1
- LA GRANDEZZA DI SAN GIUSEPPE
"Tua, Signore, è la grandezza: dalla tua mano
ogni grandezza" (1 Cr. 29, 11-12).
Dio
solo è grande. Infinitamente.
La grandezza delle creature è poca cosa ed è
sempre relativa all'unica, vera grandezza: quella di
Dio.
La grandezza che da Dio non viene è vana illusione:
come nebbia che il vento disperde. E nulla resta di essa. La
vera grandezza delle creature sta nella partecipazione alla
vita eterna di Dio, il Quale ci ha tanto amati da farci suoi
figli (cf 1 Gv 3,1).
Consideriamo il piano di attuazione di questo suo amore, nel
quale ci sarà dato di scoprire un poco la sublime
grandezza di San Giuseppe: "Sia benedetto Dio, Padre del
Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con
ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci
ha scelti, prima della creazione del mondo, per essere santi
e immacolati al suo cospetto nella carità,
predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di
Gesù Cristo" (Ef 1,3-6).
Non soltanto Dio ha voluto farci dono della vita umana e
della creazione che ci circonda, ma anche della sua stessa
vita.
Per farci vivere la sua vita, Egli ha mandato a noi dal
Cielo il suo Verbo, il Figlio che genera da tutta
l'eternità. Accogliendo il suo Verbo, la sua
'Parola', la creatura diviene partecipe della vita di Dio
(cf Gv 1, 12).
Ci insegna la Bibbia che Dio offri dapprima il suo Verbo
Incarnato agli Angeli, in una visione grandiosa (cf Eb 1,6),
nella quale, necessariamente, era presente l'Immacolata, la
Donna che l'avrebbe generato uomo.
Un terzo degli Angeli con a capo Lucifero (cf Ap 12,4), si
rifiutò di accettare il Verbo fatto carne, ritenendo
la natura umana inferiore alla natura angelica. Questo
rifiuto orgoglioso procurò loro l'inferno eterno (cf
Le 10, 18), regno della superbia e dell'odio, perchè
privo di Dio che è l'amore.
Ci insegna ancora la Bibbia che Dio, dopo aver creato
l'uomo, gli propose il suo Verbo, la sua 'Parola': certo in
una forma nuova, a lui conforme (cf Gen 2, 26-27).
Istigati da Satana, i progenitori dell'umanità, Adamo
ed Eva, non la vollero accettare. Anche per
l'umanità, questo rifiuto fu causa di castigo: la
tremenda situazione in cui si trovò dopo la colpa (cf
Gen 3, 16-19).
Defezionarono le creature, ma restò il piano eterno
di Dio, che divenne, per gli uomini, piano di redenzione (cf
Gen 3, 15). Dio, infatti, subito dopo il peccato,
annunziò il Salvatore e la sua Madre Immacolata.
Alla coppia ribelle, Adamo-Eva, venne sostituita la coppia
fedele, Cristo-Maria i quali amarono con tutto se stessi la
volontà di Dio e divennero causa di salvezza per
tutti i redenti.
In questo piano di redenzione divinizzante, piacque a Dio
collocare San Giuseppe come sposo della Donna che schiaccia
la testa al serpe infernale e merita, con la sua obbedienza
alla 'Parola' (cf Le 1, 26-38), di divenirne la Madre.
La grandezza sublime della Vergine sta tutta in questo suo
'sì'; come pure quella di San Giuseppe viene
dall'accettazione di quel medesimo Verbo, già
incarnato nel seno della sua Vergine sposa (cf Mt 1,
24).
Ogni vera grandezza viene da Dio. Ed Egli ne fa dono alla
creatura che accoglie con fede la sua 'Parola'. Amo io la
Parola di Dio? La medito volentieri? Mi sforzo di metterla
in pratica?
2
- SAN GIUSEPPE IL SANTO PIÚ DEGNO DEL NOSTRO
AMORE
"Ti ho amato di amore eterno" (Ger 31,
3).
Tutti
sanno che la luce attraversa gli spazi del cielo alla
velocità di trecento mila chilometri al minuto
secondo. E la scienza oggi ci dice che vi sono delle stelle
così lontane dalla Terra che hanno impiegato oltre
venti miliardi di anni per farci giungere il loro
splendore...
Chi conosce il numero di questi astri immensi che solcano
gli spazi celesti a velocità vertiginose, con un
ordine perfettissimo?
Dio.
Egli, ci dice la Bibbia, il Libro di Dio: "Conta il numero
delle stelle e chiama ciascuna per nome" (Sal 147, 4).
