono così figli di Dio perchè hanno in
sè Cristo e figli di Maria, perchè è
Lei che lo genera misticamente in loro (cf Trattato, n.
30).
Importa quindi riconoscere la sua presenza materna nella
nostra anima e affidarci filialmente a Maria con la
consacrazione, perchè Ella possa compiere in noi la
sua opera materna.
Il nostro cammino in Cristo dipende interamente dalla nostra
unione filiale alla Madre della Divina Grazia e va di pari
passo con questa unione: è l'ineffabile verità
che il Montfort ci insegna a vivere!
Il primo che ebbe la fortuna immensa di conoscere e di
sperimentare questa verità così importante per
il cristianesimo, è stato San Giuseppe, per il suo
privilegio di entrare nel mistero di Cristo in forza della
sua unione spirituale con la Madre del Salvatore: "Non
temere, gli disse l'Angelo, di prendere con te Maria, tua
Sposa, perchè quel che è generato in Lei,viene
dallo Sprinto Santo. Ella partorirà un Figlio e tu lo
chiamerai Gesù" (Mt 1, 20-21).
Subito dopo che a Maria, la Madre, (cf Le 1,31) la gioia di
pronunciare questo nome, GESÚ, nel quale unicamente
è la nostra salvezza (cf At 4,12), è stata
concessa a San Giuseppe, con l'onore dell'autorità
paterna, conferitagli da Dio: 'tu' lo chiamerai Gesù!
Insieme all'impegno di mettere tutta la sua vita a servizio
dell'opera del Redentore.
Pensiamo quale nuovo slancio d'amore ricevette da quel
momento la vita di San Giuseppe per il Salvatore! Come quel
nome 'Gesù', ripetuto più con il cuore che con
le labbra, riempiva di gioia santa la sua esistenza e gli
dava verso la sua vergine Sposa una riconoscenza, un
desiderio di dedizione totale, per amore del Redentore!
San Giuseppe si colloca per questo all'inizio della vera
devozione a Maria, divina Madre di Cristo, e ne resta il
Modello ideale per tutti i tempi: amare l'Immacolata, con
amore verginale, puro, svuotato di ogni egoismo, interamente
rivolto, come quello della Sposa, al possesso di Cristo!
L'era di Maria, predetta dai Santi è giunta:
guardiamo a San Giuseppe per viverla con pienezza di
dedizione e di amore.
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