6
- SAN GIUSEPPE IL GLORIOSO FIGLIO DI DAVIDE
"Volgerò lo sguardo su chi teme la mia
parola" (Is 66, 2).
La
promessa del Salvatore, fatta da Dio ad Abramo (cf Gen 22,
18), passa da questi al figlio Isacco, quindi a Giacobbe che
la trasmette a Giuda, il quarto dei suoi dodici figli,
capostipiti delle dodici tribù di Israele (cf Gen 49,
10). Nella discendenza del Patriarca Giuda, cinquecento anni
più tardi (siamo intorno al 1000 avanti Cristo),
nasce il re Davide e le promesse divine si concentrano d'ora
in poi sulla sua persona e sui suoi discendenti.
Davide è il personaggio biblico dell'Antico
Testamento che raccoglie il passato glorioso del popolo di
Israele e lo arricchisce di nuova gloria per trasmetterla ai
posteri, in sempre più ansiosa attesa del Messia: "Ho
trovato Davide mio servo, con il mio santo olio l'ho
consacrato; la mia mano è il suo sostegno, il mio
braccio è la sua forza. La mia fedeltà e la
mia grazia saranno sempre con lui e nel mio nome si
innalzerà la sua potenza. Gli conserverò
sempre la mia grazia, la mia alleanza gli sarà
fedele. Stabilirò per sempre la sua discendenza e il
suo trono come i giorni del cielo" (Sal 89).
Anche Davide è piaciuto a Dio per la sua
fedeltà. Ancora giovinetto fu consacrato re d'Israele
dal profeta Samuele, per ordine di Dio (cf 1 Sam 16, 12), il
quale prima di lui aveva eletto Saul, della tribù del
Patriarca Beniamino. Dice la Bibbia del re Saul: "Nel popolo
non c'era nessuno come lui: egli sopravanzava dalla spalla
in su tutto il popolo" (1 Sam 10, 24). Saul, però,
non seppe conservare la benevolenza divina. In due occasioni
mancò gravemente di fedeltà alla sua 'Parola'
e Dio gli tolse il regno per passarlo a Davide, "l'uomo
secondo il suo cuore" (1 Sam 16, 7).
Per la sua fedeltà, Davide meritò da Dio le
più grandi benedizioni: fu re glorioso e potente;
uomo di preghiera sublime che ci tramandò nei Salmi;
figura luminosa del Messia che raffigurò al vivo
nelle vicende dolorose della sua vita.
È a tutti noto il Salmo 21, dov'egli, parlando di
sé, profetizza la passione di Cristo: "Mio Dio, mio
Dio, perchè mi hai abbandonato? Tu sei lontano dalla
mia salvezza. In te hanno sperato i nostri padri e tu li hai
liberati. Ma io sono verme, non uomo, rifiuto del mio
popolo... Hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso
contare tutte le mie ossa".
Davide fu re santo e grande santo. È vero: egli cadde
nel peccato, come cadono tutti gli uomini. Seppe però
riconoscere le sue colpe ed accettare umilmente il castigo
di Dio.
La Bibbia ci ha tramandato il suo pentimento nel Salmo 50:
"Pietà di me, Signore, secondo la tua misericordia...
Nella tua bontà, cancella il mio peccato".
Dio rinnova con Davide le promesse fatte ai Patriarchi: il
Messia verrà dalla sua discendenza! E questo
privilegio supera di gran lunga tutti gli altri concessi da
Dio al suo re fedele: "Sulla mia fedeltà ho giurato a
Davide. In eterno durerà la sua discendenza, il suo
trono davanti a me come il sole" (Sal 89, 36-37).
L'angelo Gabriele, annunziando a Maria la sua
Maternità divina, farà preciso riferimento a
questo Salmo. Le dice, infatti, che il Figlio di cui Dio la
elegge ad essere Madre "avrà il trono di Davide suo
padre (cioè antenato) e regnerà per sempre
sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine"
(Le 1, 32-33).
La Vergine è chiamata "Torre davidica", perchè
appartenente alla discendenza regale di Davide; così
pure San Giuseppe, poiché la Legge ebraica
prescriveva che i matrimoni si facessero nelle rispettive
tribù, risalenti ai dodici figli di Giacobbe.
Come ogni israelita, con quanta venerazione San Giuseppe ha
guardato al suo illustre Antenato, vissuto dieci secoli
prima di lui! Certo, nella sua umiltà, non ha mai
potuto, nemmeno lontanamente, pensare che gli sarebbe
toccata una gloria ben più grande...
