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- Trattato su San Giuseppe: 31 riflessioni, una per ogni giorno del mese di Marzo.
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11 - "QUANDO VENNE LA PIENEZZA DEL TEMPO"
"Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, perchè ricevessimo l'adozione a figli" (Gal 4, 4-6).

Quanti miliardi di anni ha il nostro universo? Noi abbiamo visto che Dio l'ha steso, come noi stendiamo una tenda, ed Egli lo muta, a suo piacimento, come noi cambiamo un vestito...
"I cieli sono opera delle tue mani. Essi periranno, ma tu rimani... e i tuoi anni non hanno fine" (Sal. 101).
Noi ignoriamo l'età di quanto ci circonda e neppure sappiamo quale ne sarà ancora la durata... Una cosa però sappiamo con certezza, perchè Dio ce l'ha fatta conoscere: l'universo creato, visibile ed invisibile, ha un centro ideale e prestabilito, CRISTO, l'UOMO-DIO.
Ci dice infatti la Bibbia che "tutte le cose sono state create per mezzo di lui (il Verbo di Dio) e in vista di lui (Cristo, il Verbo incarnato). (E) che piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose... che stanno sulla terra e quelle nei cieli" (cf Col 1, 16-20). Stupenda grandezza del piano divino!
L'incarnazione del Figlio di Dio (ne vedremo in seguito il significato) fissa la pienezza del tempo (cf Gal 4, 4). La storia dell'universo ha così una sola, grande divisione: prima di Cristo e dopo Cristo. Quanto l'ha preceduto era preparazione; quanto lo segue è sviluppo della sua Incarnazione.
Un fatto perciò unico, di divina grandezza ed anche di conseguenze incalcolabili per le creature, per ciascuno di noi. Così è. Non serve ignorare o alzare le spalle; e tanto meno giova...
Quanto poi ci commuove il fatto che, fra il numero incalcolabile di astri che popolano l'universo, la Terra, questo nostro pianeta, sia stato scelto per dare a Dio la materia della sua Incarnazione! (cf Gen 2, 7).
Già i profeti avevano preannunziato questa unione divinizzante: "Tutti i re della Terra vedranno la tua gloria; ti si chiamerà con un nome nuovo che la bocca del Signore indicherà... Tu sarai chiamata mio compiacimento e la tua Terra "Sposata", perchè il Signore si compiacerà di te e la tua Terra avrà uno sposo" (Is 62, 2-4).
Al profeta Isaia fa eco Osea: "Ti farò mia sposa per sempre, nella benevolenza e nell'amore e tu conoscerai il Signore" (Os, 2, 21-23).
Grande cosa che Dio abbia voluto creare, pur non avendone assolutamente bisogno! Ma che dire del fatto che Egli abbia voluto far vivere a noi, sue creature, la sua stessa vita e, per questo, abbia mandato a noi il Figlio suo?... (cf Gv 3, 16).
L'Incarnazione! Quale avvenimento di infinita grandezza e bontà! Ad essa era finalizzata la creazione, elevata da Dio a partecipare alla sua stessa vita, fusa in Lui, in gloriosa ed eterna trasformazione (cf 2 Cor 3, 18), insieme a Cristo, Verbo incarnato, risorto ed asceso al Cielo!
Noi ci occuperemo di questa verità ineffabile nella seconda parte della vita di San Giuseppe; la terza parte sarà riservata alla sua devozione.
Comprendete di quale importanza sia per tutti conoscere ed approfondire il mistero dell'Incarnazione, insegnatoci dalla Bibbia, e non essere vittime dell'ignoranza e dell'errore.
Ma quale la Creatura privilegiata scelta da Dio ad essere lo Strumento di questa unione vitale tra Lui e la sua creazione: la Madre divina del Salvatore?
Lo vedremo domani. Ella è il vertice sublime dei miliardi di anni che l'hanno preceduta "termine fisso d’eterno consiglio", nella quale "s'aduna quantunque in creatura è di bontate" (Dante).
Tutta la perfezione della creazione, tutto il suo amore, doveva trovarsi in Lei, affinché potesse essere a Dio Sposa e Madre, e fondere in unità di vita il Creatore e la sua creatura...
