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- Trattato su San Giuseppe: 31 riflessioni, una per ogni giorno del mese di Marzo.
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16 - "TU LO CHIAMERAI GESÚ"
"Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'Angelo del Signore e prese con sé la sua Sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un Figlio, che egli chiamò Gesù" (Mt 1, 24-25).

Ogni Santo ha la sua "ora" di prova da Dio. (cf Tb 12, 13). L'ebbero i Patriarchi; l'ebbe Gesù (cf Gv 12, 27) e l'ebbe la Vergine SS.ma.
Non poteva quindi mancare a Giuseppe, chiamato ad avere nella vita del Salvatore una presenza tanto importante e prestigiosa!
La prova di Dio ha sempre per oggetto una sua proposta, alla quale la creatura è invitata ad aderire. Quindi una prova di fede: l'accettazione cioè della sua 'Parola', un fidarsi di Lui, che le circostanze possono elevare ad altezze di vero eroismo!
Noi abbiamo ammirato la fede di Abramo, il padre dei credenti, il quale seppe dire di sì a Dio, anche quando gli chiese di immolargli il suo unico figlio Isacco.
Nel Vangelo, Elisabetta proclama beata la Vergine che aveva saputo credere alla sconcertante proposta divina di essere la Madre del Salvatore (cf Lc 1, 45).
Divinamente illuminata sul significato delle profezie, Maria sapeva a quali sofferenze sarebbe andato incontro il Messia per redimere l'umanità peccatrice: Egli era l'Agnello condotto al macello... e tolto di mezzo con oppressione e ingiusta sentenza... (Is 53, 4).
Gesù sarebbe stato il suo Isacco: il Figlio che Lei doveva crescere per offrirlo all'immolazione, senza speranza di riscatto, perchè alle figure antiche subentrava ora la realtà!
Per affrettarne la venuta, la Vergine aveva offerto a Dio tutta se stessa; all'Annunciazione, fidandosi di Lui che mai abbandona la sua creatura fedele, aveva detto il suo 'sì' incondizionato e pieno di amore.
E il dolore non aveva tardato a presentarsi a Lei, giovane Sposa, in tutta la sua tremenda crudezza.
Dio le chiede dapprima di non rivelare allo Sposo il mistero dell'Incarnazione... Quale gioia sarebbe stata per Lei potergli dire: "Il Salvatore per il quale abbiamo offerto insieme la nostra vita, è già sulla terra! È lo stesso Figlio di Dio!... E il Dio di Israele l'ha affidato a noi!...".
Ma le vie facili non sono quelle di Dio... Alla gloria del Redentore partecipa solo chi può bere il suo calice... (cf Mt 20,22).
Dio aveva voluto riservare a Sé stesso la rivelazione dell'Incarnazione del Figlio suo al giusto Giuseppe: anche per mettere alla prova il suo grande Servo ed averne la risposta di una fedeltà assoluta, proporzionata alla missione cui l'aveva elevato: Sposo della Madre di Dio e Custode del Figlio suo divino, con il titolo di Padre!
Obbediente e pienamente abbandonata alla volontà divina, Maria tace e prepara nella preghiera e nel dolore la grazia più insigne per l'ora della prova allo Sposo che ama: la totale adesione di fede a Dio.
Dice il Vangelo: "Giuseppe che era giusto (cioè perfetto osservante della Legge), non volendo ripudiare pubblicamente la sua Sposa (il che avrebbe comportato per Lei la lapidazione - cf Dt 22, 20, ss.), poiché ne conosceva la santità, decise di licenziarla in segreto" (Mt 1, 18-21).
Quale peso di sofferenza in queste poche frasi!... Tanto dolore aveva però la sua motivazione profonda... Con la sua Incarnazione, il Figlio di Dio si trasferiva dalla Famiglia divina in una famiglia umana; ed Egli voleva anzitutto santificare questa istituzione divina profanata dal peccato nel suo stesso nascere (cf Gen 3, 1-19). Perciò con il suo dolore, unito a quello della sua Madre Immacolata, e del suo Sposo Santo, intendeva purificarla dal peccato d'origine e dalle sue funeste conseguenze: egoismi, tradimenti, odii, divisioni...
Poco si riflette a quanto la santità della famiglia è costata a Cristo, venuto a redimerci, e a quanti hanno in tutti i tempi accettato di completare nella loro vita quello che manca ai suoi patimenti, a favore della Chiesa (cf Col 1, 24): primi fra tutti i suoi due più generosi Collaboratori, la Madre e Giuseppe!