Egli, infatti, avrebbe portato sulle sue braccia il
Salvatore di cui Davide era stato soltanto una figura e
profeta nei suoi Salmi ispirati.
Il re Davide liberò il suo popolo dai nemici e lo
portò alla celebrità terrena. San Giuseppe
salvò il Redentore dai suoi persecutori e lo
protesse, rendendosi, così, benemerito al mondo
intero della salvezza eterna portata da Cristo. Oggi ancora,
più che non il santo re Davide, egli sostiene con il
suo Patrocinio tutto il popolo di Dio nella conquista della
Patria celeste.
Davide salmista accompagnò con la cetra i suoi Salmi
di lode a Dio. San Giuseppe se li sentì con
indicibile commozione accompagnati dalla stessa voce di Dio,
che anche per suo merito aveva preso voce umana.
Imitiamo San Giuseppe nella preghiera devota a Dio. Ogni
nostra giornata si apra e si chiuda nell'incontro filiale
con Dio, nostro Padre celeste.
7
- SAN GIUSEPPE PIU’ GRANDE DEI PROFETI
"Beati i vostri occhi perchè vedono
ciò che voi vedete" (Mt 13,
16-17).
Nella
Bibbia, hanno grandissima importanza i Profeti: uomini
suscitati da Dio per sostenere il popolo ebreo nella sua
missione di preparare una degna accoglienza a Cristo,
Salvatore divino.
Profeta è colui che annunzia la "parola" di Dio. Per
questo suo compito egli diviene una figura del Verbo (il
Salvatore) che egli preannunzia anche con la sua vita,
poiché tanto la parola che la sua vita sono
rivelazione di Dio. Tra i maggiori profeti ricordati dalla
Bibbia, troviamo Isaia, vissuto nell'ottavo secolo avanti
Cristo.
In una grandiosa visione, egli udì la voce di Dio che
gli diceva: "Chi manderò (al popolo) e chi
andrà per noi?". Isaia rispose: "Eccomi, manda me!"
(Is 6, 8).
Isaia è il grande profeta del Messia del quale ci fa
una descrizione luminosa e completa, dalla nascita alla
passione dolorosa, al trionfo finale ed eterno.
Celebre la sua profezia sulla nascita di Cristo da una madre
vergine: "Ecco, la vergine concepirà e
partorirà un figlio che chiamerà Emanuele
(Dio-con-noi) (Is 7, 14).
II profeta ci annuncia pure la pienezza di grazia di Maria
sulle labbra della quale egli mette queste ispirate parole:
"Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel
mio Dio, perchè mi ha rivestita delle vesti della
salvezza, mi ha avvolta con il manto della giustizia„
(Is 61, 10).
Molto chiaro anche il passo dell'annuncio della nascita del
salvatore dalla discendenza davidica: "Uno stelo
spunterà dal tronco di lesse, un fiore si
eleverà dalle sue radici. Su di esso si poserà
lo Spirito del Signore, (Is 11, 1-2).
La profezia annunzia tre cose: la radice, lo stelo, il
fiore. La radice di lesse è la stirpe di Davide; lo
stelo che venne da quella radice è Maria; il fiore
eletto di questo stelo è Gesù che
germogliò dal suo purissimo seno ed è chiamato
nel libro dei Cantici fiore del campo (cf Ct 2, 1).
Isaia si diffonde soprattutto nel descrivere la passione del
Salvatore (il servo sofferente).
Ascoltiamone alcuni celebri passi: "É cresciuto come
una radice in terra arida. Disprezzato e reietto dagli
uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno
davanti al quale ci si copre la faccia.
"Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, e
noi lo giudicavamo un castigato, percosso da Dio e umiliato.
Egli (invece) è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci
dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le
sue piaghe siamo stati guariti. Il Signore fece ricadere su
di lui l'iniquità di noi tutti. Maltrattato si
lasciò umiliare e non aprì la bocca. Con
oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; per
l'iniquità del suo popolo fu messo a morte" (Is
53).
Quale privilegio per il Profeta aver potuto contemplare in
visione e descrivere ai posteri - otto secoli prima - la
figura del Salvatore: Dio Incarnato!
Ma fortuna ben più grande fu per San Giuseppe aver
potuto vedere con i propri occhi il Salvatore stesso!
Gesù dirà più tardi ai suoi
contemporanei: "Beati gli occhi che vedono ciò che
voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato
vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire
ciò che voi udite, ma non l'udirono" (Lc 10,
23-24).