E a Chi affiderà Dio, sulla Terra, questo suo Tesoro prezioso, questa Perla d'inestimabile valore, arricchita dello splendore della sua grazia e cioè della sua vita divina? (cf Lc 1,28).
Questa considerazione ci aiuta ad inoltrarci nella comprensione della grandezza singolarissima di San Giuseppe, tanto nascosta nella Rivelazione del Libro di Dio e riservata agli ultimi tempi (l'era di Maria), a lode della Sposa immacolata dello Spirito Santo, divino Ispiratore delle Scritture.
Chiediamo a San Giuseppe che ci faccia parte della sua conoscenza e del suo amore a Maria, Immacolata Concezione.

12 - "UNA VERGINE PROMESSA SPOSA, DI NOME MARIA"
"Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te" (Lc 1, 27-28).

La tradizione ci ha fatto sapere che Maria era nata da Gioacchino ed Anna, ai quali Dio l'aveva concessa in tarda età, come dono tanto atteso!
Essi discendevano rispettivamente dalle famiglie di Davide e di Aronne, riunendo così i due titoli più onorifici del popolo di Israele: la regalità e il sacerdozio.
Offerta e consacrata al Tempio di Gerusalemme, quando appena aveva tre ani, la futura Madre di Dio vi crebbe fino ai quindici: età in cui ogni giovane di stirpe davidica doveva, per obbedienza alla Legge, passare a nozze, nella prospettiva di diventare la Madre del Salvatore, da Dio promesso all'umanità peccatrice.
All'annunciazione dell'Angelo, noi troviamo Maria nella sua casa paterna a Nazareth, sposa a Giuseppe, e consacrata a Dio con il voto di verginità per tutta la vita.
Dio stesso le aveva ispirata questa offerta totale, perchè l'aveva creata tutta per Sé, quale Tempio santissimo, riservato alle sue operazioni divine.
Al Sacerdote di Dio che l'aveva nel Tempio invitata a scegliersi uno sposo, Ella aveva così parlato della sua totale consacrazione al Dio d'Israele: "Con le labbra che ancora sapevano di materno latte, ma col cuore ebbro del celeste miele (al momento della mia venuta al Tempio) io ho detto a Dio: "Ecco, io vengo. Tua. Né altro signore avrà la mia carne fuori di te, Signore, come altro amore non ha il mio spirito". E, nel dirlo, mi pareva di ridire cose già dette e compire un rito già compiuto; né estraneo m’era lo Sposo prescelto (lo Spirito Santo), perchè io ne conoscevo già l'ardore e la mia vista si era formata alla sua luce e la mia capacità d'amore si era formata fra le sue braccia divine. Quando?... Non so. Oltre la vita terrena, direi, (cioè fin dall'atto fulmineo della creazione dell'anima mia), perchè sento di averlo sempre avuto, e che Egli mi ha sempre avuta e che io sono perchè Egli mi ha voluta per la gioia del suo Spirito e del mio" (Maria Valtorta, Poema dell'Uomo Dio, vol. 1°, pag. 75).
Sempre nell'obbedienza a Dio che ora, per mezzo della sua Legge, la vuole sposa, Maria realizza il suo misterioso e divino piano d'amore.
L'Angelo la saluta "piena di grazia" (Lc 1, 28). Parole che dicono tutto di Lei. Dicono cioè che non vi è dono che Dio possa fare a creatura, sia nell'ordine naturale che soprannaturale, che a Lei non sia stato concesso. E quale perfezione poteva mancare a Colei che Egli aveva eletta per Madre del suo Figlio divino?...
A Lourdes, apparendo a Bernadetta, la Vergine si è compiaciuta di rivelarci tanta sua grandezza, facendoci conoscere il suo nome: "IO SONO L'IMMACOLATA CONCEZIONE!": compendio cioè e vertice di tutte le perfezioni create, ideale divino di tutta la creazione, per l'unione eterna della creatura con il Creatore, nella pienezza del tempo dall'eternità stabilita.
