11
- "QUANDO VENNE LA PIENEZZA DEL TEMPO"
"Dio mandò il suo Figlio, nato da donna,
perchè ricevessimo l'adozione a figli" (Gal 4,
4-6).
Quanti
miliardi di anni ha il nostro universo? Noi abbiamo visto
che Dio l'ha steso, come noi stendiamo una tenda, ed Egli lo
muta, a suo piacimento, come noi cambiamo un vestito...
"I cieli sono opera delle tue mani. Essi periranno, ma tu
rimani... e i tuoi anni non hanno fine" (Sal. 101).
Noi ignoriamo l'età di quanto ci circonda e neppure
sappiamo quale ne sarà ancora la durata... Una cosa
però sappiamo con certezza, perchè Dio ce l'ha
fatta conoscere: l'universo creato, visibile ed invisibile,
ha un centro ideale e prestabilito, CRISTO, l'UOMO-DIO.
Ci dice infatti la Bibbia che "tutte le cose sono state
create per mezzo di lui (il Verbo di Dio) e in vista di lui
(Cristo, il Verbo incarnato). (E) che piacque a Dio di fare
abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare
a sé tutte le cose... che stanno sulla terra e quelle
nei cieli" (cf Col 1, 16-20). Stupenda grandezza del piano
divino!
L'incarnazione del Figlio di Dio (ne vedremo in seguito il
significato) fissa la pienezza del tempo (cf Gal 4, 4). La
storia dell'universo ha così una sola, grande
divisione: prima di Cristo e dopo Cristo. Quanto l'ha
preceduto era preparazione; quanto lo segue è
sviluppo della sua Incarnazione.
Un fatto perciò unico, di divina grandezza ed anche
di conseguenze incalcolabili per le creature, per ciascuno
di noi. Così è. Non serve ignorare o alzare le
spalle; e tanto meno giova...
Quanto poi ci commuove il fatto che, fra il numero
incalcolabile di astri che popolano l'universo, la Terra,
questo nostro pianeta, sia stato scelto per dare a Dio la
materia della sua Incarnazione! (cf Gen 2, 7).
Già i profeti avevano preannunziato questa unione
divinizzante: "Tutti i re della Terra vedranno la tua
gloria; ti si chiamerà con un nome nuovo che la bocca
del Signore indicherà... Tu sarai chiamata mio
compiacimento e la tua Terra "Sposata", perchè il
Signore si compiacerà di te e la tua Terra
avrà uno sposo" (Is 62, 2-4).
Al profeta Isaia fa eco Osea: "Ti farò mia sposa per
sempre, nella benevolenza e nell'amore e tu conoscerai il
Signore" (Os, 2, 21-23).
Grande cosa che Dio abbia voluto creare, pur non avendone
assolutamente bisogno! Ma che dire del fatto che Egli abbia
voluto far vivere a noi, sue creature, la sua stessa vita e,
per questo, abbia mandato a noi il Figlio suo?... (cf Gv 3,
16).
L'Incarnazione! Quale avvenimento di infinita grandezza e
bontà! Ad essa era finalizzata la creazione, elevata
da Dio a partecipare alla sua stessa vita, fusa in Lui, in
gloriosa ed eterna trasformazione (cf 2 Cor 3, 18), insieme
a Cristo, Verbo incarnato, risorto ed asceso al Cielo!
Noi ci occuperemo di questa verità ineffabile nella
seconda parte della vita di San Giuseppe; la terza parte
sarà riservata alla sua devozione.
Comprendete di quale importanza sia per tutti conoscere ed
approfondire il mistero dell'Incarnazione, insegnatoci dalla
Bibbia, e non essere vittime dell'ignoranza e
dell'errore.
Ma quale la Creatura privilegiata scelta da Dio ad essere lo
Strumento di questa unione vitale tra Lui e la sua
creazione: la Madre divina del Salvatore?
Lo vedremo domani. Ella è il vertice sublime dei
miliardi di anni che l'hanno preceduta "termine fisso d’eterno
consiglio", nella quale "s'aduna quantunque in creatura
è di bontate" (Dante).
Tutta la perfezione della creazione, tutto il suo amore,
doveva trovarsi in Lei, affinché potesse essere a Dio
Sposa e Madre, e fondere in unità di vita il Creatore
e la sua creatura...
E a Chi affiderà Dio, sulla Terra, questo suo Tesoro
prezioso, questa Perla d'inestimabile valore, arricchita
dello splendore della sua grazia e cioè della sua
vita divina? (cf Lc 1,28).
