16
- "TU LO CHIAMERAI GESÚ"
"Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva
ordinato l'Angelo del Signore e prese con sé la sua
Sposa, la quale, senza che egli la conoscesse,
partorì un Figlio, che egli chiamò
Gesù" (Mt 1, 24-25).
Ogni
Santo ha la sua "ora" di prova da Dio. (cf Tb 12, 13).
L'ebbero i Patriarchi; l'ebbe Gesù (cf Gv 12, 27) e
l'ebbe la Vergine SS.ma.
Non poteva quindi mancare a Giuseppe, chiamato ad avere
nella vita del Salvatore una presenza tanto importante e
prestigiosa!
La prova di Dio ha sempre per oggetto una sua proposta, alla
quale la creatura è invitata ad aderire. Quindi una
prova di fede: l'accettazione cioè della sua
'Parola', un fidarsi di Lui, che le circostanze possono
elevare ad altezze di vero eroismo!
Noi abbiamo ammirato la fede di Abramo, il padre dei
credenti, il quale seppe dire di sì a Dio, anche
quando gli chiese di immolargli il suo unico figlio
Isacco.
Nel Vangelo, Elisabetta proclama beata la Vergine che aveva
saputo credere alla sconcertante proposta divina di essere
la Madre del Salvatore (cf Lc 1, 45).
Divinamente illuminata sul significato delle profezie, Maria
sapeva a quali sofferenze sarebbe andato incontro il Messia
per redimere l'umanità peccatrice: Egli era l'Agnello
condotto al macello... e tolto di mezzo con oppressione e
ingiusta sentenza... (Is 53, 4).
Gesù sarebbe stato il suo Isacco: il Figlio che Lei
doveva crescere per offrirlo all'immolazione, senza speranza
di riscatto, perchè alle figure antiche subentrava
ora la realtà!
Per affrettarne la venuta, la Vergine aveva offerto a Dio
tutta se stessa; all'Annunciazione, fidandosi di Lui che mai
abbandona la sua creatura fedele, aveva detto il suo
'sì' incondizionato e pieno di amore.
E il dolore non aveva tardato a presentarsi a Lei, giovane
Sposa, in tutta la sua tremenda crudezza.
Dio le chiede dapprima di non rivelare allo Sposo il mistero
dell'Incarnazione... Quale gioia sarebbe stata per Lei
potergli dire: "Il Salvatore per il quale abbiamo offerto
insieme la nostra vita, è già sulla terra!
È lo stesso Figlio di Dio!... E il Dio di Israele
l'ha affidato a noi!...".
Ma le vie facili non sono quelle di Dio... Alla gloria del
Redentore partecipa solo chi può bere il suo
calice... (cf Mt 20,22).
Dio aveva voluto riservare a Sé stesso la rivelazione
dell'Incarnazione del Figlio suo al giusto Giuseppe: anche
per mettere alla prova il suo grande Servo ed averne la
risposta di una fedeltà assoluta, proporzionata alla
missione cui l'aveva elevato: Sposo della Madre di Dio e
Custode del Figlio suo divino, con il titolo di Padre!
Obbediente e pienamente abbandonata alla volontà
divina, Maria tace e prepara nella preghiera e nel dolore la
grazia più insigne per l'ora della prova allo Sposo
che ama: la totale adesione di fede a Dio.
Dice il Vangelo: "Giuseppe che era giusto (cioè
perfetto osservante della Legge), non volendo ripudiare
pubblicamente la sua Sposa (il che avrebbe comportato per
Lei la lapidazione - cf Dt 22, 20, ss.), poiché ne
conosceva la santità, decise di licenziarla in
segreto" (Mt 1, 18-21).
Quale peso di sofferenza in queste poche frasi!... Tanto
dolore aveva però la sua motivazione profonda... Con
la sua Incarnazione, il Figlio di Dio si trasferiva dalla
Famiglia divina in una famiglia umana; ed Egli voleva
anzitutto santificare questa istituzione divina profanata
dal peccato nel suo stesso nascere (cf Gen 3, 1-19).