Il Vangelo ci dice che Giuseppe obbedì prontamente alla parola dell'Angelo e prese con sè la divina Madre (Mt 1,24).
È questo il suo grande 'sì' alla Parola di Dio Incarnata; il superamento eroico della prova della sua santità altissima!
E come l'adesione di Maria alla volontà divina (il suo 'sì') ebbe da parte del Padre il dono della più alta partecipazione possibile a creatura nei confronti del Figlio (esserne la Madre!): così l'adesione di San Giuseppe ebbe come premio l'alto affidamento del Verbo Incarnato nella Vergine, alle sue cure paterne!
In Maria e Giuseppe la Chiesa e l'umanità intera hanno i loro Modelli sublimi di adesione alla volontà di Dio, unico criterio di santità. Seguiamone l'esempio per sperimentare anche noi a quali altezze vengono elevati quanti fanno della volontà di Dio il loro unico, grande amore.
La nostra devozione a Maria deve imitare quella di San Giuseppe: venerarla ed amarla con tutto noi stessi per avere da Lei il suo dono più grande: Gesù!

17 - "I PASTORI TROVARONO MARIA E GIUSEPPE E IL BAMBINO GESU’"
"Che giaceva nella mangiatoia, come l'angelo aveva detto" (cf Lc 2, 16).

È la nascita sulla terra del nostro Dio. La sua nascita umana. Come Dio, Egli ha una nascita divina, eterna nel seno del Padre (cf Gv 1, 18). Come uomo, Egli nasce nel tempo, nasce a Betlemme, umile villaggio della Palestina. Ascoltiamo il racconto del suo Natale, fattoci dall'evangelista S. Luca.
"In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra; e tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della discendenza di Davide, dalla città di Nazareth e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua Sposa, che era incinta.
Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perchè non c'era posto per loro all'albergo" (Lc 2, 1-2).
Abbiamo meditato l'Incarnazione del Figlio di Dio nella Vergine, per opera dello Spirito Santo. Consideriamo, ora, la sua Nascita a Betlemme.
Che essa avvenga qui potrebbe sembrare un semplice gioco di circostanze determinate dagli uomini i quali si credono i padroni della storia... In realtà, se essi si agitano, è sempre Dio che li conduce.
Infatti, settecento anni prima, a nome suo, il profeta Michea aveva predetto che il Salvatore sarebbe appunto nato lì, perchè patria del suo antenato Davide: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele" (Mi 5, 1).
Maria conosce la profezia e gioisce per il compimento della volontà di Dio, che in 'tutto' programma sovranamente la sua vita, insieme a quella del Redentore; ed Ella aiuta San Giuseppe a percorrere con amore questa via oscura della fede. Così la Vergine fa con ogni anima che a imitazione del suo Sposo, consacra la sua vita a Lei per amore di Gesù.
Ascoltiamo un grande maestro che ci parla del Santo Natale, il Cardinale de Berulle: "Il Figlio (di Maria) è un bambino; ma è Dio: la Vergine è Madre di un bambino, ma è la Madre di un Dio, Madre del Creatore, Madre del Salvatore del mondo. Maria è Madre Vergine e Gesù nasce da Lei in virtù della potenza divina che Egli comunica alla sua Madre per darlo alla luce come un Dio.
"Se Dio deve nascere, deve nascere così, divinamente, come divinamente è stato concepito, senza minimamente offuscare la verginità di Colei che è Madre e insieme Vergine".
"Gesù è la luce dell'universo; e la luce viene dal sole con una emanazione così viva, dolce, sovrana che in un attimo scende dolcemente dal cielo sulla terra, senza deteriorare i corpi trasparenti, attraverso i quali arriva a noi: arricchendoli, anzi, del suo splendore".
Seguendo l'insegnamento della Chiesa Cattolica, la sola autorizzata da Cristo ad insegnare la verità divina (cf Mt 28, 19-20), si evidenzia l'ignoranza grossolana di chi vuole attribuire alla Vergine e a San Giuseppe dei figli, quali: Giacomo, Joses (Giuseppe), Giuda, Simone... (cf Mc 6, 3). Essi non sono loro figli, ma solo nipoti! Infatti sono figli di Alfeo (o Cléofa), fratello di San Giuseppe, e di un'altra Maria, detta appunto Maria di Cléofa!