Questa considerazione ci aiuta ad inoltrarci nella
comprensione della grandezza singolarissima di San Giuseppe,
tanto nascosta nella Rivelazione del Libro di Dio e
riservata agli ultimi tempi (l'era di Maria), a lode della
Sposa immacolata dello Spirito Santo, divino Ispiratore
delle Scritture.
Chiediamo a San Giuseppe che ci faccia parte della sua
conoscenza e del suo amore a Maria, Immacolata
Concezione.
12
- "UNA VERGINE PROMESSA SPOSA, DI NOME MARIA"
"Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con
te" (Lc 1, 27-28).
La
tradizione ci ha fatto sapere che Maria era nata da
Gioacchino ed Anna, ai quali Dio l'aveva concessa in tarda
età, come dono tanto atteso!
Essi discendevano rispettivamente dalle famiglie di Davide e
di Aronne, riunendo così i due titoli più
onorifici del popolo di Israele: la regalità e il
sacerdozio.
Offerta e consacrata al Tempio di Gerusalemme, quando appena
aveva tre ani, la futura Madre di Dio vi crebbe fino ai
quindici: età in cui ogni giovane di stirpe davidica
doveva, per obbedienza alla Legge, passare a nozze, nella
prospettiva di diventare la Madre del Salvatore, da Dio
promesso all'umanità peccatrice.
All'annunciazione dell'Angelo, noi troviamo Maria nella sua
casa paterna a Nazareth, sposa a Giuseppe, e consacrata a
Dio con il voto di verginità per tutta la vita.
Dio stesso le aveva ispirata questa offerta totale,
perchè l'aveva creata tutta per Sé, quale
Tempio santissimo, riservato alle sue operazioni divine.
Al Sacerdote di Dio che l'aveva nel Tempio invitata a
scegliersi uno sposo, Ella aveva così parlato della
sua totale consacrazione al Dio d'Israele: "Con le labbra
che ancora sapevano di materno latte, ma col cuore ebbro del
celeste miele (al momento della mia venuta al Tempio) io ho
detto a Dio: "Ecco, io vengo. Tua. Né altro signore
avrà la mia carne fuori di te, Signore, come altro
amore non ha il mio spirito". E, nel dirlo, mi pareva di
ridire cose già dette e compire un rito già
compiuto; né estraneo m’era lo Sposo prescelto
(lo Spirito Santo), perchè io ne conoscevo già
l'ardore e la mia vista si era formata alla sua luce e la
mia capacità d'amore si era formata fra le sue
braccia divine. Quando?... Non so. Oltre la vita terrena,
direi, (cioè fin dall'atto fulmineo della creazione
dell'anima mia), perchè sento di averlo sempre avuto,
e che Egli mi ha sempre avuta e che io sono perchè
Egli mi ha voluta per la gioia del suo Spirito e del mio"
(Maria Valtorta, Poema dell'Uomo Dio, vol. 1°, pag.
75).
Sempre nell'obbedienza a Dio che ora, per mezzo della sua
Legge, la vuole sposa, Maria realizza il suo misterioso e
divino piano d'amore.
L'Angelo la saluta "piena di grazia" (Lc 1, 28). Parole che
dicono tutto di Lei. Dicono cioè che non vi è
dono che Dio possa fare a creatura, sia nell'ordine naturale
che soprannaturale, che a Lei non sia stato concesso. E
quale perfezione poteva mancare a Colei che Egli aveva
eletta per Madre del suo Figlio divino?...
A Lourdes, apparendo a Bernadetta, la Vergine si è
compiaciuta di rivelarci tanta sua grandezza, facendoci
conoscere il suo nome: "IO SONO L'IMMACOLATA CONCEZIONE!":
compendio cioè e vertice di tutte le perfezioni
create, ideale divino di tutta la creazione, per l'unione
eterna della creatura con il Creatore, nella pienezza del
tempo dall'eternità stabilita.
Ogni grande artista ha il suo capolavoro. L'Immacolata
è il Capolavoro di Dio, infinita Potenza, infinita
Sapienza, infinito Amore! Un Capolavoro vivo, modellato su
Dio stesso, sia nell'essere che nell'operare: unica fra le
creature voluta per generare nel tempo, quel medesimo Figlio
che il Padre genera Dio da tutta l'eternità e che,
dal momento dell'Incarnazione, continuerà a generare
in unione divina con Lei, Dio e Uomo!...