Perciò con il suo dolore, unito a quello della sua
Madre Immacolata, e del suo Sposo Santo, intendeva
purificarla dal peccato d'origine e dalle sue funeste
conseguenze: egoismi, tradimenti, odii, divisioni...
Poco si riflette a quanto la santità della famiglia
è costata a Cristo, venuto a redimerci, e a quanti
hanno in tutti i tempi accettato di completare nella loro
vita quello che manca ai suoi patimenti, a favore della
Chiesa (cf Col 1, 24): primi fra tutti i suoi due più
generosi Collaboratori, la Madre e Giuseppe!
Il Vangelo ci dice che Giuseppe obbedì prontamente
alla parola dell'Angelo e prese con sè la divina
Madre (Mt 1,24).
È questo il suo grande 'sì' alla Parola di Dio
Incarnata; il superamento eroico della prova della sua
santità altissima!
E come l'adesione di Maria alla volontà divina (il
suo 'sì') ebbe da parte del Padre il dono della
più alta partecipazione possibile a creatura nei
confronti del Figlio (esserne la Madre!): così
l'adesione di San Giuseppe ebbe come premio l'alto
affidamento del Verbo Incarnato nella Vergine, alle sue cure
paterne!
In Maria e Giuseppe la Chiesa e l'umanità intera
hanno i loro Modelli sublimi di adesione alla volontà
di Dio, unico criterio di santità. Seguiamone
l'esempio per sperimentare anche noi a quali altezze vengono
elevati quanti fanno della volontà di Dio il loro
unico, grande amore.
La nostra devozione a Maria deve imitare quella di San
Giuseppe: venerarla ed amarla con tutto noi stessi per avere
da Lei il suo dono più grande:
Gesù!
17
- "I PASTORI TROVARONO MARIA E GIUSEPPE E IL BAMBINO GESU’"
"Che giaceva nella mangiatoia, come l'angelo aveva
detto" (cf Lc 2, 16).
È
la nascita sulla terra del nostro Dio. La sua nascita umana.
Come Dio, Egli ha una nascita divina, eterna nel seno del
Padre (cf Gv 1, 18). Come uomo, Egli nasce nel tempo, nasce
a Betlemme, umile villaggio della Palestina. Ascoltiamo il
racconto del suo Natale, fattoci dall'evangelista S.
Luca.
"In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò
che si facesse il censimento di tutta la terra; e tutti
andavano a farsi registrare, ciascuno nella sua
città. Anche Giuseppe, che era della discendenza di
Davide, dalla città di Nazareth e dalla Galilea
salì in Giudea alla città di Davide, chiamata
Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua Sposa,
che era incinta.
Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei
i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio
primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una
mangiatoia, perchè non c'era posto per loro
all'albergo" (Lc 2, 1-2).
Abbiamo meditato l'Incarnazione del Figlio di Dio nella
Vergine, per opera dello Spirito Santo. Consideriamo, ora,
la sua Nascita a Betlemme.
Che essa avvenga qui potrebbe sembrare un semplice gioco di
circostanze determinate dagli uomini i quali si credono i
padroni della storia... In realtà, se essi si
agitano, è sempre Dio che li conduce.
Infatti, settecento anni prima, a nome suo, il profeta
Michea aveva predetto che il Salvatore sarebbe appunto nato
lì, perchè patria del suo antenato Davide: "E
tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più
piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un
capo che pascerà il mio popolo, Israele" (Mi 5,
1).
Maria conosce la profezia e gioisce per il compimento della
volontà di Dio, che in 'tutto' programma sovranamente
la sua vita, insieme a quella del Redentore; ed Ella aiuta
San Giuseppe a percorrere con amore questa via oscura della
fede. Così la Vergine fa con ogni anima che a
imitazione del suo Sposo, consacra la sua vita a Lei per
amore di Gesù.