Ogni grande artista ha il suo capolavoro. L'Immacolata è il Capolavoro di Dio, infinita Potenza, infinita Sapienza, infinito Amore! Un Capolavoro vivo, modellato su Dio stesso, sia nell'essere che nell'operare: unica fra le creature voluta per generare nel tempo, quel medesimo Figlio che il Padre genera Dio da tutta l'eternità e che, dal momento dell'Incarnazione, continuerà a generare in unione divina con Lei, Dio e Uomo!...
Con l'Incarnazione, Dio ha voluto luminosamente rivelarci le sue infinite perfezioni di Sapienza, Potenza e Amore: sta a noi farci gli occhi per contemplare le sue meraviglie:
"Beati i mondi di cuore, perchè vedranno Dio" (Mt 5, 8). Meraviglie divinamente profuse in Colei che per amore dell'umanità è stata elevata dal Creatore al più alto grado di perfezione possibile ad una pura creatura.
"Tutto lo Splendore della Figlia del re è nell'interiore del suo spirito" (Sal 44, 14).
Dio se n'è riservata la piena conoscenza, Egli che "non guarda all'apparenza, come fa l'uomo, ma guarda al cuore" (1 Sam 16, 7) e lo vuole umile.
Questa la dote della "Promessa Sposa". E possiamo logicamente pensare che Colui il quale, come ci dice la Bibbia, ha fatto bene tutte le cose (cf Gen 1, 25), abbia anche convenientemente dotato lo Sposo, l'umile e grande San Giuseppe: chiamato a condividere (sia pure con una dignità di molto inferiore a quella della Sposa) il compimento dell'Opera posta da Dio al centro della creazione divina, l'Incarnazione del suo Verbo!
Chi saprà adeguatamente apprezzare il valore umano e i talenti divini affidati dal Datore di tutti i beni a questo umile Servo dell'Altissimo e da Lui valorizzati con fedeltà totale?
Chiediamo allo Spirito Santo che, ad onore della sua divina Sposa, ci renda degni devoti di San Giuseppe.
La vera devozione a Maria non può essere disgiunta da una sentita e profonda devozione a San Giuseppe. Guardiamo a lui per imparare ad essere dei veri devoti della Vergine.

13 - "GIUSEPPE, LO SPOSO DI MARIA"
"Dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo" (Mt 1, 16).

San Giuseppe è lo Sposo dato da Dio a Maria, la Vergine Madre di Cristo.
Il Verbo di Dio, la seconda Persona della divina Trinità, da tutta l'eternità divinamente generato dal Padre, viene nel tempo generato come uomo da Maria; pertanto, Egli, sempre restando Dio, incomincia con l'Incarnazione ad essere anche vero uomo.
Tutta la sublime grandezza della Vergine sta nella sua Maternità divina e cioè nell'aver generato il Figlio di Dio nella natura umana.
Evidentemente tanta grandezza si riversa su San Giuseppe, scelto da Dio ad esserle Sposo d'anima ed a custodire, come padre, Gesù Cristo, da Lei nato per opera dello Spirito Santo.
Il piano eterno di Dio, realizzato nella pienezza del tempo, aveva come punto focale l'Incarnazione del Verbo. Includeva, quindi, l'Immacolata, la Donna (non ci stanchiamo di ripeterlo): umile ed alta più che creatura, termine fisso d'eterno consiglio.
Il medesimo piano divino, per conseguenza, includeva anche San Giuseppe: il Figlio di Dio non poteva infatti, nella sua nascita terrena, non avere una famiglia, imitazione perfetta della Famiglia trinitaria del Cielo.
Non fa perciò meraviglia che la scelta di San Giuseppe a Sposo della divina Madre, sia avvenuta, come vuole la tradizione, per prodigioso intervento di Dio (come già era avvenuto per il Sommo Sacerdote Aronne): la fioritura cioè in pieno inverno del ramo di mandorlo portato da Giuseppe al Tempio, per ordine del Sommo Pontefice, e posto insieme a quelli di tutti gli altri giovani di discendenza davidica, davanti alla Gloria di Dio nel Tempio.
Giuseppe, lo Sposo, ci viene descritto dalla veggente Maria Valtorta come "un bell’uomo sui trent’anni, dai capelli corti e piuttosto ricci, di un castagno morato come la barba; occhi oscuri, buoni e profondi, molto semplice, ma molto ordinato".