Con l'Incarnazione, Dio ha voluto luminosamente rivelarci le
sue infinite perfezioni di Sapienza, Potenza e Amore: sta a
noi farci gli occhi per contemplare le sue meraviglie:
"Beati i mondi di cuore, perchè vedranno Dio" (Mt 5,
8). Meraviglie divinamente profuse in Colei che per amore
dell'umanità è stata elevata dal Creatore al
più alto grado di perfezione possibile ad una pura
creatura.
"Tutto lo Splendore della Figlia del re è
nell'interiore del suo spirito" (Sal 44, 14).
Dio se n'è riservata la piena conoscenza, Egli che
"non guarda all'apparenza, come fa l'uomo, ma guarda al
cuore" (1 Sam 16, 7) e lo vuole umile.
Questa la dote della "Promessa Sposa". E possiamo
logicamente pensare che Colui il quale, come ci dice la
Bibbia, ha fatto bene tutte le cose (cf Gen 1, 25), abbia
anche convenientemente dotato lo Sposo, l'umile e grande San
Giuseppe: chiamato a condividere (sia pure con una
dignità di molto inferiore a quella della Sposa) il
compimento dell'Opera posta da Dio al centro della creazione
divina, l'Incarnazione del suo Verbo!
Chi saprà adeguatamente apprezzare il valore umano e
i talenti divini affidati dal Datore di tutti i beni a
questo umile Servo dell'Altissimo e da Lui valorizzati con
fedeltà totale?
Chiediamo allo Spirito Santo che, ad onore della sua divina
Sposa, ci renda degni devoti di San Giuseppe.
La vera devozione a Maria non può essere disgiunta da
una sentita e profonda devozione a San Giuseppe. Guardiamo a
lui per imparare ad essere dei veri devoti della
Vergine.
13
- "GIUSEPPE, LO SPOSO DI MARIA"
"Dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo"
(Mt 1, 16).
San
Giuseppe è lo Sposo dato da Dio a Maria, la Vergine
Madre di Cristo.
Il Verbo di Dio, la seconda Persona della divina
Trinità, da tutta l'eternità divinamente
generato dal Padre, viene nel tempo generato come uomo da
Maria; pertanto, Egli, sempre restando Dio, incomincia con
l'Incarnazione ad essere anche vero uomo.
Tutta la sublime grandezza della Vergine sta nella sua
Maternità divina e cioè nell'aver generato il
Figlio di Dio nella natura umana.
Evidentemente tanta grandezza si riversa su San Giuseppe,
scelto da Dio ad esserle Sposo d'anima ed a custodire, come
padre, Gesù Cristo, da Lei nato per opera dello
Spirito Santo.
Il piano eterno di Dio, realizzato nella pienezza del tempo,
aveva come punto focale l'Incarnazione del Verbo. Includeva,
quindi, l'Immacolata, la Donna (non ci stanchiamo di
ripeterlo): umile ed alta più che creatura, termine
fisso d'eterno consiglio.
Il medesimo piano divino, per conseguenza, includeva anche
San Giuseppe: il Figlio di Dio non poteva infatti, nella sua
nascita terrena, non avere una famiglia, imitazione perfetta
della Famiglia trinitaria del Cielo.
Non fa perciò meraviglia che la scelta di San
Giuseppe a Sposo della divina Madre, sia avvenuta, come
vuole la tradizione, per prodigioso intervento di Dio (come
già era avvenuto per il Sommo Sacerdote Aronne): la
fioritura cioè in pieno inverno del ramo di mandorlo
portato da Giuseppe al Tempio, per ordine del Sommo
Pontefice, e posto insieme a quelli di tutti gli altri
giovani di discendenza davidica, davanti alla Gloria di Dio
nel Tempio.
Giuseppe, lo Sposo, ci viene descritto dalla veggente Maria
Valtorta come "un bell’uomo sui trent’anni, dai
capelli corti e piuttosto ricci, di un castagno morato come
la barba; occhi oscuri, buoni e profondi, molto semplice, ma
molto ordinato".
Dopo la sua elezione a Sposo della Vergine, il Sommo
Sacerdote gli parla di Lei: "Non è ricca, tu lo sai,
la Sposa che Dio ti dona. Ma ogni virtù è in
Lei: siine sempre più degno. Non vi è fiore in
Israele vago e puro al pari di Lei". "Mentre il sacerdote
Zaccaria (il padre di Giovanni Battista e parente della
Vergine) va a chiamare la Sposa, seguito da altri, il Sommo
Sacerdote prosegue con Giuseppe: "Maria ha da dirti il suo
voto. Tu aiuta la sua timidezza. Sii buono con la
buona".