Ne è prova il Vangelo si S. Giovanni (19, 25) che parla di lei, Maria di Cléofa, e la chiama 'sorella' (cognata) della Vergine, presente sul Calvario: la madre degli apostoli Giacomo e Giuda e degli altri fratelli sopra menzionati...
La cosa è molto semplice a spiegarsi: la lingua ebraica è poverissima di vocaboli che esprimono i vari gradi di parentela; quindi non avendo il termine 'cugino', 'cognato', 'nipote', (cf Gen 13, 8) usa per tutti il termine 'fratello'.
Chi ha rispetto alla parola di Dio, non la travisa con tanta leggerezza!
La Nascita a Betlemme del Figlio di Dio, lontano dalla casa di Nazareth, comporta penosi disagi per la Sacra Famiglia, costretta dalla povertà a rifugiarsi in una grotta di animali. Siamo nel tempo più rigido della stagione invernale...
Ma Gesù è il Salvatore... Egli è venuto dal Cielo per scontare i peccati degli uomini e, fra questi, vi è l'insaziabile avidità della ricchezza, causa di tanti delitti, vera idolatria che rende impossibile l'amore a Dio.
Fin dal suo primo apparire sulla terra, Gesù dona esempio di divino distacco dalle comodità a quanti lo vogliono imitare per amore dei beni celesti, infiniti ed eterni (cf Mt 6,19).
San Giuseppe e la divina Madre, che con il loro 'sì' hanno gioiosamente accolto il Salvatore, condividono pure tutte le situazioni dolorose, con le quali Egli ci libera dal peccato e ci indica divinamente la via del Cielo.
San Giuseppe ha saputo attingere esempio ed amore dalla Vergine per seguire Gesù. Imitiamolo. In ogni situazione, guardiamo anche noi al suo amore materno e vi troveremo la nostra guida migliore.

18 - "PORTARONO IL BAMBINO GESÚ A GERUSALEMME"
"Per offrirlo al Signore come è scritto nella Legge" (Lc 2, 22-23).

Ogni figlio primogenito del popolo ebreo era sacro al Signore e doveva essere offerto a lui nel Tempio. Questa prescrizione divina voleva ricordare agli Israeliti la loro liberazione dalla schiavitù d'Egitto e preparare l'offerta del Salvatore, 'sacro' su tutti a Dio.
Fin dal primo momento dell'Incarnazione, Cristo aveva fatto l'offerta di Sé al Padre, dicendogli: "Tu non hai gradito né olocausti, né sacrifici per il peccato. Allora io ho detto: Ecco, io vengo, per fare, o Dio, la tua volontà" (Eb 10, 5-7).
Subito dopo la Nascita di Gesù, la prima premura della Vergine fu di offrire sulle sue braccia materne il Figlio al Padre; all'offerta troviamo unito San Giuseppe, per rinnovare con Maria il dono generoso della sua vita, come già avevano fatto insieme il giorno del loro sposalizio.
L'evangelista S.Luca ci dice che alla presentazione di Gesù al Tempio è presente, per divina ispirazione, il Santo vecchio Simeone il quale riconosce nel Bambino il Salvatore mandato da Dio e ne profetizza l'avvenire doloroso: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele; segno di contraddizione. E anche a te - dice alla Madre - una spada trafiggerà l'anima" (cf Lc 2, 25-35).
La profezia non tarda ad avverarsi. La persecuzione si scatena, infatti, improvvisa e violenta con Erode: il re che lo cerca a morte, perchè teme che il Bambino gli usurpi il trono. Essa continuerà più tardi (quando Gesù si farà conoscere per Figlio di Dio), e culminerà sul Calvario ad opera dei Capi dei Giudei, ai quali l'insegnamento di Cristo dà ai nervi, perchè contrario alle loro passioni.
Appena partiti i Magi che erano venuti dall'Oriente ad adorare il Salvatore, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il Bambino e sua Madre, fuggi in Egitto e resta là finchè non ti avvertirò, perchè Erode sta cercando il Bambino per ucciderlo" (Mt 2, 13).
Alla morte di Erode, è ancora l'angelo del Signore che in sogno parla a Giuseppe: "Alzati, prendi con te il Bambino e sua Madre e va' nel paese di Israele; perchè sono morti coloro che insidiavano la vita del Bambino".
Giuseppe alzatosi, prese con sè il Bambino e sua Madre e andò ad abitare a Nazareth, perchè si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: "Sarà chiamato Nazareno" (Mt 2,19-23).