Ascoltiamo un grande maestro che ci parla del Santo Natale,
il Cardinale de Berulle: "Il Figlio (di Maria) è un
bambino; ma è Dio: la Vergine è Madre di un
bambino, ma è la Madre di un Dio, Madre del Creatore,
Madre del Salvatore del mondo. Maria è Madre Vergine
e Gesù nasce da Lei in virtù della potenza
divina che Egli comunica alla sua Madre per darlo alla luce
come un Dio.
"Se Dio deve nascere, deve nascere così, divinamente,
come divinamente è stato concepito, senza minimamente
offuscare la verginità di Colei che è Madre e
insieme Vergine".
"Gesù è la luce dell'universo; e la luce viene
dal sole con una emanazione così viva, dolce, sovrana
che in un attimo scende dolcemente dal cielo sulla terra,
senza deteriorare i corpi trasparenti, attraverso i quali
arriva a noi: arricchendoli, anzi, del suo splendore".
Seguendo l'insegnamento della Chiesa Cattolica, la sola
autorizzata da Cristo ad insegnare la verità divina
(cf Mt 28, 19-20), si evidenzia l'ignoranza grossolana di
chi vuole attribuire alla Vergine e a San Giuseppe dei
figli, quali: Giacomo, Joses (Giuseppe), Giuda, Simone...
(cf Mc 6, 3). Essi non sono loro figli, ma solo nipoti!
Infatti sono figli di Alfeo (o Cléofa), fratello di
San Giuseppe, e di un'altra Maria, detta appunto Maria di
Cléofa!
Ne è prova il Vangelo si S. Giovanni (19, 25) che
parla di lei, Maria di Cléofa, e la chiama 'sorella'
(cognata) della Vergine, presente sul Calvario: la madre
degli apostoli Giacomo e Giuda e degli altri fratelli sopra
menzionati...
La cosa è molto semplice a spiegarsi: la lingua
ebraica è poverissima di vocaboli che esprimono i
vari gradi di parentela; quindi non avendo il termine
'cugino', 'cognato', 'nipote', (cf Gen 13, 8) usa per tutti
il termine 'fratello'.
Chi ha rispetto alla parola di Dio, non la travisa con tanta
leggerezza!
La Nascita a Betlemme del Figlio di Dio, lontano dalla casa
di Nazareth, comporta penosi disagi per la Sacra Famiglia,
costretta dalla povertà a rifugiarsi in una grotta di
animali. Siamo nel tempo più rigido della stagione
invernale...
Ma Gesù è il Salvatore... Egli è venuto
dal Cielo per scontare i peccati degli uomini e, fra questi,
vi è l'insaziabile avidità della ricchezza,
causa di tanti delitti, vera idolatria che rende impossibile
l'amore a Dio.
Fin dal suo primo apparire sulla terra, Gesù dona
esempio di divino distacco dalle comodità a quanti lo
vogliono imitare per amore dei beni celesti, infiniti ed
eterni (cf Mt 6,19).
San Giuseppe e la divina Madre, che con il loro 'sì'
hanno gioiosamente accolto il Salvatore, condividono pure
tutte le situazioni dolorose, con le quali Egli ci libera
dal peccato e ci indica divinamente la via del Cielo.
San Giuseppe ha saputo attingere esempio ed amore dalla
Vergine per seguire Gesù. Imitiamolo. In ogni
situazione, guardiamo anche noi al suo amore materno e vi
troveremo la nostra guida migliore.
18
- "PORTARONO IL BAMBINO GESÚ A
GERUSALEMME"
"Per offrirlo al Signore come è scritto nella
Legge" (Lc 2, 22-23).
Ogni
figlio primogenito del popolo ebreo era sacro al Signore e
doveva essere offerto a lui nel Tempio. Questa prescrizione
divina voleva ricordare agli Israeliti la loro liberazione
dalla schiavitù d'Egitto e preparare l'offerta del
Salvatore, 'sacro' su tutti a Dio.
Fin dal primo momento dell'Incarnazione, Cristo aveva fatto
l'offerta di Sé al Padre, dicendogli: "Tu non hai
gradito né olocausti, né sacrifici per il
peccato. Allora io ho detto: Ecco, io vengo, per fare, o
Dio, la tua volontà" (Eb 10, 5-7).
