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1 - LA GRANDEZZA DI SAN GIUSEPPE
"Tua, Signore, è la grandezza: dalla tua mano ogni grandezza" (1 Cr. 29, 11-12).

Dio solo è grande. Infinitamente.
La grandezza delle creature è poca cosa ed è sempre relativa all'unica, vera grandezza: quella di Dio.
La grandezza che da Dio non viene è vana illusione: come nebbia che il vento disperde. E nulla resta di essa. La vera grandezza delle creature sta nella partecipazione alla vita eterna di Dio, il Quale ci ha tanto amati da farci suoi figli (cf 1 Gv 3,1).
Consideriamo il piano di attuazione di questo suo amore, nel quale ci sarà dato di scoprire un poco la sublime grandezza di San Giuseppe: "Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti, prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo" (Ef 1,3-6).
Non soltanto Dio ha voluto farci dono della vita umana e della creazione che ci circonda, ma anche della sua stessa vita.
Per farci vivere la sua vita, Egli ha mandato a noi dal Cielo il suo Verbo, il Figlio che genera da tutta l'eternità. Accogliendo il suo Verbo, la sua 'Parola', la creatura diviene partecipe della vita di Dio (cf Gv 1, 12).
Ci insegna la Bibbia che Dio offri dapprima il suo Verbo Incarnato agli Angeli, in una visione grandiosa (cf Eb 1,6), nella quale, necessariamente, era presente l'Immacolata, la Donna che l'avrebbe generato uomo.
Un terzo degli Angeli con a capo Lucifero (cf Ap 12,4), si rifiutò di accettare il Verbo fatto carne, ritenendo la natura umana inferiore alla natura angelica. Questo rifiuto orgoglioso procurò loro l'inferno eterno (cf Le 10, 18), regno della superbia e dell'odio, perchè privo di Dio che è l'amore.
Ci insegna ancora la Bibbia che Dio, dopo aver creato l'uomo, gli propose il suo Verbo, la sua 'Parola': certo in una forma nuova, a lui conforme (cf Gen 2, 26-27).
Istigati da Satana, i progenitori dell'umanità, Adamo ed Eva, non la vollero accettare. Anche per l'umanità, questo rifiuto fu causa di castigo: la tremenda situazione in cui si trovò dopo la colpa (cf Gen 3, 16-19).
Defezionarono le creature, ma restò il piano eterno di Dio, che divenne, per gli uomini, piano di redenzione (cf Gen 3, 15). Dio, infatti, subito dopo il peccato, annunziò il Salvatore e la sua Madre Immacolata.
Alla coppia ribelle, Adamo-Eva, venne sostituita la coppia fedele, Cristo-Maria i quali amarono con tutto se stessi la volontà di Dio e divennero causa di salvezza per tutti i redenti.
In questo piano di redenzione divinizzante, piacque a Dio collocare San Giuseppe come sposo della Donna che schiaccia la testa al serpe infernale e merita, con la sua obbedienza alla 'Parola' (cf Le 1, 26-38), di divenirne la Madre.
La grandezza sublime della Vergine sta tutta in questo suo 'sì'; come pure quella di San Giuseppe viene dall'accettazione di quel medesimo Verbo, già incarnato nel seno della sua Vergine sposa (cf Mt 1, 24).
Ogni vera grandezza viene da Dio. Ed Egli ne fa dono alla creatura che accoglie con fede la sua 'Parola'. Amo io la Parola di Dio? La medito volentieri? Mi sforzo di metterla in pratica?

2 - SAN GIUSEPPE IL SANTO PIÚ DEGNO DEL NOSTRO AMORE
"Ti ho amato di amore eterno" (Ger 31, 3).