Dopo la sua elezione a Sposo della Vergine, il Sommo Sacerdote gli parla di Lei: "Non è ricca, tu lo sai, la Sposa che Dio ti dona. Ma ogni virtù è in Lei: siine sempre più degno. Non vi è fiore in Israele vago e puro al pari di Lei". "Mentre il sacerdote Zaccaria (il padre di Giovanni Battista e parente della Vergine) va a chiamare la Sposa, seguito da altri, il Sommo Sacerdote prosegue con Giuseppe: "Maria ha da dirti il suo voto. Tu aiuta la sua timidezza. Sii buono con la buona".
Giuseppe risponde: "Metterò tutto me stesso al suo servizio e nessun sacrificio mi peserà per Lei. Siine certo". Presentato Giuseppe a Maria, il Pontefice, insieme al sacerdote Zaccaria ed Anna di Fànuel (la maestra della Vergine al Tempio), si ritira, e i due promessi sono uno di fronte all'altra.
Giuseppe le offre un ramoscello bianco, da lui colto nel giardinetto di Maria a Nazareth, e le rivela fra l'altro, di essere un “naziréo”, ossia un uomo votato a Dio, e che perciò non aspirava ad essere il prescelto. Egli aveva acconsentito a presentarsi, non per desiderio di nozze, ma solo per obbedire al Sacerdote. Le dice che il suo cuore era fiorito sino allora, solo per il Signore.
A queste parole di Giuseppe, il volto di Maria si fa tutto luminoso, ed Ella si fa coraggio: "Io pure sono tutta di Dio, Giuseppe. Non so se il Sommo Sacerdote ti ha detto...".
Mi ha detto solo che tu sei buona e pura e che hai da dirmi un tuo voto, e d'essere buono con te. Parla, Maria. Il tuo Giuseppe vuole farti felice in ogni tuo desiderio. Non t'amo con la carne. Ti amo con lo spirito mio, santa Fanciulla che Dio mi dona! Vedi in me un padre e un fratello, oltre che uno sposo. E come a padre confidati, come a fratello affidati".
"Fin dall'infanzia, risponde la Vergine, mi sono consacrata al Signore. So che questo non si fa in Israele. Ma io sentivo una voce chiedermi la mia verginità in sacrificio d'amore per l'avvento del Messia. Da tanto l'attende Israele!... Non è troppo rinunciare per questo alla gioia di essere madre!".
"Ed io unirò il mio sacrificio al tuo, dice Giuseppe. Ameremo tanto con la nostra castità l'Eterno, che Egli darà più presto alla terra il Salvatore, permettendoci di vedere la sua luce splendere nel mondo. Vieni, Maria, andiamo davanti alla sua Casa (il Tempio di Gerusalemme) e giuriamo di amarci come gli angeli si amano fra loro..., a dirgli che lo benediciamo" (Maria Valtorta, Poema dell'Uomo Dio, vol. 1).
Queste parole, sgorgate spontanee e fervide dal cuore di Giuseppe, ci fanno capire subito la statura spirituale dello Sposo Santo a cui Dio ha affidato la sua Immacolata, della quale lo Spirito Santo prenderà fra non molto, nuovo e più operante possesso, perchè divenga la Madre benedetta del Verbo divino, nostro Redentore!
Per il suo sincero, totale amore a Dio che rende non solo possibile, ma gioiosa ogni rinuncia terrena, San Giuseppe fu da Lui scelto a degno Custode del mistero del Verbo Incarnato. E il Padre, dopo avergli affidata la più santa fra tutte le creature, gli affiderà anche il suo unico Figlio, perchè, amandolo con verginale amore, si ponga insieme alla sua Vergine Sposa, a totale e generoso servizio della umana Redenzione.

14 - "ECCO COME AVVENNE LA NASCITA DI GESÚ CRISTO"
"Sua Madre Maria, essendo promessa Sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo" (Mt 1, 18).

Dopo la cerimonia, nuziale, gli sposi ebrei rimanevano ordinariamente ciascuno nella propria casa, fino al giorno della solenne introduzione della sposa nella casa dello sposo.