Subito dopo la Nascita di Gesù, la prima premura
della Vergine fu di offrire sulle sue braccia materne il
Figlio al Padre; all'offerta troviamo unito San Giuseppe,
per rinnovare con Maria il dono generoso della sua vita,
come già avevano fatto insieme il giorno del loro
sposalizio.
L'evangelista S.Luca ci dice che alla presentazione di
Gesù al Tempio è presente, per divina
ispirazione, il Santo vecchio Simeone il quale riconosce nel
Bambino il Salvatore mandato da Dio e ne profetizza
l'avvenire doloroso: "Egli è qui per la rovina e la
risurrezione di molti in Israele; segno di contraddizione. E
anche a te - dice alla Madre - una spada trafiggerà
l'anima" (cf Lc 2, 25-35).
La profezia non tarda ad avverarsi. La persecuzione si
scatena, infatti, improvvisa e violenta con Erode: il re che
lo cerca a morte, perchè teme che il Bambino gli
usurpi il trono. Essa continuerà più tardi
(quando Gesù si farà conoscere per Figlio di
Dio), e culminerà sul Calvario ad opera dei Capi dei
Giudei, ai quali l'insegnamento di Cristo dà ai
nervi, perchè contrario alle loro passioni.
Appena partiti i Magi che erano venuti dall'Oriente ad
adorare il Salvatore, un angelo del Signore apparve in sogno
a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il Bambino e
sua Madre, fuggi in Egitto e resta là finchè
non ti avvertirò, perchè Erode sta cercando il
Bambino per ucciderlo" (Mt 2, 13).
Alla morte di Erode, è ancora l'angelo del Signore
che in sogno parla a Giuseppe: "Alzati, prendi con te il
Bambino e sua Madre e va' nel paese di Israele;
perchè sono morti coloro che insidiavano la vita del
Bambino".
Giuseppe alzatosi, prese con sè il Bambino e sua
Madre e andò ad abitare a Nazareth, perchè si
adempisse ciò che era stato detto dal profeta:
"Sarà chiamato Nazareno" (Mt 2,19-23).
Da Nazareth a Betlemme; da Betlemme all'Egitto; dall'Egitto
ancora a Nazareth... Cinque-sei anni di peripezie dolorose,
di traslochi e cambiamenti pieni di incognite... Con la
difficoltà di dover rimettere su casa, ripartendo
sempre da zero; riattrezzarsi per il lavoro, rifarsi i
clienti fra gente sconosciuta e difficile... Lontano dalla
patria e dalle persone care; in tempi economicamente molto
difficili, nei quali si riteneva fortunato chi poteva avere
di che sfamarsi... E, notiamo anche, con il compito di dover
decentemente provvedere, niente di meno che a Dio, venuto
sulla terra, e alla sua Madre Santissima!
Tutto questo senza nemmeno aspettarsi, ritornando in patria,
di essere acclamato come un trionfatore, ma trattato, da chi
non sapeva e non doveva sapere i motivi dell'assenza
prolungata, come persona non capace a vivere, un povero
fallito...
Oh, quanto soffrire! Non è forse vero che noi ci
lamentiamo con Dio e ci ribelliamo per tanto di meno?...
Queste le pene di San Giuseppe da noi più facili a
capirsi. Un nulla però al confronto di quello che fu
il suo martirio interiore che lo portò anzitempo alla
tomba: il dolore cioè per il suo cuore paternamente
amante Dio, di vedere il Salvatore venuto dal Cielo non
accolto, ma perseguitato, con la certezza tremenda (profezia
non mente!) di saperlo destinato ad una morte atroce!... (cf
Is 53, 8).
Possiamo aggiungere anche questo. Il Vangelo ci dice che
più tardi il Figlio Dio moltiplicherà i pani
per chi ha fame, guarirà gli ammalati e
risusciterà i morti. Non vi è dubbio che Egli
avrebbe potuto compiere miracoli anche prima, a favore delle
due Persone che più amava sulla terra. Niente di
tutto questo. La Vergine e San Giuseppe non lo pretesero e
neppure glielo chiesero, anche se avevano tanti titoli per
poterlo ottenere...