Tutti sanno che la luce attraversa gli spazi del cielo alla velocità di trecento mila chilometri al minuto secondo. E la scienza oggi ci dice che vi sono delle stelle così lontane dalla Terra che hanno impiegato oltre venti miliardi di anni per farci giungere il loro splendore...
Chi conosce il numero di questi astri immensi che solcano gli spazi celesti a velocità vertiginose, con un ordine perfettissimo?
Dio.
Egli, ci dice la Bibbia, il Libro di Dio: "Conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome" (Sal 147, 4). Continua il Libro sacro: "Dio ha steso il cielo come (noi stendiamo) un velo, l'ha spiegato come (noi spieghiamo) una tenda, dove abitare" (Is 40, 22).
Aggiunge ancora: "I cieli periranno: ma tu, o Dio, rimani; tutti si logorano come una veste, e come un abito tu li muterai ed essi passeranno" (Sal 102, 26-27). Quante volte, nell'eternità, se avremo la fortuna di essere con Dio (fortuna che dobbiamo anche meritare!), vedremo il nostro Creatore cambiare sotto i nostri occhi pieni di stupore l'abito dell'universo?...
Come fanno pena quelli che non credono o non pensano a queste verità stupende!
E perché tanta grandezza? Per chi tanta magnificenza? "La creazione non si può giustamente capire se non si vede come momento della realizzazione di quel disegno d'amore, con il quale il Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo, chiama ed ammette gli uomini alla comunione con sé, alla partecipazione della sua vita (cf LG, n. 2).
"Infatti, la creazione trova il suo vertice negli esseri personali, capaci di rispondere, ringraziando ed adorando, all'atto d'amore di Dio, che li fa sussistere davanti a sé, avendoli scelti, già prima della creazione, per essere santi ed immacolati al suo cospetto nell'amore (Ef l, 4). Senza l'amore, la creazione rimane un enigma inspiegabile.
"Dio non crea per un suo bisogno, ma per amore gratuito, per donare, per arricchire, per rendere felici altri esseri fuori di sé: Non per aver a sé bene d'acquisto, ch'esser non può (dice Dante), s'aperse in nuovi amor l'eterno amore. (1) (Paradiso, XXIX, 13. 18).
Dio, che è amore (1 Gv 4, 8) non poteva creare che per amore: per rendere cioè felici, con il dono della vita, tante sue creature. Per questo il suo amore non si è fermato al dono della vita naturale: ma, come ci insegna S. Paolo, Dio creando pensò al dono della sua vita alle creature intelligenti (cf Ef 1, 4-5). Egli realizzerà il suo disegno con l'Incarnazione del proprio Figlio.
Quanti secoli dopo aver creato, attuerà il suo piano d'amore? S. Paolo ci dice "nella pienezza del tempo" (Gal 4,4), per mettere in evidenza il significato di estrema importanza dell'Incarnazione: punto d'arrivo di profonde, misteriose trasformazioni dell'universo (cf Gen 1); e insieme punto di inizio della glorificazione eterna dei figli di Dio.
Proprio in questa "pienezza del tempo", a fianco della Donna, termine fisso d'eterno consiglio, dalla quale nascerà Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, noi troveremo, in qualità di Sposo, l'umile e grande San Giuseppe (cf Mt 1, 16).
Impariamo dalla Bibbia a dare all'evento divino-umano dell'Incarnazione l'infinita importanza che Dio stesso gli ha dato.
È in questa luce che noi capiremo meglio la singolarissima grandezza del nostro Santo e lo considereremo il più degno del nostro amore, essendo lui stesso il Santo più amato da Dio.
Chi più si ama, più si ricorda: non lasciamo passare giorno senza ricordare San Giuseppe nelle nostre preghiere. Più ancora: desideriamo dargli nella nostra vita spirituale il posto assegnatogli da Dio. Ne avremo sorprese gioiose...

3 - SAN GIUSEPPE NELLA LUCE DEI PATRIARCHI
"Uomini di fede per la salvezza" (Eb 10, 39).