Da Nazareth a Betlemme; da Betlemme all'Egitto; dall'Egitto ancora a Nazareth... Cinque-sei anni di peripezie dolorose, di traslochi e cambiamenti pieni di incognite... Con la difficoltà di dover rimettere su casa, ripartendo sempre da zero; riattrezzarsi per il lavoro, rifarsi i clienti fra gente sconosciuta e difficile... Lontano dalla patria e dalle persone care; in tempi economicamente molto difficili, nei quali si riteneva fortunato chi poteva avere di che sfamarsi... E, notiamo anche, con il compito di dover decentemente provvedere, niente di meno che a Dio, venuto sulla terra, e alla sua Madre Santissima!
Tutto questo senza nemmeno aspettarsi, ritornando in patria, di essere acclamato come un trionfatore, ma trattato, da chi non sapeva e non doveva sapere i motivi dell'assenza prolungata, come persona non capace a vivere, un povero fallito...
Oh, quanto soffrire! Non è forse vero che noi ci lamentiamo con Dio e ci ribelliamo per tanto di meno?... Queste le pene di San Giuseppe da noi più facili a capirsi. Un nulla però al confronto di quello che fu il suo martirio interiore che lo portò anzitempo alla tomba: il dolore cioè per il suo cuore paternamente amante Dio, di vedere il Salvatore venuto dal Cielo non accolto, ma perseguitato, con la certezza tremenda (profezia non mente!) di saperlo destinato ad una morte atroce!... (cf Is 53, 8).
Possiamo aggiungere anche questo. Il Vangelo ci dice che più tardi il Figlio Dio moltiplicherà i pani per chi ha fame, guarirà gli ammalati e risusciterà i morti. Non vi è dubbio che Egli avrebbe potuto compiere miracoli anche prima, a favore delle due Persone che più amava sulla terra. Niente di tutto questo. La Vergine e San Giuseppe non lo pretesero e neppure glielo chiesero, anche se avevano tanti titoli per poterlo ottenere...
L'amore vero non cerca ricompensa, perchè è premio e gioia a se stesso. Ammiriamo e cerchiamo di imitare. Domani è la festa di San Giuseppe. Un cordiale augurio a quanti portano questo bel nome. A tutti l'invito a celebrarla nella grazia del Signore con la S. Comunione. Un bel modo per dire grazie al grande Santo che con tanto amore ci ha custodito il Gesù dell'Eucarestia.

19 - I DUE "SI" CHE HANNO DATO DIO AGLI UOMINI (19 Marzo - festa annuale di San Giuseppe)
"Il Signore mi ha chiamato per nome e mi ha detto: mio servo tu sei, Israele" (cf Is 49, 1-3).

Con il ritorno dall'Egitto, ritroviamo la Sacra Famiglia a Nazareth, nella casa natale di Maria. Casa a Lei tanto cara, soprattutto dopo l'annuncio dell'Angelo.
Ella vi aveva detto il suo grande "SÌ", per la gioia di Dio e la salvezza dell'umanità, e il Figlio di Dio vi era disceso a prendere umana carne.
Al sì di Maria aveva fatto seguito, tre mesi dopo, il "SÌ" di Giuseppe a Dio, che lo invitava a prendere con sè la Vergine, ora Madre del Verbo incarnato.
Maria l'aveva accolto dal Cielo per essergli Madre; Giuseppe l'accoglie in Lei che da Dio l'aveva avuto, per custodirlo come padre.
Sono questi i due "SÌ più belli della Terra alla 'Parola' di Dio, discesa dal Cielo per dare a quanti l'accolgono il potere di diventare figli di Dio" (Gv 1, 12).
Quel loro sì iniziale, sostenuto dalla preghiera fiduciosa, li portò attraverso tutte le vicende dolorose e gioiose della vita, ad una santità eccelsa che ha fatto di Loro i due Astri più luminosi nel Cielo della Chiesa di Cristo, suo Sole divino.
Maria e Giuseppe sono i nostri due modelli di fedeltà a Gesù. Da loro dobbiamo imparare la fede nell'accogliere Cristo, 'Parola' di vita, e la necessaria fortezza per viverla con volontà d'amore.
Il loro sì a Dio fondato sulla fede e sull'amore, ha dato vita alla prima Famiglia cristiana: esempio e sostegno di tutte le famiglie che si propongono di vivere in modo degno di Dio. Non solo: quel sì è anche il più fulgido esempio di risposta ad ogni offerta del Figlio che Dio Padre, nella sua bontà infinita (cf Gv 3, 16), si degna presentare agli uomini, chiamandoli a servirlo!