L'amore vero non cerca ricompensa, perchè è
premio e gioia a se stesso. Ammiriamo e cerchiamo di
imitare. Domani è la festa di San Giuseppe. Un
cordiale augurio a quanti portano questo bel nome. A tutti
l'invito a celebrarla nella grazia del Signore con la S.
Comunione. Un bel modo per dire grazie al grande Santo che
con tanto amore ci ha custodito il Gesù
dell'Eucarestia.
19
- I DUE "SI" CHE HANNO DATO DIO AGLI UOMINI (19
Marzo - festa annuale di San Giuseppe)
"Il Signore mi ha chiamato per nome e mi ha detto: mio
servo tu sei, Israele" (cf Is 49, 1-3).
Con
il ritorno dall'Egitto, ritroviamo la Sacra Famiglia a
Nazareth, nella casa natale di Maria. Casa a Lei tanto cara,
soprattutto dopo l'annuncio dell'Angelo.
Ella vi aveva detto il suo grande "SÌ", per la gioia
di Dio e la salvezza dell'umanità, e il Figlio di Dio
vi era disceso a prendere umana carne.
Al sì di Maria aveva fatto seguito, tre mesi dopo, il
"SÌ" di Giuseppe a Dio, che lo invitava a prendere
con sè la Vergine, ora Madre del Verbo incarnato.
Maria l'aveva accolto dal Cielo per essergli Madre; Giuseppe
l'accoglie in Lei che da Dio l'aveva avuto, per custodirlo
come padre.
Sono questi i due "SÌ più belli della Terra
alla 'Parola' di Dio, discesa dal Cielo per dare a quanti
l'accolgono il potere di diventare figli di Dio" (Gv 1,
12).
Quel loro sì iniziale, sostenuto dalla preghiera
fiduciosa, li portò attraverso tutte le vicende
dolorose e gioiose della vita, ad una santità eccelsa
che ha fatto di Loro i due Astri più luminosi nel
Cielo della Chiesa di Cristo, suo Sole divino.
Maria e Giuseppe sono i nostri due modelli di fedeltà
a Gesù. Da loro dobbiamo imparare la fede
nell'accogliere Cristo, 'Parola' di vita, e la necessaria
fortezza per viverla con volontà d'amore.
Il loro sì a Dio fondato sulla fede e sull'amore, ha
dato vita alla prima Famiglia cristiana: esempio e sostegno
di tutte le famiglie che si propongono di vivere in modo
degno di Dio. Non solo: quel sì è anche il
più fulgido esempio di risposta ad ogni offerta del
Figlio che Dio Padre, nella sua bontà infinita (cf Gv
3, 16), si degna presentare agli uomini, chiamandoli a
servirlo!
Tutta la santità dell'uomo è fondata su un
sì alla 'Parola' di Dio: un sì che viene
pronunciato nel Battesimo e per il quale ciascuno di noi
entra a far parte della Famiglia di Dio.
Che dire allora di quei genitori che rifiutano di battezzare
i propri figli, col pretesto di rispettarne la
libertà, nella quale potranno, da adulti, fare la
loro scelta?
Pura ignoranza di quanto il Battesimo cristiano dona
all'uomo, rendendolo "figlio e perciò erede di Dio
insieme con Cristo" (cf Rm 8, 17).
Supponete infatti che ad un bambino venga offerta una
grandissima eredità, per il possesso della quale si
richiede il consenso dei genitori: ne trovereste uno solo
che dice: "Aspetto che mio figlio sia in grado di giudicare
da sè, se accettarla o meno? ...". Rifiuta il
Battesimo solo chi ne ignora l'infinita ricchezza, certo non
materiale, ma divina, eterna, a tutti necessaria per la loro
salvezza!
Anche la famiglia cristiana è fondata sui due
"SÌ" che gli sposi pronunciano all'Altare, davanti a
Dio che rende sacro il loro amore e lo benedice.