Isaia profetizzò la Vergine Madre del Salvatore. Da
un Angelo inviatogli da Dio, San Giuseppe ebbe il privilegio
di sapere che a lui era stata data in Sposa!
Isaia partecipò in spirito alle sofferenze del
Messia. San Giuseppe condivise con Cristo, affidato alle sue
cure amorose, la povertà di Betlemme, la persecuzione
di Erode, le pene e le fatiche di ogni giorno.
Pensiamo al dolore del suo cuore, nel sapere (come
chiaramente avevano predetto i Profeti) che Gesù, Dio
fatto Uomo, avrebbe terminato la sua vita su una croce,
sotto gli occhi della Vergine sua Sposa, la quale ne avrebbe
avuta l'anima trafitta, come il santo Simeone le aveva
profetizzato!... Questa, senza dubbio, fu la pena atroce che
spezzò la fibra robusta del Santo e lo portò
anzitempo alla morte, facendolo con la divina Madre
partecipe del martirio di Cristo.
Amiamo San Giuseppe e chiediamogli che l'ascolto dei Profeti
accresca in noi, come in lui, la fede e l'amore a
Gesù, nostro divino Redentore.
8
- SAN GIUSEPPE NELLA PREFIGURAZIONE DELL'ANTICO
TESTAMENTO
"Andate da Giuseppe: fate quello che egli vi
dirà" (Gen 41, 55).
Nell'Antico
Testamento, come abbiamo visto, Dio mantenne viva l'attesa
del Salvatore, per mezzo delle profezie.
Oltre le profezie, la Bibbia ci fa anche conoscere, in
merito al preannunzio di Cristo, le figure e i simboli. Ad
esempio: Isacco, chiesto in sacrificio da Dio, fu una figura
luminosa di Gesù; cosi pure il serpente di bronzo,
innalzato da Mosè nel deserto a salvezza del popolo,
ne fu un simbolo molto significativo (cf Nm 21, 4-9).
Tra i simboli che nell'Antico Testamento hanno riferimento a
San Giuseppe, troviamo la verga di Aronne. Essa fiori
prodigiosamente nella Tenda della testimonianza per
designare Aronne a Sommo Sacerdote. In seguito, venne posta
davanti al Tabernacolo a testimonianza della sua elezione
divina.
Come vedremo al capitolo tredicesimo, il medesimo prodigio
si verificò per San Giuseppe, quando il ramoscello di
mandorlo da lui portato per ordine del Sommo Pontefice,
fiori miracolosamente nel Santo dei Santi e indicò la
sua elezione divina a Sposo della Vergine.
La figura più significativa del grande Patrono della
Chiesa l'abbiamo in San Giuseppe l'ebreo, figlio del
Patriarca Giacobbe. Il libro della Genesi dedica ben dodici
capitoli al racconto della sua interessantissima storia.
Figlio prediletto del grande Patriarca, egli fu dapprima
favorito da Dio di sogni meravigliosi che ne preannunziavano
il futuro glorioso.
Invidiato dai fratelli e venduto schiavo a mercanti
egiziani, finì nella reggia del faraone. Tentato di
adulterio dalla sua padrona e falsamente calunniato e
imprigionato, venne in seguito premiato da Dio con
l'interpretazione del sogno del faraone: le famose sette
vacche grasse e magre
Ammirato per la sua divina veggenza, il faraone lo
creò viceré dell'Egitto. La Bibbia ci racconta
che egli si tolse l'anello, simbolo d'autorità
(poiché con esso venivano autenticati gli ordini
reali) e lo pose nella mano di Giuseppe; lo rivestì
di abiti finissimi, gli pose al collo una collana d'oro e
gli disse: "Senza il tuo permesso, nessuno potrà
muovere dito, in tutto il paese d'Egitto" (cf Gen 41).
Terminati i sette anni dell'abbondanza seguirono, come
Giuseppe aveva predetto, i sette di totale carestia. Tutto
l'Egitto incominciò a sentire la fame e il popolo
gridò al faraone per avere pane. "Andate da
Giuseppe!".
Il viceré aprì i depositi in cui aveva
ammassato il grano. E da tutti i paesi si veniva all'Egitto
ad acquistarlo, perchè la carestia infieriva su tutta
la terra.