La Bibbia dà il nome di Patriarchi agli antenati del popolo ebreo e li distingue in Patriarchi anti-diluviani e post-diluviani.
Abbiamo visto che la rovina degli angeli e anche quella degli uomini fu causata dal loro rifiuto alla 'Parola' di Dio, al suo Verbo. Li rovinò cioè la loro mancanza di fede in Dio.
La Fede è un difficile atto di umiltà per il quale la creatura, riconoscendo l'onnipotenza e la bontà di Dio, rinuncia a fidarsi di se stessa e si rimette fiduciosamente alla provvidenza di Colui dal quale dipende per creazione. Mi ha creato perché mi ama: posso dunque e devo fidarmi di Lui!
Accettare la 'Parola' di Dio è accoglierne la vita, perchè la sua Parola è la sua vita (cf Gv 1, 1).
La grandezza della creatura sta perciò tutta nell'accettazione della 'Parola' divina. Ed è in questa accettazione che l'uomo peccatore trova la sua salvezza.
L'accoglienza della 'Parola' di Dio da parte delle creature, ha avuto nella storia dell'uomo un crescendo di perfezione che ha raggiunto il suo culmine nel "sì" della Vergine all'Annunciazione (cf Lc 1, 38).
Tra i grandi credenti alla 'Parola' di Dio, la Bibbia ricorda dieci Patriarchi anti-diluviani (cf Gen 5, 1-32) e dieci post-diluviani (cf Gen 11, 10-26). La prima serie termina con NOÈ, secondo capostipite dell'umanità, e la seconda termina con ABRAMO, capostipite del popolo eletto.
L'importanza della missione affidata loro da Dio per la salvezza dell'umanità, è misurata dalla grandezza della loro fede.
Questa considerazione getta luce sulla figura eccelsa di San Giuseppe, la cui missione supera immensamente tutte quelle dei Patriarchi biblici: essi, infatti, avevano soltanto il compito di prepararla.
Vediamo la missione di Noè.
La Bibbia ci parla di questo famoso Patriarca dal sesto al decimo capitolo del libro della Genesi. Egli è il grande protagonista del Diluvio universale. Ascoltiamone il racconto.
Vide il Signore che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che i desideri del loro cuore non erano altro che malvagi. Ed il Signore si penti d'aver creato l'uomo, se ne addolorò nel suo cuore e disse: "Sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato!".
Ma Noè trovò grazia agli occhi di Dio: egli era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. Allora Dio gli disse: "Fatti un'arca di legno di cipresso. Io manderò il diluvio, cioè le acque sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita. Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Noè fece come Dio gli aveva comandato.
Grande la missione affidata da Dio al Patriarca diluviano! Grande il suo merito per aver salvato con la sua fedeltà a Dio l'umanità dalla distruzione totale!
Ma l'arca del diluvio era soltanto un simbolo, una figura di Maria Immacolata, Madre divina del Salvatore, vera Arca dell'Alleanza, affidata da Dio al fedelissimo San Giuseppe.
Tanto caro a Dio fu il Patriarca Noè, per aver meritato che gli fosse affidata la salvezza dell'uomo, opera delle sue mani divine! (cf Gen 2, 7).
Ma quanto più caro a Lui fu San Giuseppe per aver meritato di salvare non l'uomo peccatore, ma l'Uomo-Dio, Cristo Gesù, venuto dal cielo a redimere l'uomo peccatore! Egli, infatti lo libererà dalla persecuzione di Erode, portandolo in Egitto insieme alla sua Madre divina.
La missione che Dio affida ai suoi predestinati si commisura alla loro fedeltà: "Senza la fede, dice la Bibbia è impossibile piacere a Dio" (Eb 11, 6). La fede ci rende a lui cari e strumenti delle sue grandi opere. Chiediamo questa fondamentale virtù al fedelissimo San Giuseppe.

4 - SAN GIUSEPPE IL DISCENDENTE DI ABRAMO
"Per fede, chiamato da Dio, obbedì" (Eb 11, 8).