Due sì che sostenuti dalla preghiera e dai
sacramenti, introducono nel compimento di una missione
voluta da Dio fin dalla creazione dell'uomo. (cf Gen 1,
27-2).
Sono due sì alla 'Parola' di Dio che ama incarnarsi
in nuove creature, facendo della vita degli sposi cristiani
un irradiamento del Verbo nell'opera della creazione,
irradiamento che avrà il suo eterno splendore nel
Cielo! Di quale gloria e felicità divina si privano
(irrimediabilmente!) gli sposi non fedeli alla loro
vocazione cristiana! Privano se stessi e (con quale
diritto?) anche i figli che Dio voleva rendere come loro e
con loro eternamente felici!
Sempre sul sì alla 'Parola' di Dio si fonda la
vocazione privilegiata dei chiamati alla vita sacerdotale e
religiosa; vocazione che imita più da vicino quella
della Vergine e di San Giuseppe: stupendo "SÌ" alla
'Parola', che è Cristo, offerta dall'amore del Padre
(cf Gv 4, 10) ai suoi figli più amati, per essere
servita e vissuta con pienezza d'amore (cf Dt 6, 5).
È infatti nella misura della generosità con
cui ogni uomo accoglie e dà vita in se stesso alla
'Parola' che egli diviene imitatore di Dio (cf Ef 5, 1-2):
generando cioè quel medesimo Verbo che il Padre
genera e del quale ci vuole fratelli, sorelle e madri (cf Mt
12, 50).
È questo il senso vero, divino della vita portataci
da Cristo: vivere la Trinità Santissima: senso che
Maria e Giuseppe hanno saputo cogliere e che li ha fatti
grandi della grandezza di Dio, nel cielo e anche sulla
terra!
Chi infatti come Loro gode da due mila anni l'ammirazione e
l'amore degli uomini?...
Ci aiuterà a capire e a vivere questa verità
la recita in famiglia del S. Rosario, il quale, in una
sintesi semplice e luminosa, ci ricorda la discesa del Verbo
di Dio sulla Terra; la gloria divina che Egli ci ha
preparata nel Cielo. Ci offre l'esempio e l'aiuto della
Vergine e di San Giuseppe per non scoraggiarci nelle
quotidiane difficoltà al servizio di Cristo. È
vero: Dio prova quelli che ama per purificare e accrescerne
l'amore; ma è anche vero che Egli non li abbandona
nella prova; li sostiene invece paternamente sulla via che
conduce alla più grande delle mète: il
Paradiso! É quanto ci mostra chiaramente la vita del
nostro amato Patrono, San Giuseppe.
A imitazione di Maria e di San Giuseppe, siamo dei
"SÌ" a Dio: dei sì illuminati e convinti,
generosi. Ne avremo, come hanno avuto Loro, in dono
Gesù, e con Lui ogni vero bene!
20
- "FIGLIO, PERCHÉ CI HAI FATTO COSI'?"
"Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre
mio?" (Lc 2, 48, 49).
"Trascorsi
i giorni della festa, mentre riprendevano la via del
ritorno, il Fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme.
Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e
poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti: non
avendolo trovato, tornarono in cerca di Lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo ai
dottori, mentre li ascoltava e li interrogava" (Lc
2,43-46).
A dodici anni, il giovane israelita, dopo aver sostenuto un
serio esame sulla sua preparazione religiosa, diveniva
maggiorenne, cioè figlio della Legge, con l'obbligo
di osservarla.
Gesù è condotto a Gerusalemme per questa prova
di maturità e non vi è dubbio che l'abbia
superata brillantemente... Infatti dà subito saggio
del suo sapere, disputando con i maestri di Israele che
l'ascoltano pieni di meraviglia. Quello che più ci
sorprende è che Egli abbia fatto questo all'insaputa
della Madre e di San Giuseppe, mettendoli nell'angoscia:
"Figlio, perchè ci hai fatto così?...
Angosciati ti cercavamo!"...
La risposta chiarisce il suo comportamento: "Devo occuparmi
delle cose del Padre mio".
L'iniziativa non era stata sua. Era venuta dal Padre!