Anche i figli di Giacobbe, cioè i fratelli che
l'avevano venduto schiavo, spinti dalla fame, vennero in
cerca di grano dalla Palestina. A tutti sono note le vicende
dell'incontro con il fratello Giuseppe e come, a conclusione
di tutto, l'intera famiglia di Giacobbe si trasferì
in
I figli di Giacobbe, con le loro famiglie, per il favore che
Giuseppe godeva presso il faraone, ottennero le migliori
campagne dell'Egitto. Per oltre quattrocento anni, il popolo
di Dio resterà in questo paese e cioè fino
alla sua liberazione sotto la guida di Mosè.
Riconoscente a questo figlio che aveva salvato la vita alla
sua famiglia e a tutto il popolo di Dio, Giacobbe volle che
anche i due primi figli di Giuseppe, Efraim e Manasse,
fossero eredi, insieme agli altri suoi figli, di tutti i
beni paterni e partecipi della sua benedizione
patriarcale.
Commovente il momento in cui il vecchio Patriarca, prima di
morire, benedice il figlio provvidenziale, tanto amato.
Ascoltiamone le parole: "Germoglio di ceppo fecondo è
Giuseppe; germoglio di ceppo fecondo presso una fonte! Le
benedizioni di tuo padre sono superiori alle benedizioni dei
monti antichi, alle attrattive dei colli eterni:
finchè venga il DESIDERATO dei colli eterni (il
Messia), il quale porterà ai tuoi posteri e a tutti
gli uomini benedizioni ancora più abbondanti. (cf Gen
49).
Di tutta evidenza e molto significativo è il
confronto fra Giuseppe, figlio di Giacobbe e il nostro
grande San Giuseppe. Non a caso essi hanno lo stesso nome,
come pure i loro padri.
Prediletto dal padre il primo e predestinato a grandi cose
da Dio. Oggetto di predilezione e predestinazione divina il
Secondo.
Entrambi duramente provati dalla vita e dalla cattiveria
degli uomini. Entrambi pazienti, virtuosi e vittoriosi nella
prova della loro fedeltà a Dio. Entrambi, alla fine,
premiati da Lui.
Il primo ebbe in dono dal faraone una sposa dell'alta
nobiltà egiziana e fu elevato alla più alta
carica nel regno del faraone. San Giuseppe meritò
d'avere in Sposa l'Immacolata Concezione, la Madre
Amministratore, Giuseppe l'ebreo, della casa del faraone e
salvatore del suo popolo. Custode e difensore, San Giuseppe,
della Sacra Famiglia, Patrono potente ed amato da tutta la
cristianità e dell'umanità intera;
depositario, non di frumento che sfama i corpi, ma di
Cristo, Pane vivo disceso dal Cielo, per la fame divina di
tutti i veri credenti. Ribellarsi al dolore è cosa
naturale; accettarlo con fede è cosa divina.
Chiediamo a San Giuseppe che ci aiuti a capire come Dio,
attraverso il dolore, prepari i suoi figli alla vera
grandezza.
9
- SAN GIUSEPPE - NEL TEMPO DELLA PIU’ VIVA ATTESA DEL
MESSIA
"Stillate, o cieli, dall'alto e le nubi facciano piovere
il Giusto: si apra la terra e germini il Salvatore" (Is 45,
8).
Nel
momento stesso in cui i nostri progenitori (Adamo ed Eva)
avevano ascoltato la loro terribile condanna dal Creatore
offeso, avevano anche avuto l'annunzio della salvezza che
sarebbe venuta da un inviato di Dio: il quale, prendendo
umana carne da una loro lontana e privilegiata Figlia,
avrebbe mutato in gioia il dolore di Eva.
Quest'oracolo biblico, deposto nella culla del genere umano,
fu portato avanti dall'umanità nelle sue emigrazioni
e nelle sue dispersioni su tutta la faccia della Terra.
Tutti i popoli antichi e moderni (nei loro libri sacri,
nelle loro mitologie, nei loro riti, o per bocca dei loro
poeti) invocano ed aspettano una vergine la quale
darà al mondo il suo liberatore.
Ricordiamo la profezia del vecchio Patriarca Giacobbe: "Non
sarà tolto lo scettro da Giuda finché non
verrà Colui al quale esso appartiene e a cui è
dovuta l'obbedienza dei popoli. (Gen 49, 10).
Lo scettro dei discendenti di Giuda lo troviamo, al tempo di
San Giuseppe passato nelle mani di un re straniero, Erode,
idumeo di origine, sostenuto dai pagani di Roma.
Compiute erano pure le settimane di attesa, predette dal
profeta Daniele (cf Dn 9, 24, ss.).