Continua il Libro sacro: "Dio ha steso il cielo come (noi
stendiamo) un velo, l'ha spiegato come (noi spieghiamo) una
tenda, dove abitare" (Is 40, 22).
Aggiunge ancora: "I cieli periranno: ma tu, o Dio, rimani;
tutti si logorano come una veste, e come un abito tu li
muterai ed essi passeranno" (Sal 102, 26-27). Quante volte,
nell'eternità, se avremo la fortuna di essere con Dio
(fortuna che dobbiamo anche meritare!), vedremo il nostro
Creatore cambiare sotto i nostri occhi pieni di stupore
l'abito dell'universo?...
Come fanno pena quelli che non credono o non pensano a
queste verità stupende!
E perché tanta grandezza? Per chi tanta magnificenza?
"La creazione non si può giustamente capire se non si
vede come momento della realizzazione di quel disegno
d'amore, con il quale il Padre, per mezzo di Cristo, nello
Spirito Santo, chiama ed ammette gli uomini alla comunione
con sé, alla partecipazione della sua vita (cf LG, n.
2).
"Infatti, la creazione trova il suo vertice negli esseri
personali, capaci di rispondere, ringraziando ed adorando,
all'atto d'amore di Dio, che li fa sussistere davanti a
sé, avendoli scelti, già prima della
creazione, per essere santi ed immacolati al suo cospetto
nell'amore (Ef l, 4). Senza l'amore, la creazione rimane un
enigma inspiegabile.
"Dio non crea per un suo bisogno, ma per amore gratuito, per
donare, per arricchire, per rendere felici altri esseri
fuori di sé: Non per aver a sé bene
d'acquisto, ch'esser non può (dice Dante), s'aperse
in nuovi amor l'eterno amore. (1) (Paradiso, XXIX, 13.
18).
Dio, che è amore (1 Gv 4, 8) non poteva creare che
per amore: per rendere cioè felici, con il dono della
vita, tante sue creature. Per questo il suo amore non si
è fermato al dono della vita naturale: ma, come ci
insegna S. Paolo, Dio creando pensò al dono della sua
vita alle creature intelligenti (cf Ef 1, 4-5). Egli
realizzerà il suo disegno con l'Incarnazione del
proprio Figlio.
Quanti secoli dopo aver creato, attuerà il suo piano
d'amore? S. Paolo ci dice "nella pienezza del tempo" (Gal
4,4), per mettere in evidenza il significato di estrema
importanza dell'Incarnazione: punto d'arrivo di profonde,
misteriose trasformazioni dell'universo (cf Gen 1); e
insieme punto di inizio della glorificazione eterna dei
figli di Dio.
Proprio in questa "pienezza del tempo", a fianco della
Donna, termine fisso d'eterno consiglio, dalla quale
nascerà Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, noi
troveremo, in qualità di Sposo, l'umile e grande San
Giuseppe (cf Mt 1, 16).
Impariamo dalla Bibbia a dare all'evento divino-umano
dell'Incarnazione l'infinita importanza che Dio stesso gli
ha dato.
È in questa luce che noi capiremo meglio la
singolarissima grandezza del nostro Santo e lo considereremo
il più degno del nostro amore, essendo lui stesso il
Santo più amato da Dio.
Chi più si ama, più si ricorda: non lasciamo
passare giorno senza ricordare San Giuseppe nelle nostre
preghiere. Più ancora: desideriamo dargli nella
nostra vita spirituale il posto assegnatogli da Dio. Ne
avremo sorprese gioiose...
3
- SAN GIUSEPPE NELLA LUCE DEI PATRIARCHI
"Uomini
di fede per la salvezza" (Eb 10, 39).
La
Bibbia dà il nome di Patriarchi agli antenati del
popolo ebreo e li distingue in Patriarchi anti-diluviani e
post-diluviani.
Abbiamo visto che la rovina degli angeli e anche quella
degli uomini fu causata dal loro rifiuto alla 'Parola' di
Dio, al suo Verbo. Li rovinò cioè la loro
mancanza di fede in Dio.
La Fede è un difficile atto di umiltà per il
quale la creatura, riconoscendo l'onnipotenza e la
bontà di Dio, rinuncia a fidarsi di se stessa e si
rimette fiduciosamente alla provvidenza di Colui dal quale
dipende per creazione. Mi ha creato perché mi ama:
posso dunque e devo fidarmi di Lui!