Giuseppe risponde: "Metterò tutto me stesso al suo
servizio e nessun sacrificio mi peserà per Lei. Siine
certo". Presentato Giuseppe a Maria, il Pontefice, insieme
al sacerdote Zaccaria ed Anna di Fànuel (la maestra
della Vergine al Tempio), si ritira, e i due promessi sono
uno di fronte all'altra.
Giuseppe le offre un ramoscello bianco, da lui colto nel
giardinetto di Maria a Nazareth, e le rivela fra l'altro, di
essere un “naziréo”, ossia un uomo votato
a Dio, e che perciò non aspirava ad essere il
prescelto. Egli aveva acconsentito a presentarsi, non per
desiderio di nozze, ma solo per obbedire al Sacerdote. Le
dice che il suo cuore era fiorito sino allora, solo per il
Signore.
A queste parole di Giuseppe, il volto di Maria si fa tutto
luminoso, ed Ella si fa coraggio: "Io pure sono tutta di
Dio, Giuseppe. Non so se il Sommo Sacerdote ti ha
detto...".
Mi ha detto solo che tu sei buona e pura e che hai da dirmi
un tuo voto, e d'essere buono con te. Parla, Maria. Il tuo
Giuseppe vuole farti felice in ogni tuo desiderio. Non t'amo
con la carne. Ti amo con lo spirito mio, santa Fanciulla che
Dio mi dona! Vedi in me un padre e un fratello, oltre che
uno sposo. E come a padre confidati, come a fratello
affidati".
"Fin dall'infanzia, risponde la Vergine, mi sono consacrata
al Signore. So che questo non si fa in Israele. Ma io
sentivo una voce chiedermi la mia verginità in
sacrificio d'amore per l'avvento del Messia. Da tanto
l'attende Israele!... Non è troppo rinunciare per
questo alla gioia di essere madre!".
"Ed io unirò il mio sacrificio al tuo, dice Giuseppe.
Ameremo tanto con la nostra castità l'Eterno, che
Egli darà più presto alla terra il Salvatore,
permettendoci di vedere la sua luce splendere nel mondo.
Vieni, Maria, andiamo davanti alla sua Casa (il Tempio di
Gerusalemme) e giuriamo di amarci come gli angeli si amano
fra loro..., a dirgli che lo benediciamo" (Maria Valtorta,
Poema dell'Uomo Dio, vol. 1).
Queste parole, sgorgate spontanee e fervide dal cuore di
Giuseppe, ci fanno capire subito la statura spirituale dello
Sposo Santo a cui Dio ha affidato la sua Immacolata, della
quale lo Spirito Santo prenderà fra non molto, nuovo
e più operante possesso, perchè divenga la
Madre benedetta del Verbo divino, nostro Redentore!
Per il suo sincero, totale amore a Dio che rende non solo
possibile, ma gioiosa ogni rinuncia terrena, San Giuseppe fu
da Lui scelto a degno Custode del mistero del Verbo
Incarnato. E il Padre, dopo avergli affidata la più
santa fra tutte le creature, gli affiderà anche il
suo unico Figlio, perchè, amandolo con verginale
amore, si ponga insieme alla sua Vergine Sposa, a totale e
generoso servizio della umana Redenzione.
14
- "ECCO COME AVVENNE LA NASCITA DI GESÚ
CRISTO"
"Sua Madre Maria, essendo promessa Sposa di Giuseppe,
prima che andassero a vivere insieme, si trovò
incinta per opera dello Spirito Santo" (Mt 1,
18).
Dopo
la cerimonia, nuziale, gli sposi ebrei rimanevano
ordinariamente ciascuno nella propria casa, fino al giorno
della solenne introduzione della sposa nella casa dello
sposo.
Al momento dell'Annunciazione, noi troviamo la Vergine a
Nazareth, nella sua casa paterna. Abbiamo visto come Lei e
San Giuseppe si erano consacrati a Dio con il voto di
verginità per tutta la vita, al fine di impetrare
più efficacemente il dono del Salvatore
all'umanità.
Ascoltiamo, ora, dall'evangelista S. Luca, il racconto della
venuta di Dio tra noi (Lc 1, 26-38).