Anche la dominazione straniera acuiva fortemente il
desiderio del Messia, perchè umiliava profondamente
il sentimento religioso e patrio del popolo d'Israele che si
riconosceva popolo di Dio, dal quale aveva avuto esistenza,
patria e leggi.
"Dite agli smarriti di cuore: Coraggio! Non temete! Ecco il
vostro Dio! Giunge la vendetta; egli viene a salvarvi!. (Is
35, 4).
Le parole ispirate del profeta erano insieme conforto e
stimolo ad affrettare con la preghiera la venuta del
Salvatore.
Alla preghiera si univa la santità della vita
suscitata nei pii Israeliti dallo Spirito Santo al fine di
preparare una degna accoglienza al Figlio di Dio, ormai
prossimo a discendere sulla terra.
Una conferma di questa azione di grazia nelle anime la
troviamo nella setta ebraica degli Esseni, i quali con
ideali quasi monastici (celibato, rinuncia alla
proprietà privata, battesimo di penitenza),
conducevano nella solitudine, lungo la riva occidentale del
Mar Morto, una vita comunitaria, fondata sulla
carità.
La viva attesa del Salvatore è attestata anche
dall'accorrere delle popolazioni della Palestina alla
predicazione e al battesimo di Giovanni Battista. Anzi: la
sua parola di fiamma e la santità della sua vita
avevano fatto nascere in molti la convinzione che egli
stesso fosse il Messia atteso. Infatti, i capi religiosi di
Gerusalemme gli avevano inviata una delegazione di sacerdoti
e leviti per domandargli se fosse lui Cristo.
Il Vangelo fa pure notare l'entusiasmo incontenibile di
alcuni discepoli del Battista, quando dal maestro venne loro
indicato a dito il Salvatore: "Ecco l'Agnello di Dio, ecco
colui che toglie il peccato del mondo!" (Gv 1, 29).
Uno di questi discepoli, Andrea, incontra il fratello Simone
(Pietro) e gli dice: "Abbiamo trovato il Messia, il
Cristo!". Così il futuro apostolo Filippo,
incontrando Natanaele (Bartolomeo) gli grida: "Sai che
abbiamo trovato Colui del quale hanno scritto Mosè e
i Profeti, Gesù di Nazareth! Vieni a vederlo!" (cf Gv
1, 35-51).
Se tanta era l'attesa nel popolo, pensiamo ai privilegiati
destinati da Dio ad accogliere il Salvatore in prima
persona: la Vergine Maria e il suo futuro Sposo San
Giuseppe!
Con quanto amore lo Spirito Santo doveva far fiorire sul
loro labbro le infuocate invocazioni ispirate ai Profeti:
"Vieni a liberarci, Signore: mostraci il tuo Volto e noi
saremo salvi!"
I Santi ci dicono che furono proprio le ardenti preghiere
della Vergine ad anticipare la venuta sulla terra del Verbo
di Dio. Tutti i buoni Israeliti lo invocavano: ma "fu Maria,
la sola a meritarlo e a trovare grazia davanti a Dio, con la
veemenza della sua preghiera e la sublimità delle sue
virtù" (Montfort, Trattato, n. 16).
Da tutta l'eternità Dio l'aveva predestinata alla
Maternità divina, perchè fosse Lei,
l'Immacolata Concezione, ad accoglierlo nel suo seno
verginale e nel suo cuore divinamente amante, a nome di
tutta l'umanità.
Ma poiché il Figlio di Dio doveva avere sulla terra
una famiglia, come anche ha in Cielo (la Trinità
SS.ma), Dio Padre, insieme a Colei che doveva essergli
Madre, aveva pure provveduto al grande Santo che in questa
Famiglia terrena del Figlio suo, avrebbe niente meno fatto
le sue veci paterne: il vergine San Giuseppe!
Chiediamo a San Giuseppe una viva fede e un grande amore per
Gesù, nostro divino Salvatore.
10
- SAN GIUSEPPE CI INSEGNA AD ACCOGLIERE IL
SALVATORE
"Se tu conosci il dono di Dio" (Gv 4,
10).
Ci
dice la Bibbia che Dio è bontà infinita (cf 1
Gv 4, 8). La bontà di una persona si giudica dal suo
donare disinteressato. Chi ama, dona senza aspettarsi il
contraccambio: dona perchè ama.
Dio è amore e cioè dono in se stesso, nella
sua Trinità divina. Quindi è anche dono al di
fuori di sé, nella creazione che è tutta un
suo dono gratuito.