Accettare la 'Parola' di Dio è accoglierne la vita,
perchè la sua Parola è la sua vita (cf Gv 1,
1).
La grandezza della creatura sta perciò tutta
nell'accettazione della 'Parola' divina. Ed è in
questa accettazione che l'uomo peccatore trova la sua
salvezza.
L'accoglienza della 'Parola' di Dio da parte delle creature,
ha avuto nella storia dell'uomo un crescendo di perfezione
che ha raggiunto il suo culmine nel "sì" della
Vergine all'Annunciazione (cf Lc 1, 38).
Tra i grandi credenti alla 'Parola' di Dio, la Bibbia
ricorda dieci Patriarchi anti-diluviani (cf Gen 5, 1-32) e
dieci post-diluviani (cf Gen 11, 10-26). La prima serie
termina con NOÈ, secondo capostipite
dell'umanità, e la seconda termina con ABRAMO,
capostipite del popolo eletto.
L'importanza della missione affidata loro da Dio per la
salvezza dell'umanità, è misurata dalla
grandezza della loro fede.
Questa considerazione getta luce sulla figura eccelsa di San
Giuseppe, la cui missione supera immensamente tutte quelle
dei Patriarchi biblici: essi, infatti, avevano soltanto il
compito di prepararla.
Vediamo la missione di Noè.
La Bibbia ci parla di questo famoso Patriarca dal sesto al
decimo capitolo del libro della Genesi. Egli è il
grande protagonista del Diluvio universale. Ascoltiamone il
racconto.
Vide il Signore che la malvagità degli uomini era
grande sulla terra e che i desideri del loro cuore non erano
altro che malvagi. Ed il Signore si penti d'aver creato
l'uomo, se ne addolorò nel suo cuore e disse:
"Sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato!".
Ma Noè trovò grazia agli occhi di Dio: egli
era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e
camminava con Dio. Allora Dio gli disse: "Fatti un'arca di
legno di cipresso. Io manderò il diluvio, cioè
le acque sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni
carne, in cui è alito di vita. Ma con te io
stabilisco la mia alleanza. Noè fece come Dio gli
aveva comandato.
Grande la missione affidata da Dio al Patriarca diluviano!
Grande il suo merito per aver salvato con la sua
fedeltà a Dio l'umanità dalla distruzione
totale!
Ma l'arca del diluvio era soltanto un simbolo, una figura di
Maria Immacolata, Madre divina del Salvatore, vera Arca
dell'Alleanza, affidata da Dio al fedelissimo San
Giuseppe.
Tanto caro a Dio fu il Patriarca Noè, per aver
meritato che gli fosse affidata la salvezza dell'uomo, opera
delle sue mani divine! (cf Gen 2, 7).
Ma quanto più caro a Lui fu San Giuseppe per aver
meritato di salvare non l'uomo peccatore, ma l'Uomo-Dio,
Cristo Gesù, venuto dal cielo a redimere l'uomo
peccatore! Egli, infatti lo libererà dalla
persecuzione di Erode, portandolo in Egitto insieme alla sua
Madre divina.
La missione che Dio affida ai suoi predestinati si commisura
alla loro fedeltà: "Senza la fede, dice la Bibbia
è impossibile piacere a Dio" (Eb 11, 6). La fede ci
rende a lui cari e strumenti delle sue grandi opere.
Chiediamo questa fondamentale virtù al fedelissimo
San Giuseppe.
4
- SAN GIUSEPPE IL DISCENDENTE DI ABRAMO
"Per fede, chiamato da Dio, obbedì" (Eb
11, 8).
Diciannove
secoli prima di realizzare il progetto dell'Incarnazione del
suo Figlio, Dio si scelse nella terra di Ur dei Caldei
(l'antica Mesopotàmia), un uomo di nome Abramo. Gli
disse: "Esci dal tuo paese, dalla tua Patria e dalla casa di
tuo padre, verso il paese che ti mostrerò.
Farò di te un grande popolo e ti benedirò;
renderò grande il tuo nome e diventerai una
benedizione. In te saranno benedette tutte le famiglie della
terra" (Gen 12, 1-3).
Abramo obbedì alla 'Parola' di Dio e partì.
Prese la moglie Sàrai e suo nipote Lot con tutti i
suoi beni e andò verso il paese di Cànaan (la
Palestina o Terra promessa). Qui il Signore gli apparve
nuovamente e gli disse: "Darò questo paese alla tua
discendenza" (Gen 12, 7).