Abbiamo qui le prime preziose parole che il Vangelo ci fa
conoscere del nostro Dio incarnato: una chiara e ferma
affermazione della sua origine divina. Egli ha Dio per
Padre.
La sua umanità Cristo l'ha ricevuta esclusivamente
dalla Vergine, divenuta sua Madre per opera dello Spirito
Santo, Dio Creatore.
Fino ai dodici anni Gesù ha compiuto la
volontà del Padre espressa dai 10 Comandamenti dati
da Dio agli uomini (cf Dt 5, 6-22): la Legge naturale.
Venuto dal Cielo per portare a compimento la Legge antica
(cf Mt 5, 17), Egli concilia perfettamente nella sua Persona
l'obbedienza a Dio e agli uomini, facendo anche rilevare che
l'obbedienza a Dio ha la precedenza su quella dovuta agli
uomini.
"Angosciati ti cercavamo!...".
Maria e Giuseppe, insieme con Elisabetta, - alla quale era
stata rivelata dallo Spirito Santo, (cf Lc 1, 42-43) - ,
erano i soli a conoscere l'origine divina di Cristo.
Pensiamo, quindi, che cosa significava per Loro l'averlo
smarrito!... Soprattutto dopo la persecuzione scatenatagli
da Erode, cosa non potevano Essi aspettarsi dagli uomini
contro il loro Dio?!
Giuseppe che già ha vissuto la sua prima straziante
passione nella prova dell'Incarnazione, ha ora la sua
seconda più dolorosa ancora... Nella prima si
trattava di perdere la Sposa; in questa nientemeno che il
suo Dio!... Povero San Giuseppe!
La terza passione, l'ultima, quella del Calvario,
sarà riservata in tutta la sua crudezza alla sua
Sposa, come Simeone le aveva predetto. Giuseppe però
non la ignora e, fin d'ora, ne condivide tutto il dolore:
è martirio che come si è detto, lo
porterà anzitempo alla morte, perchè possa
pure condividere con il Martire divino e con la Regina dei
martiri, la palma riservata a quanti offrono la vita per
Dio, in unione al Redentore.
Quando anche noi ci troviamo nella sofferenza, ricordiamo e
imitiamo i nostri grandi Modelli, Maria e Giuseppe, i quali
mai si sono ribellati alla croce, ma hanno perseverato nel
loro cammino di santificazione, fortificati dall'esempio di
Cristo e dall'aiuto della preghiera.
Quanta misteriosa sofferenza in questa nostra breve
esistenza terrena!
"Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio d'Israele,
salvatore!" (Is 45, 15).
Mai tanto nascosto, come quando ci prova col dolore:
"Figlio, perchè ci hai fatto così? ...".
Supereremo meglio i nostri momenti di prova, ricordando che
Dio è amore e perciò è sempre l'amore
che spiega ogni suo comportamento, ogni sua permissione nei
nostri confronti.
Non accusiamo Dio, credendoci degli innocenti, ingiustamente
colpiti... Chi più innocente di Maria e Giuseppe? Il
paziente condanna forse la mano del chirurgo che lo affligge
per risanarlo?
Con Dio, infinita sapienza e amore, ci conviene
umiltà e fede. Per avere con Maria e Giuseppe la
risposta ai nostri interrogativi angosciosi. Risposta che ci
invita ad andare avanti nel cammino al seguito di Cristo, il
quale ha creduto e ci insegna a credere in tutto all'amore
del Padre. Amore che mai si smentisce.
Giuseppe e Maria hanno superato prima di noi e anche per noi
le medesime dolorose prove della vita. Ricorriamo al loro
aiuto nel nostro soffrire. Quando, dopo la tempesta,
ritornerà il sereno, ci accorgeremo quanto cammino
Dio ci ha fatto compiere nei giorni dell'angoscia sostenuta
con fede: un vero passaggio all'età adulta nello
spirito, alla quale si giunge solo con il patire
cristianamente accettato.
"A Te, o Beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione
ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio...":
incomincia così una bella preghiera a San Giuseppe
che tutti dobbiamo conoscere.
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