Diciannove secoli prima di realizzare il progetto dell'Incarnazione del suo Figlio, Dio si scelse nella terra di Ur dei Caldei (l'antica Mesopotàmia), un uomo di nome Abramo. Gli disse: "Esci dal tuo paese, dalla tua Patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che ti mostrerò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò; renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. In te saranno benedette tutte le famiglie della terra" (Gen 12, 1-3).
Abramo obbedì alla 'Parola' di Dio e partì. Prese la moglie Sàrai e suo nipote Lot con tutti i suoi beni e andò verso il paese di Cànaan (la Palestina o Terra promessa). Qui il Signore gli apparve nuovamente e gli disse: "Darò questo paese alla tua discendenza" (Gen 12, 7).
Abramo è il grande Patriarca capostipite del popolo ebreo, dal quale nascerà più tardi la 'Donna' promessa da Dio nel Paradiso terrestre (Gen 3, 15): la Vergine Maria, Madre del Salvatore.
Più che non fece con Noè, Dio mise fortemente alla prova la fede di Abramo, fino a chiedergli in sacrificio l'unico figlio, Isacco, che gli aveva miracolosamente concesso in tardissima età, essendo la moglie Sàrai sterile e come il marito molto avanzata negli anni (cf Gen 18, 1-15).
Racconta la Bibbia: "Dio mise alla prova la fede di Abramo e gli disse: Prendi il tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò" (Gen 22, 21).
Abramo si alzò di buon mattino, prese con sé due servi e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato.
Tre giornate di cammino angoscioso. Giunti sul luogo, Abramo costruì l'altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna. Poi stese la mano e prese il coltello per immolarlo...
Dio, contento della sua prova di fedeltà, mandò un angelo a fermargli il braccio...
A tanta obbedienza alla sua 'Parola', la bontà divina esplose in benedizioni sul Patriarca fedele: "Giuro su me stesso, oracolo del Signore: poiché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato il tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti benedirò con ogni benedizione. Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della Terra, perchè tu hai obbedito alla mia parola" (Gen 22, 16-18).
Abramo è stato chiamato "il padre della fede", il Patriarca, cioè, che con la sua fede diede origine al popolo credente in Dio, il popolo ebreo.
Esempio di assoluta fedeltà al Signore, figura eccelsa che simboleggia, nel sacrificio del figlio, l'amore di Dio Padre, il quale non esiterà a sacrificare per nostro amore il suo Unigenito sul monte Calvario (cf Gv 3, 16).
La Bibbia tesse del Patriarca Abramo le più belle lodi: "Nessuno fu come lui nella gloria. Egli custodì la legge dell'Altissimo, con lui entrò in alleanza" (Sir 44, 19-20).
Dalla discendenza di Abramo, nascerà diciassette secoli più tardi il Salvatore Gesù, "la benedizione di tutte le genti", promessa da Dio al Patriarca fedele.
Abramo è una luminosa figura di San Giuseppe.
I tre giorni di cammino doloroso che il Patriarca fece per giungere, col cuore spezzato, al monte Mòria dove doveva immolare il figlio, fanno pensare ai tre giorni di angoscia vissuti da San Giuseppe nella ricerca di Gesù, smarrito a Gerusalemme: che poteva essere del fanciullo Gesù, già perseguitato fin dalla sua nascita?... E, notiamo, che per San Giuseppe non si trattava solo di un figlio, per quanto amato, ma del figlio stesso di Dio!...
Dio risparmiò ad Abramo la pena dell'uccisione di Isacco. San Giuseppe, invece, vivrà e morirà con l'angoscia tremenda nel sapere che Gesù verrà ucciso per la salvezza dei peccatori. I profeti l'avevano chiaramente annunziato e, per ultimo, Simeone al Tempio aveva unito il dolore del Figlio alla spada trafiggente l'anima della Madre! ... (cf Lc 2, 33-35).
Ben grande la fede di Abramo per credere che Dio gli avrebbe dato un figlio nonostante la vecchiaia e la sterilità di Sàrai: ma quanto più grande la fede dello Sposo santissimo della Vergine per credere al concepimento di un figlio, in Lei, per opera dello Spirito Santo! (cf Mt 1, 20-21).
Per la fede invitta del Patriarca Abramo, ebbe inizio il popolo ebreo. Per la fede di San Giuseppe ha inizio il popolo dei credenti nel mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio e nella Maternità verginale di Maria! Gloria a San Giuseppe, nostro Padre nella fede!
Come l'orefice purifica l'oro con il fuoco, Dio purifica la nostra fede con la prova del dolore. Chiediamo a San Giuseppe l'aiuto per restargli fedeli nelle prove della vita.