Abramo è il grande Patriarca capostipite del popolo
ebreo, dal quale nascerà più tardi la 'Donna'
promessa da Dio nel Paradiso terrestre (Gen 3, 15): la
Vergine Maria, Madre del Salvatore.
Più che non fece con Noè, Dio mise fortemente
alla prova la fede di Abramo, fino a chiedergli in
sacrificio l'unico figlio, Isacco, che gli aveva
miracolosamente concesso in tardissima età, essendo
la moglie Sàrai sterile e come il marito molto
avanzata negli anni (cf Gen 18, 1-15).
Racconta la Bibbia: "Dio mise alla prova la fede di Abramo e
gli disse: Prendi il tuo figlio, il tuo unico figlio che
ami, Isacco, va nel territorio di Mòria e offrilo in
olocausto su di un monte che io ti indicherò" (Gen
22, 21).
Abramo si alzò di buon mattino, prese con sé
due servi e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli
aveva indicato.
Tre giornate di cammino angoscioso. Giunti sul luogo, Abramo
costruì l'altare, collocò la legna,
legò il figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra
la legna. Poi stese la mano e prese il coltello per
immolarlo...
Dio, contento della sua prova di fedeltà,
mandò un angelo a fermargli il braccio...
A tanta obbedienza alla sua 'Parola', la bontà divina
esplose in benedizioni sul Patriarca fedele: "Giuro su me
stesso, oracolo del Signore: poiché tu hai fatto
questo e non mi hai rifiutato il tuo figlio, il tuo unico
figlio, io ti benedirò con ogni benedizione. Saranno
benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della
Terra, perchè tu hai obbedito alla mia parola" (Gen
22, 16-18).
Abramo è stato chiamato "il padre della fede", il
Patriarca, cioè, che con la sua fede diede origine al
popolo credente in Dio, il popolo ebreo.
Esempio di assoluta fedeltà al Signore, figura
eccelsa che simboleggia, nel sacrificio del figlio, l'amore
di Dio Padre, il quale non esiterà a sacrificare per
nostro amore il suo Unigenito sul monte Calvario (cf Gv 3,
16).
La Bibbia tesse del Patriarca Abramo le più belle
lodi: "Nessuno fu come lui nella gloria. Egli custodì
la legge dell'Altissimo, con lui entrò in alleanza"
(Sir 44, 19-20).
Dalla discendenza di Abramo, nascerà diciassette
secoli più tardi il Salvatore Gesù, "la
benedizione di tutte le genti", promessa da Dio al Patriarca
fedele.
Abramo è una luminosa figura di San Giuseppe.
I tre giorni di cammino doloroso che il Patriarca fece per
giungere, col cuore spezzato, al monte Mòria dove
doveva immolare il figlio, fanno pensare ai tre giorni di
angoscia vissuti da San Giuseppe nella ricerca di
Gesù, smarrito a Gerusalemme: che poteva essere del
fanciullo Gesù, già perseguitato fin dalla sua
nascita?... E, notiamo, che per San Giuseppe non si trattava
solo di un figlio, per quanto amato, ma del figlio stesso di
Dio!...
Dio risparmiò ad Abramo la pena dell'uccisione di
Isacco. San Giuseppe, invece, vivrà e morirà
con l'angoscia tremenda nel sapere che Gesù
verrà ucciso per la salvezza dei peccatori. I profeti
l'avevano chiaramente annunziato e, per ultimo, Simeone al
Tempio aveva unito il dolore del Figlio alla spada
trafiggente l'anima della Madre! ... (cf Lc 2, 33-35).
Ben grande la fede di Abramo per credere che Dio gli avrebbe
dato un figlio nonostante la vecchiaia e la sterilità
di Sàrai: ma quanto più grande la fede dello
Sposo santissimo della Vergine per credere al concepimento
di un figlio, in Lei, per opera dello Spirito Santo! (cf Mt
1, 20-21).
Per la fede invitta del Patriarca Abramo, ebbe inizio il
popolo ebreo. Per la fede di San Giuseppe ha inizio il
popolo dei credenti nel mistero dell'Incarnazione del Figlio
di Dio e nella Maternità verginale di Maria! Gloria a
San Giuseppe, nostro Padre nella fede!
Come l'orefice purifica l'oro con il fuoco, Dio purifica la
nostra fede con la prova del dolore. Chiediamo a San
Giuseppe l'aiuto per restargli fedeli nelle prove della
vita.