"L'Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città
della Galilea, chiamata Nazareth, a una Vergine, promessa
sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La
Vergine si chiamava Maria. Entrando l'angelo da Lei, disse:
"Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con
te".
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso
avesse un tale saluto. L'Angelo le disse: "Non temere,
Maria, perchè hai trovato grazia presso Dio. Ecco
concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai
Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio
dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di
Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di
Giacobbe e il suo regno non avrà fine".
Allora Maria disse: "Come è possibile? Non conosco
uomo".
Maria, per divina ispirazione, aveva consacrato la sua
verginità a Dio. Ella chiede perciò al Nunzio
celeste di essere illuminata sulla nuova volontà
divina che ora le propone di essere Madre del Salvatore.
L'Angelo le spiega che la maternità a cui Ella
è chiamata da Dio, non è una maternità
comune, ma straordinaria, divina, e si compirà per
diretto intervento di Dio; per cui, a sua imitazione, Ella
sarà insieme madre e vergine. Così illuminata,
Maria si affida pienamente alla volontà di Dio.
Ascoltiamo la risposta di Gabriele.
Le rispose l'Angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di
te, su te stenderà la sua ombra la potenza
dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque
santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua
parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e
questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano
sterile: nulla è impossibile a Dio".
Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore,
avvenga di me quello che hai detto". E l'Angelo si
partì da Lei".
Notiamo come la maternità miracolosa di Elisabetta
sia per la Vergine il segno della divina provenienza del
messaggio. Profondamente illuminata dalle Scritture sulla
missione del figlio della Cugina (S. Giovanni Battista,
precursore del Messia), Ella comprende che è giunto
il momento della realizzazione del piano divino della
redenzione.
Dice il Signore: "Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto
le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri
sovrastano i vostri pensieri" (Is 55, 9).
Per quanto grande fosse la fede del popolo d'Israele nella
bontà divina che mai si era smentita nel corso dei
secoli, nessuno avrebbe potuto lontanamente prevedere il
modo infinitamente ineffabile, in cui la promessa del
Salvatore si sarebbe attuata; e cioè: il Salvatore
dell'umanità peccatrice sarebbe stato Dio in
persona!
La stessa Vergine, eletta ad essergli Madre e perciò
illuminatissima sui misteri divini, aveva pensato che
l'offerta, tutta amore, della sua verginità (e
condivisa dal suo Sposo Santo) potesse solo affrettare la
venuta del Messia: mentre invece ne era la condizione voluta
da Dio!
"Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio d'Israele,
salvatore!" (Is 45, 15).
Da quando però ci è stato rivelato che Egli
è amore infinito (1 Gv 4, 8), e l'abbiamo capito
vedendolo morire su una croce per noi peccatori, il suo
mistero si è fatto più comprensibile e
più non ci meraviglia la sua degnazione
infinita...
Il Vangelo ci ha fatto conoscere l'adesione piena di fede
amorosa della Vergine al mistero dell'Incarnazione, alla
luce gioiosa della divina sublimazione della sua
verginità; vedremo domani la prova di fede richiesta
da Dio a San Giuseppe, per la sua adesione al mistero, e la
perfezione altissima a cui viene elevata la sua
consacrazione verginale.
Quanto più la nostra devozione a Maria SS.ma imita
quella di San Giuseppe, tanto più abbiamo la certezza
che è la vera. Chiediamogli che ci
illumini.
15
- "NON TEMERE DI PRENDERE CON TE MARIA, TUA
SPOSA"
"Perchè quello che è generato in lei viene
dallo Spirito Santo" (Gen 41, 55).
All'Angelo
che Le annunziava la sua elezione a Madre di Dio, La Vergine
domanda come la sua maternità sarebbe stata in
armonia con il voto di verginità ispiratole da Dio
stesso. E l'Angelo la illumina dicendole: "Lo Spirito Santo
scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra
la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà
sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio" (Lc 1,
35).
Ci troviamo qui, per la prima volta nella Bibbia, di fronte
alla rivelazione chiara del mistero della Trinità
divina: un solo Dio, in tre Persone.
In Dio è un'unica natura o sostanza divina,
appartenente a tre Persone. Dio non è un solitario,
un 'supremo', immerso in se stesso... Non potrebbe esserlo,
perchè mancherebbe al suo Essere infinito (cf Es 3,
14) una operazione adeguata (e cioè infinita) che
Egli può avere solo nella generazione di un'altra
Persona divina, a Lui uguale (come avviene per ogni
vivente); e conseguentemente nel loro mutuo rapporto di
conoscenza e di amore, parimenti infinito, che dà
origine ad una terza Persona della Trinità: lo
Spirito Santo.