5 - SAN GIUSEPPE DEPOSITARIO, COME MOSÈ, DELLA LEGGE DIVINA
"Fu amato da Dio e dagli uomini" (Sir 45, 1).

Per quasi cinquecento anni, e cioè dal 1720 al 1250 avanti Cristo, i discendenti di Abramo, costretti da una carestia ad emigrare in Egitto, trovarono lungo le fertili sponde del Nilo il terreno provvidenziale per la loro crescita numerica: fino al punto che il Faraone regnante, ossessionato dalla loro potenza, incominciò a perseguitarli col proposito di distruggerli.
Era giunto il momento in cui il popolo di Dio poteva avviarsi alla conquista della terra "dove scorre latte e miele" (Dt 6, 3), la patria promessa da Dio ad Abramo per i suoi discendenti (cf Gen 12,7).
Il Signore prepara dunque agli Israeliti un grande condottiero, Mosè. Questi si trovava fuggiasco sul monte Sinai, e Dio gli apparve misteriosamente in un roveto ardente: "Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi, o Signore!".
"lo sono il Dio di tuo padre, il Dio d'Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe. Ora va'! lo ti mando dal Faraone.
Fa' uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti! Io sarò con te!" (cf Dt 3, 1-12).
Mosè accoglie con fede la 'Parola' di Dio; e, fiducioso nel suo aiuto, supera le infinite difficoltà della sua non facile missione. Diviene, così, il grande Condottiero del popolo di Dio nel cammino della conquista della Terra promessa.
La Bibbia fa di lui questo elogio stupendo: "Amato da Dio e dagli uomini, il suo ricordo è in benedizione. Gli diede autorità sul suo popolo e gli mostrò una parte della sua gloria. Lo santificò nella fedeltà e nella mansuetudine; lo scelse fra tutti i viventi. Gli fece udire la sua voce; lo introdusse nella nube oscura e gli diede a faccia a faccia i Comandamenti, Legge di vita e di intelligenza, perchè spiegasse a Giacobbe la sua alleanza, i suoi decreti a Israele" (Sir 45, 1-6).
Mosè, per la fede, merita che Dio gli affidi i suoi tre doni più preziosi al popolo: la Legge (i dieci Comandamenti); la Tenda del convegno, dove il Signore gli parla a tu per tu, "come un uomo parla con un altro" (Es 33, 11); l'Arca dell'alleanza, nella quale era custodita, con le tavole della Legge, la manna che aveva nutrito per quarant'anni il popolo in cammino verso la Patria promessa.
La Tenda e l'Arca sono simboli luminosi della Vergine Maria, affidata da Dio a San Giuseppe: Ella è la Tenda dell'incontro di Dio con gli uomini (nel mistero dell'Incarnazione); l'Arca Santa che custodì Cristo (la Legge di Dio personificata) e la Manna eucaristica, Cibo del popolo cristiano, in cammino verso la patria del Cielo.
Gloria di Mosè fu aver liberato gli Israeliti dalla persecuzione del Faraone!
Il Figlio di Dio, venuto sulla terra, ha voluto, a imitazione del suo popolo, essere perseguitato e vivere esule nell'Egitto: fu gloria di San Giuseppe salvarlo dalla persecuzione di Erode, condurlo e ricondurlo dall'Egitto nella sua patria.
La Legge era un dono dell'amore infinito di Dio al suo popolo, e doveva essere osservata con totalità d'amore. Incomincia, infatti, con queste parole: "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" (Dt 6, 4-5). Essa aveva il compito di preparare il popolo eletto alla venuta di Cristo e di renderlo capace ad osservare la Legge evangelica.
Per la sua fedeltà alla "Parola", Mosè meritò che Dio gli affidasse la Legge scritta sulle Tavole di pietra.
A San Giuseppe fu affidato l'Autore stesso della Legge, Cristo Gesù, nella sua Umanità santa. La Bibbia gli ha dato il titolo di "giusto" (Mt 1, 19), titolo riservato ai più fedeli custodi della Legge divina. É nella osservanza perfetta dei dieci Comandamenti che egli si preparò ad accogliere la Legge evangelica e a viverla con perfezione d'amore.
Imitiamo San Giuseppe nell'obbedienza ai dieci Comandamenti di Dio, per poterlo anche imitare nella pratica delle virtù cristiane.