Tutta la santità dell'uomo è fondata su un sì alla 'Parola' di Dio: un sì che viene pronunciato nel Battesimo e per il quale ciascuno di noi entra a far parte della Famiglia di Dio.
Che dire allora di quei genitori che rifiutano di battezzare i propri figli, col pretesto di rispettarne la libertà, nella quale potranno, da adulti, fare la loro scelta?
Pura ignoranza di quanto il Battesimo cristiano dona all'uomo, rendendolo "figlio e perciò erede di Dio insieme con Cristo" (cf Rm 8, 17).
Supponete infatti che ad un bambino venga offerta una grandissima eredità, per il possesso della quale si richiede il consenso dei genitori: ne trovereste uno solo che dice: "Aspetto che mio figlio sia in grado di giudicare da sè, se accettarla o meno? ...". Rifiuta il Battesimo solo chi ne ignora l'infinita ricchezza, certo non materiale, ma divina, eterna, a tutti necessaria per la loro salvezza!
Anche la famiglia cristiana è fondata sui due "SÌ" che gli sposi pronunciano all'Altare, davanti a Dio che rende sacro il loro amore e lo benedice.
Due sì che sostenuti dalla preghiera e dai sacramenti, introducono nel compimento di una missione voluta da Dio fin dalla creazione dell'uomo. (cf Gen 1, 27-2).
Sono due sì alla 'Parola' di Dio che ama incarnarsi in nuove creature, facendo della vita degli sposi cristiani un irradiamento del Verbo nell'opera della creazione, irradiamento che avrà il suo eterno splendore nel Cielo! Di quale gloria e felicità divina si privano (irrimediabilmente!) gli sposi non fedeli alla loro vocazione cristiana! Privano se stessi e (con quale diritto?) anche i figli che Dio voleva rendere come loro e con loro eternamente felici!
Sempre sul sì alla 'Parola' di Dio si fonda la vocazione privilegiata dei chiamati alla vita sacerdotale e religiosa; vocazione che imita più da vicino quella della Vergine e di San Giuseppe: stupendo "SÌ" alla 'Parola', che è Cristo, offerta dall'amore del Padre (cf Gv 4, 10) ai suoi figli più amati, per essere servita e vissuta con pienezza d'amore (cf Dt 6, 5).
È infatti nella misura della generosità con cui ogni uomo accoglie e dà vita in se stesso alla 'Parola' che egli diviene imitatore di Dio (cf Ef 5, 1-2): generando cioè quel medesimo Verbo che il Padre genera e del quale ci vuole fratelli, sorelle e madri (cf Mt 12, 50).
È questo il senso vero, divino della vita portataci da Cristo: vivere la Trinità Santissima: senso che Maria e Giuseppe hanno saputo cogliere e che li ha fatti grandi della grandezza di Dio, nel cielo e anche sulla terra!
Chi infatti come Loro gode da due mila anni l'ammirazione e l'amore degli uomini?...
Ci aiuterà a capire e a vivere questa verità la recita in famiglia del S. Rosario, il quale, in una sintesi semplice e luminosa, ci ricorda la discesa del Verbo di Dio sulla Terra; la gloria divina che Egli ci ha preparata nel Cielo. Ci offre l'esempio e l'aiuto della Vergine e di San Giuseppe per non scoraggiarci nelle quotidiane difficoltà al servizio di Cristo. È vero: Dio prova quelli che ama per purificare e accrescerne l'amore; ma è anche vero che Egli non li abbandona nella prova; li sostiene invece paternamente sulla via che conduce alla più grande delle mète: il Paradiso! É quanto ci mostra chiaramente la vita del nostro amato Patrono, San Giuseppe.
A imitazione di Maria e di San Giuseppe, siamo dei "SÌ" a Dio: dei sì illuminati e convinti, generosi. Ne avremo, come hanno avuto Loro, in dono Gesù, e con Lui ogni vero bene!

20 - "FIGLIO, PERCHÉ CI HAI FATTO COSI'?"
"Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" (Lc 2, 48, 49).

"Trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il Fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti: non avendolo trovato, tornarono in cerca di Lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava" (Lc 2,43-46).
A dodici anni, il giovane israelita, dopo aver sostenuto un serio esame sulla sua preparazione religiosa, diveniva maggiorenne, cioè figlio della Legge, con l'obbligo di osservarla.