Al momento dell'Annunciazione, noi troviamo la Vergine a Nazareth, nella sua casa paterna. Abbiamo visto come Lei e San Giuseppe si erano consacrati a Dio con il voto di verginità per tutta la vita, al fine di impetrare più efficacemente il dono del Salvatore all'umanità.
Ascoltiamo, ora, dall'evangelista S. Luca, il racconto della venuta di Dio tra noi (Lc 1, 26-38).
"L'Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una Vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La Vergine si chiamava Maria. Entrando l'angelo da Lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te".
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'Angelo le disse: "Non temere, Maria, perchè hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".
Allora Maria disse: "Come è possibile? Non conosco uomo".
Maria, per divina ispirazione, aveva consacrato la sua verginità a Dio. Ella chiede perciò al Nunzio celeste di essere illuminata sulla nuova volontà divina che ora le propone di essere Madre del Salvatore. L'Angelo le spiega che la maternità a cui Ella è chiamata da Dio, non è una maternità comune, ma straordinaria, divina, e si compirà per diretto intervento di Dio; per cui, a sua imitazione, Ella sarà insieme madre e vergine. Così illuminata, Maria si affida pienamente alla volontà di Dio. Ascoltiamo la risposta di Gabriele.
Le rispose l'Angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio".
Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'Angelo si partì da Lei".
Notiamo come la maternità miracolosa di Elisabetta sia per la Vergine il segno della divina provenienza del messaggio. Profondamente illuminata dalle Scritture sulla missione del figlio della Cugina (S. Giovanni Battista, precursore del Messia), Ella comprende che è giunto il momento della realizzazione del piano divino della redenzione.
Dice il Signore: "Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri" (Is 55, 9).
Per quanto grande fosse la fede del popolo d'Israele nella bontà divina che mai si era smentita nel corso dei secoli, nessuno avrebbe potuto lontanamente prevedere il modo infinitamente ineffabile, in cui la promessa del Salvatore si sarebbe attuata; e cioè: il Salvatore dell'umanità peccatrice sarebbe stato Dio in persona!
La stessa Vergine, eletta ad essergli Madre e perciò illuminatissima sui misteri divini, aveva pensato che l'offerta, tutta amore, della sua verginità (e condivisa dal suo Sposo Santo) potesse solo affrettare la venuta del Messia: mentre invece ne era la condizione voluta da Dio!
"Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio d'Israele, salvatore!" (Is 45, 15).
Da quando però ci è stato rivelato che Egli è amore infinito (1 Gv 4, 8), e l'abbiamo capito vedendolo morire su una croce per noi peccatori, il suo mistero si è fatto più comprensibile e più non ci meraviglia la sua degnazione infinita...
Il Vangelo ci ha fatto conoscere l'adesione piena di fede amorosa della Vergine al mistero dell'Incarnazione, alla luce gioiosa della divina sublimazione della sua verginità; vedremo domani la prova di fede richiesta da Dio a San Giuseppe, per la sua adesione al mistero, e la perfezione altissima a cui viene elevata la sua consacrazione verginale.
Quanto più la nostra devozione a Maria SS.ma imita quella di San Giuseppe, tanto più abbiamo la certezza che è la vera. Chiediamogli che ci illumini.

15 - "NON TEMERE DI PRENDERE CON TE MARIA, TUA SPOSA"
"Perchè quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo" (Gen 41, 55).

All'Angelo che Le annunziava la sua elezione a Madre di Dio, La Vergine domanda come la sua maternità sarebbe stata in armonia con il voto di verginità ispiratole da Dio stesso. E l'Angelo la illumina dicendole: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio" (Lc 1, 35).
Ci troviamo qui, per la prima volta nella Bibbia, di fronte alla rivelazione chiara del mistero della Trinità divina: un solo Dio, in tre Persone.
In Dio è un'unica natura o sostanza divina, appartenente a tre Persone. Dio non è un solitario, un 'supremo', immerso in se stesso... Non potrebbe esserlo, perchè mancherebbe al suo Essere infinito (cf Es 3, 14) una operazione adeguata (e cioè infinita) che Egli può avere solo nella generazione di un'altra Persona divina, a Lui uguale (come avviene per ogni vivente); e conseguentemente nel loro mutuo rapporto di conoscenza e di amore, parimenti infinito, che dà origine ad una terza Persona della Trinità: lo Spirito Santo.