5
- SAN GIUSEPPE DEPOSITARIO, COME MOSÈ, DELLA LEGGE
DIVINA
"Fu amato da Dio e dagli uomini" (Sir 45,
1).
Per
quasi cinquecento anni, e cioè dal 1720 al 1250
avanti Cristo, i discendenti di Abramo, costretti da una
carestia ad emigrare in Egitto, trovarono lungo le fertili
sponde del Nilo il terreno provvidenziale per la loro
crescita numerica: fino al punto che il Faraone regnante,
ossessionato dalla loro potenza, incominciò a
perseguitarli col proposito di distruggerli.
Era giunto il momento in cui il popolo di Dio poteva
avviarsi alla conquista della terra "dove scorre latte e
miele" (Dt 6, 3), la patria promessa da Dio ad Abramo per i
suoi discendenti (cf Gen 12,7).
Il Signore prepara dunque agli Israeliti un grande
condottiero, Mosè. Questi si trovava fuggiasco sul
monte Sinai, e Dio gli apparve misteriosamente in un roveto
ardente: "Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi, o
Signore!".
"lo sono il Dio di tuo padre, il Dio d'Abramo, il Dio di
Isacco, il Dio di Giacobbe. Ora va'! lo ti mando dal
Faraone.
Fa' uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti! Io
sarò con te!" (cf Dt 3, 1-12).
Mosè accoglie con fede la 'Parola' di Dio; e,
fiducioso nel suo aiuto, supera le infinite
difficoltà della sua non facile missione. Diviene,
così, il grande Condottiero del popolo di Dio nel
cammino della conquista della Terra promessa.
La Bibbia fa di lui questo elogio stupendo: "Amato da Dio e
dagli uomini, il suo ricordo è in benedizione. Gli
diede autorità sul suo popolo e gli mostrò una
parte della sua gloria. Lo santificò nella
fedeltà e nella mansuetudine; lo scelse fra tutti i
viventi. Gli fece udire la sua voce; lo introdusse nella
nube oscura e gli diede a faccia a faccia i Comandamenti,
Legge di vita e di intelligenza, perchè spiegasse a
Giacobbe la sua alleanza, i suoi decreti a Israele" (Sir 45,
1-6).
Mosè, per la fede, merita che Dio gli affidi i suoi
tre doni più preziosi al popolo: la Legge (i dieci
Comandamenti); la Tenda del convegno, dove il Signore gli
parla a tu per tu, "come un uomo parla con un altro" (Es 33,
11); l'Arca dell'alleanza, nella quale era custodita, con le
tavole della Legge, la manna che aveva nutrito per
quarant'anni il popolo in cammino verso la Patria
promessa.
La Tenda e l'Arca sono simboli luminosi della Vergine Maria,
affidata da Dio a San Giuseppe: Ella è la Tenda
dell'incontro di Dio con gli uomini (nel mistero
dell'Incarnazione); l'Arca Santa che custodì Cristo
(la Legge di Dio personificata) e la Manna eucaristica, Cibo
del popolo cristiano, in cammino verso la patria del
Cielo.
Gloria di Mosè fu aver liberato gli Israeliti dalla
persecuzione del Faraone!
Il Figlio di Dio, venuto sulla terra, ha voluto, a
imitazione del suo popolo, essere perseguitato e vivere
esule nell'Egitto: fu gloria di San Giuseppe salvarlo dalla
persecuzione di Erode, condurlo e ricondurlo dall'Egitto
nella sua patria.
La Legge era un dono dell'amore infinito di Dio al suo
popolo, e doveva essere osservata con totalità
d'amore. Incomincia, infatti, con queste parole: "Ascolta,
Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore
è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il
tuo cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" (Dt 6,
4-5). Essa aveva il compito di preparare il popolo eletto
alla venuta di Cristo e di renderlo capace ad osservare la
Legge evangelica.
Per la sua fedeltà alla "Parola", Mosè
meritò che Dio gli affidasse la Legge scritta sulle
Tavole di pietra.
A San Giuseppe fu affidato l'Autore stesso della Legge,
Cristo Gesù, nella sua Umanità santa. La
Bibbia gli ha dato il titolo di "giusto" (Mt 1, 19), titolo
riservato ai più fedeli custodi della Legge divina.
É nella osservanza perfetta dei dieci Comandamenti
che egli si preparò ad accogliere la Legge evangelica
e a viverla con perfezione d'amore.
Imitiamo San Giuseppe nell'obbedienza ai dieci Comandamenti
di Dio, per poterlo anche imitare nella pratica delle
virtù cristiane.
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