Chi veramente ama, non si limita a donare qualcosa di suo,
ma dona anche se stesso. Totalmente.
Non è possibile andare oltre. Ci ha detto
Gesù: "Nessuno ha un amore più grande di
questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15, 13).
Così ha fatto Dio con noi: ci ha dato se stesso nel
proprio Figlio. Donare un figlio, soprattutto se unico,
è come donare se stessi. Ricordiamo il sacrificio di
Abramo!
Donandoci il proprio Figlio, perchè lo conoscessimo e
lo amassimo, Dio ci ha donato la sua vita, ci ha fatti
simili a sé. Ci ha fatti suoi figli. Questo è
tutto il piano divino della creazione, rivelato gradatamente
a noi da Dio.
Vediamo di comprendere.
Anzitutto, Dio si è fatto conoscere e vivere con la
creazione. Infatti, ad ogni essere vivente Egli ha dato la
capacità di trasmettere la vita (cf Gen l, 12).
L'albero, facendo il suo frutto, l'animale, generando il suo
simile, imitano e manifestano - sia pure lontanamente - la
fecondità e la vita di Dio, la quale consiste nella
generazione e nell'amore del suo Verbo (cf Gv 1, 4).
Anche all'uomo Dio ha partecipato la sua fecondità:
"Siate fecondi, disse ai Progenitori, e riempite la terra"
(Gen 1, 28.28).
Il popolo ebreo aveva ben compreso questa prima e
meravigliosa benedizione divina. Per questo considerava i
figli come il più ambito dono del cielo. Anche
perchè Dio aveva promesso che il Salvatore sarebbe
nato nella discendenza di Abramo; quindi, ogni israelita
desiderava questa gloria per sé e per la propria
famiglia.
Da Abramo, come già abbiamo visto, la promessa del
Salvatore passa al figlio Isacco, quindi a Giacobbe e da
questi al figlio Giuda.
In seguito la figura del Messia verrà sempre
più precisata. Egli sarà un discendente del re
Davide, nascerà a Betlemme (Mi 5, 2-5), da una Madre
vergine (Is 7, 14), sarà un essere sovrumano, divino
(Dio-con-noi), (Is 8, 10).
La sua predicazione verrà accompagnata da miracoli
strepitosi (cf Is 35, 4-9); egli sarà il servo
obbediente e sofferente che redimerà con il suo
dolore i peccatori (cf Is 53).
Al tempo dell'esilio (siamo nel sesto secolo avanti Cristo),
il profeta Daniele predice il tempo esatto della sua nascita
e della sua morte, seguita dalla distruzione di Gerusalemme:
castigo al popolo infedele che non ha voluto riconoscerlo
come Salvatore (cf Dn 9, 24-27).
Tutte queste profezie hanno avuto perfetto compimento. Esse
sono, quindi, una prova chiara della origine divina di
Cristo e della sua missione.
Tutti i sabati, nelle Sinagoghe ebraiche, i rabbini e i
dottori della Legge leggevano e spiegavano i Profeti al
popolo. Ogni pio israelita sentiva, a quella lettura,
rafforzata la sua fede nel Messia atteso, sostenuta la sua
fiducia, spronato il suo zelo a vivere con tutto l'amore,
come voleva il libro del Deuteronomio, (cf Dt 6, 5) i
Comandamenti divini, al fine di preparare al Salvatore una
degna accoglienza.
La Vergine e San Giuseppe, predestinati da Dio ad avere
nella vita di Cristo un ruolo di primissimo piano, erano
senza dubbio i più sensibili alla voce dello Spirito
Santo, divino Ispiratore dei libri profetici.
Come arpe finissime, le loro anime vibravano al tocco
soprannaturale della grazia, sprigionando sentimenti di
gratitudine, invocazioni fervide, ardori di santità
crescente, nell'attesa del Redentore, ormai vicinissimo a
comparire sulla terra.
Il grande dono Dio agli uomini (cf Gv 4, 10), la grazia di
Cristo Gesù, troverà i loro cuori preparati a
riceverla, nella piena adesione al volere del Padre che li
associava al grande mistero.
Essi diverranno così i più perfetti modelli di
quanti, in tutti i tempi, attendono con amore la venuta di
Cristo. Impariamo da San Giuseppe ad andare incontro a
Cristo e ad accoglierlo nella nostra vita come al Padre
è piaciuto inviarcelo e non secondo i nostri gusti
personali.
<<
INDIETRO
::
TORNA SU
:: AVANTI
>>
|