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6 - SAN GIUSEPPE IL GLORIOSO FIGLIO DI DAVIDE
"Volgerò lo sguardo su chi teme la mia parola" (Is 66, 2).

La promessa del Salvatore, fatta da Dio ad Abramo (cf Gen 22, 18), passa da questi al figlio Isacco, quindi a Giacobbe che la trasmette a Giuda, il quarto dei suoi dodici figli, capostipiti delle dodici tribù di Israele (cf Gen 49, 10). Nella discendenza del Patriarca Giuda, cinquecento anni più tardi (siamo intorno al 1000 avanti Cristo), nasce il re Davide e le promesse divine si concentrano d'ora in poi sulla sua persona e sui suoi discendenti.
Davide è il personaggio biblico dell'Antico Testamento che raccoglie il passato glorioso del popolo di Israele e lo arricchisce di nuova gloria per trasmetterla ai posteri, in sempre più ansiosa attesa del Messia: "Ho trovato Davide mio servo, con il mio santo olio l'ho consacrato; la mia mano è il suo sostegno, il mio braccio è la sua forza. La mia fedeltà e la mia grazia saranno sempre con lui e nel mio nome si innalzerà la sua potenza. Gli conserverò sempre la mia grazia, la mia alleanza gli sarà fedele. Stabilirò per sempre la sua discendenza e il suo trono come i giorni del cielo" (Sal 89).
Anche Davide è piaciuto a Dio per la sua fedeltà. Ancora giovinetto fu consacrato re d'Israele dal profeta Samuele, per ordine di Dio (cf 1 Sam 16, 12), il quale prima di lui aveva eletto Saul, della tribù del Patriarca Beniamino. Dice la Bibbia del re Saul: "Nel popolo non c'era nessuno come lui: egli sopravanzava dalla spalla in su tutto il popolo" (1 Sam 10, 24). Saul, però, non seppe conservare la benevolenza divina. In due occasioni mancò gravemente di fedeltà alla sua 'Parola' e Dio gli tolse il regno per passarlo a Davide, "l'uomo secondo il suo cuore" (1 Sam 16, 7).
Per la sua fedeltà, Davide meritò da Dio le più grandi benedizioni: fu re glorioso e potente; uomo di preghiera sublime che ci tramandò nei Salmi; figura luminosa del Messia che raffigurò al vivo nelle vicende dolorose della sua vita.
È a tutti noto il Salmo 21, dov'egli, parlando di sé, profetizza la passione di Cristo: "Mio Dio, mio Dio, perchè mi hai abbandonato? Tu sei lontano dalla mia salvezza. In te hanno sperato i nostri padri e tu li hai liberati. Ma io sono verme, non uomo, rifiuto del mio popolo... Hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa".
Davide fu re santo e grande santo. È vero: egli cadde nel peccato, come cadono tutti gli uomini. Seppe però riconoscere le sue colpe ed accettare umilmente il castigo di Dio.
La Bibbia ci ha tramandato il suo pentimento nel Salmo 50: "Pietà di me, Signore, secondo la tua misericordia... Nella tua bontà, cancella il mio peccato".
Dio rinnova con Davide le promesse fatte ai Patriarchi: il Messia verrà dalla sua discendenza! E questo privilegio supera di gran lunga tutti gli altri concessi da Dio al suo re fedele: "Sulla mia fedeltà ho giurato a Davide. In eterno durerà la sua discendenza, il suo trono davanti a me come il sole" (Sal 89, 36-37).
L'angelo Gabriele, annunziando a Maria la sua Maternità divina, farà preciso riferimento a questo Salmo. Le dice, infatti, che il Figlio di cui Dio la elegge ad essere Madre "avrà il trono di Davide suo padre (cioè antenato) e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine" (Le 1, 32-33).
La Vergine è chiamata "Torre davidica", perchè appartenente alla discendenza regale di Davide; così pure San Giuseppe, poiché la Legge ebraica prescriveva che i matrimoni si facessero nelle rispettive tribù, risalenti ai dodici figli di Giacobbe.
Come ogni israelita, con quanta venerazione San Giuseppe ha guardato al suo illustre Antenato, vissuto dieci secoli prima di lui! Certo, nella sua umiltà, non ha mai potuto, nemmeno lontanamente, pensare che gli sarebbe toccata una gloria ben più grande...
Egli, infatti, avrebbe portato sulle sue braccia il Salvatore di cui Davide era stato soltanto una figura e profeta nei suoi Salmi ispirati.
Il re Davide liberò il suo popolo dai nemici e lo portò alla celebrità terrena. San Giuseppe salvò il Redentore dai suoi persecutori e lo protesse, rendendosi, così, benemerito al mondo intero della salvezza eterna portata da Cristo. Oggi ancora, più che non il santo re Davide, egli sostiene con il suo Patrocinio tutto il popolo di Dio nella conquista della Patria celeste.
Davide salmista accompagnò con la cetra i suoi Salmi di lode a Dio. San Giuseppe se li sentì con indicibile commozione accompagnati dalla stessa voce di Dio, che anche per suo merito aveva preso voce umana.
Imitiamo San Giuseppe nella preghiera devota a Dio. Ogni nostra giornata si apra e si chiuda nell'incontro filiale con Dio, nostro Padre celeste.