Vediamo di considerare brevemente la Persona dello Spirito
Santo, per opera della quale si compie l'Incarnazione.
Ci insegna la Bibbia che Dio, dopo aver plasmato il primo
uomo (Adamo) con la polvere della terra, plasmò dalla
sua sostanza umana, anche la prima donna (Eva), la madre dei
viventi (cf Gen 2, 22).
Nell'Incarnazione del Verbo, il Figlio suo, avviene il
contrario: è con la sostanza della donna, la Vergine
Maria, che lo Spirito Creatore plasma il corpo
dell'Uomo-Dio, Cristo Gesù.
Lo Spirito Santo, Dio-Amore, è l'unione vivente del
Padre e del Figlio. Comunicando il suo amore alla Vergine,
Egli la unisce soprannaturalmente alla Potenza del Padre e
la rende partecipe della sua fecondità paterna, per
la quale Ella è elevata alla generazione umana del
Verbo, da sempre consostanziale al Padre e, d'ora in poi,
consostanziale, come Uomo, alla sua Madre Santa.
L'Incarnazione è perciò il frutto benedetto di
due generazioni congiunte: quella divina del Padre e quella
materna (umana) di Maria Vergine. Di qui l'infinita
grandezza del Mistero che non va considerato come
avvenimento a sé stante nella storia
dell'umanità, ma centralizzante tutta la creazione
che finalizza alla partecipazione della vita eterna di Dio
(cf Col 1, 16), affinché, come dice S.Paolo: "Dio sia
tutto in tutti" (1 Cor 15, 28).
Il 'sì' di San Giuseppe all'Incarnazione del Figlio
di Dio, rivelatagli dall'Angelo (cf Mt 1, 19-25), e
cioè il riconoscimento della Maternità divina
della sua Sposa, lo pone in una situazione totalmente nuova
di fronte a Lei e a Dio.
Maria non è solo più per lui la Compagna
fedele con la quale condivide l'attesa piena di fede e di
amore del Messia: ne è la Madre che lo dona
all'umanità (e lo dona anche a lui) per la salvezza e
la gioia di quanti l'attendono!
A Lei, dunque, sua Sposa, insieme che a Dio, il grazie per
tanto Dono; a Lei la sua sublime vocazione di essere
direttamente elevato al servizio del Salvatore bramato!
La beatitudine evangelica "poter vedere e ascoltare Dio" (cf
Mt 13, 16), ha le sue primizie per Lui, insieme che a Maria,
ed Egli fino alla morte ne custodirà il gioioso
segreto, trasalendo di felicità sovrumana, sempre
nuova e commossa, ogni qualvolta sentirà Gesù,
il Figlio di Dio, chiamarlo col dolce nome di padre. E come
poteva farlo Gesù...
Da questo momento ha inizio, per San Giuseppe, una
venerazione indicibile per la sua vergine Sposa, divenuta il
Tempio vivo del Dio vivente; venerazione unita ad una
disposizione di totale e amoroso servizio a Dio, presente in
Lei. Servendo a Lei, Egli serve a Dio, e questo suo
privilegio lo innalza ad una gloria inferiore solo a quella
dell'Immacolata.
Quanta gratitudine e quanto amore, dunque, per la sua Sposa
Santissima!
È per mezzo di Lei che egli ha la grazia ineffabile
di avere il suo Dio-Incarnato!
È con Lei, e cioè imitando il suo amore di
Madre, che lo può trattare con la più grande
perfezione, come egli desidera.
È in Lei, e cioè amandola, che può
avere con il Figlio di Dio quell'unione pura e profonda che
il suo cuore di israelita santo ardentemente brama!
Per questa devozione alla Vergine sua Sposa, San Giuseppe
diviene il modello perfetto di ogni vero devoto di Maria, la
Madre Santa di Gesù, alla quale il Padre dei Cieli ha
fatto dono del suo Figlio, perchè maternamente lo
amasse e lo donasse al mondo, e cioè ad ogni anima
che lo accoglie con fede. Guardiamo a lui e imitiamone la
fede e l'amore.
La devozione a Maria è devozione a Gesù ed ha
come frutto il suo dono materno a tutti gli uomini; San
Giuseppe è stato il primo a sperimentare questa
verità profonda e gioiosa.
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