Gesù è condotto a Gerusalemme per questa prova di maturità e non vi è dubbio che l'abbia superata brillantemente... Infatti dà subito saggio del suo sapere, disputando con i maestri di Israele che l'ascoltano pieni di meraviglia. Quello che più ci sorprende è che Egli abbia fatto questo all'insaputa della Madre e di San Giuseppe, mettendoli nell'angoscia: "Figlio, perchè ci hai fatto così?... Angosciati ti cercavamo!"...
La risposta chiarisce il suo comportamento: "Devo occuparmi delle cose del Padre mio".
L'iniziativa non era stata sua. Era venuta dal Padre! Abbiamo qui le prime preziose parole che il Vangelo ci fa conoscere del nostro Dio incarnato: una chiara e ferma affermazione della sua origine divina. Egli ha Dio per Padre.
La sua umanità Cristo l'ha ricevuta esclusivamente dalla Vergine, divenuta sua Madre per opera dello Spirito Santo, Dio Creatore.
Fino ai dodici anni Gesù ha compiuto la volontà del Padre espressa dai 10 Comandamenti dati da Dio agli uomini (cf Dt 5, 6-22): la Legge naturale.
Venuto dal Cielo per portare a compimento la Legge antica (cf Mt 5, 17), Egli concilia perfettamente nella sua Persona l'obbedienza a Dio e agli uomini, facendo anche rilevare che l'obbedienza a Dio ha la precedenza su quella dovuta agli uomini.
"Angosciati ti cercavamo!...".
Maria e Giuseppe, insieme con Elisabetta, - alla quale era stata rivelata dallo Spirito Santo, (cf Lc 1, 42-43) - , erano i soli a conoscere l'origine divina di Cristo. Pensiamo, quindi, che cosa significava per Loro l'averlo smarrito!... Soprattutto dopo la persecuzione scatenatagli da Erode, cosa non potevano Essi aspettarsi dagli uomini contro il loro Dio?!
Giuseppe che già ha vissuto la sua prima straziante passione nella prova dell'Incarnazione, ha ora la sua seconda più dolorosa ancora... Nella prima si trattava di perdere la Sposa; in questa nientemeno che il suo Dio!... Povero San Giuseppe!
La terza passione, l'ultima, quella del Calvario, sarà riservata in tutta la sua crudezza alla sua Sposa, come Simeone le aveva predetto. Giuseppe però non la ignora e, fin d'ora, ne condivide tutto il dolore: è martirio che come si è detto, lo porterà anzitempo alla morte, perchè possa pure condividere con il Martire divino e con la Regina dei martiri, la palma riservata a quanti offrono la vita per Dio, in unione al Redentore.
Quando anche noi ci troviamo nella sofferenza, ricordiamo e imitiamo i nostri grandi Modelli, Maria e Giuseppe, i quali mai si sono ribellati alla croce, ma hanno perseverato nel loro cammino di santificazione, fortificati dall'esempio di Cristo e dall'aiuto della preghiera.
Quanta misteriosa sofferenza in questa nostra breve esistenza terrena!
"Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio d'Israele, salvatore!" (Is 45, 15).
Mai tanto nascosto, come quando ci prova col dolore: "Figlio, perchè ci hai fatto così? ...".
Supereremo meglio i nostri momenti di prova, ricordando che Dio è amore e perciò è sempre l'amore che spiega ogni suo comportamento, ogni sua permissione nei nostri confronti.
Non accusiamo Dio, credendoci degli innocenti, ingiustamente colpiti... Chi più innocente di Maria e Giuseppe? Il paziente condanna forse la mano del chirurgo che lo affligge per risanarlo?
Con Dio, infinita sapienza e amore, ci conviene umiltà e fede. Per avere con Maria e Giuseppe la risposta ai nostri interrogativi angosciosi. Risposta che ci invita ad andare avanti nel cammino al seguito di Cristo, il quale ha creduto e ci insegna a credere in tutto all'amore del Padre. Amore che mai si smentisce.
Giuseppe e Maria hanno superato prima di noi e anche per noi le medesime dolorose prove della vita. Ricorriamo al loro aiuto nel nostro soffrire. Quando, dopo la tempesta, ritornerà il sereno, ci accorgeremo quanto cammino Dio ci ha fatto compiere nei giorni dell'angoscia sostenuta con fede: un vero passaggio all'età adulta nello spirito, alla quale si giunge solo con il patire cristianamente accettato.
"A Te, o Beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio...": incomincia così una bella preghiera a San Giuseppe che tutti dobbiamo conoscere.


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