Vediamo di considerare brevemente la Persona dello Spirito Santo, per opera della quale si compie l'Incarnazione.
Ci insegna la Bibbia che Dio, dopo aver plasmato il primo uomo (Adamo) con la polvere della terra, plasmò dalla sua sostanza umana, anche la prima donna (Eva), la madre dei viventi (cf Gen 2, 22).
Nell'Incarnazione del Verbo, il Figlio suo, avviene il contrario: è con la sostanza della donna, la Vergine Maria, che lo Spirito Creatore plasma il corpo dell'Uomo-Dio, Cristo Gesù.
Lo Spirito Santo, Dio-Amore, è l'unione vivente del Padre e del Figlio. Comunicando il suo amore alla Vergine, Egli la unisce soprannaturalmente alla Potenza del Padre e la rende partecipe della sua fecondità paterna, per la quale Ella è elevata alla generazione umana del Verbo, da sempre consostanziale al Padre e, d'ora in poi, consostanziale, come Uomo, alla sua Madre Santa.
L'Incarnazione è perciò il frutto benedetto di due generazioni congiunte: quella divina del Padre e quella materna (umana) di Maria Vergine. Di qui l'infinita grandezza del Mistero che non va considerato come avvenimento a sé stante nella storia dell'umanità, ma centralizzante tutta la creazione che finalizza alla partecipazione della vita eterna di Dio (cf Col 1, 16), affinché, come dice S.Paolo: "Dio sia tutto in tutti" (1 Cor 15, 28).
Il 'sì' di San Giuseppe all'Incarnazione del Figlio di Dio, rivelatagli dall'Angelo (cf Mt 1, 19-25), e cioè il riconoscimento della Maternità divina della sua Sposa, lo pone in una situazione totalmente nuova di fronte a Lei e a Dio.
Maria non è solo più per lui la Compagna fedele con la quale condivide l'attesa piena di fede e di amore del Messia: ne è la Madre che lo dona all'umanità (e lo dona anche a lui) per la salvezza e la gioia di quanti l'attendono!
A Lei, dunque, sua Sposa, insieme che a Dio, il grazie per tanto Dono; a Lei la sua sublime vocazione di essere direttamente elevato al servizio del Salvatore bramato!
La beatitudine evangelica "poter vedere e ascoltare Dio" (cf Mt 13, 16), ha le sue primizie per Lui, insieme che a Maria, ed Egli fino alla morte ne custodirà il gioioso segreto, trasalendo di felicità sovrumana, sempre nuova e commossa, ogni qualvolta sentirà Gesù, il Figlio di Dio, chiamarlo col dolce nome di padre. E come poteva farlo Gesù...
Da questo momento ha inizio, per San Giuseppe, una venerazione indicibile per la sua vergine Sposa, divenuta il Tempio vivo del Dio vivente; venerazione unita ad una disposizione di totale e amoroso servizio a Dio, presente in Lei. Servendo a Lei, Egli serve a Dio, e questo suo privilegio lo innalza ad una gloria inferiore solo a quella dell'Immacolata.
Quanta gratitudine e quanto amore, dunque, per la sua Sposa Santissima!
È per mezzo di Lei che egli ha la grazia ineffabile di avere il suo Dio-Incarnato!
È con Lei, e cioè imitando il suo amore di Madre, che lo può trattare con la più grande perfezione, come egli desidera.
È in Lei, e cioè amandola, che può avere con il Figlio di Dio quell'unione pura e profonda che il suo cuore di israelita santo ardentemente brama!
Per questa devozione alla Vergine sua Sposa, San Giuseppe diviene il modello perfetto di ogni vero devoto di Maria, la Madre Santa di Gesù, alla quale il Padre dei Cieli ha fatto dono del suo Figlio, perchè maternamente lo amasse e lo donasse al mondo, e cioè ad ogni anima che lo accoglie con fede. Guardiamo a lui e imitiamone la fede e l'amore.
La devozione a Maria è devozione a Gesù ed ha come frutto il suo dono materno a tutti gli uomini; San Giuseppe è stato il primo a sperimentare questa verità profonda e gioiosa.


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