7 - SAN GIUSEPPE PIU’ GRANDE DEI PROFETI
"Beati i vostri occhi perchè vedono ciò che voi vedete" (Mt 13, 16-17).

Nella Bibbia, hanno grandissima importanza i Profeti: uomini suscitati da Dio per sostenere il popolo ebreo nella sua missione di preparare una degna accoglienza a Cristo, Salvatore divino.
Profeta è colui che annunzia la "parola" di Dio. Per questo suo compito egli diviene una figura del Verbo (il Salvatore) che egli preannunzia anche con la sua vita, poiché tanto la parola che la sua vita sono rivelazione di Dio. Tra i maggiori profeti ricordati dalla Bibbia, troviamo Isaia, vissuto nell'ottavo secolo avanti Cristo.
In una grandiosa visione, egli udì la voce di Dio che gli diceva: "Chi manderò (al popolo) e chi andrà per noi?". Isaia rispose: "Eccomi, manda me!" (Is 6, 8).
Isaia è il grande profeta del Messia del quale ci fa una descrizione luminosa e completa, dalla nascita alla passione dolorosa, al trionfo finale ed eterno.
Celebre la sua profezia sulla nascita di Cristo da una madre vergine: "Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emanuele (Dio-con-noi) (Is 7, 14).
II profeta ci annuncia pure la pienezza di grazia di Maria sulle labbra della quale egli mette queste ispirate parole: "Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perchè mi ha rivestita delle vesti della salvezza, mi ha avvolta con il manto della giustizia„ (Is 61, 10).
Molto chiaro anche il passo dell'annuncio della nascita del salvatore dalla discendenza davidica: "Uno stelo spunterà dal tronco di lesse, un fiore si eleverà dalle sue radici. Su di esso si poserà lo Spirito del Signore, (Is 11, 1-2).
La profezia annunzia tre cose: la radice, lo stelo, il fiore. La radice di lesse è la stirpe di Davide; lo stelo che venne da quella radice è Maria; il fiore eletto di questo stelo è Gesù che germogliò dal suo purissimo seno ed è chiamato nel libro dei Cantici fiore del campo (cf Ct 2, 1).
Isaia si diffonde soprattutto nel descrivere la passione del Salvatore (il servo sofferente).
Ascoltiamone alcuni celebri passi: "É cresciuto come una radice in terra arida. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia.
"Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, e noi lo giudicavamo un castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli (invece) è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe siamo stati guariti. Il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. Maltrattato si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; per l'iniquità del suo popolo fu messo a morte" (Is 53).
Quale privilegio per il Profeta aver potuto contemplare in visione e descrivere ai posteri - otto secoli prima - la figura del Salvatore: Dio Incarnato!
Ma fortuna ben più grande fu per San Giuseppe aver potuto vedere con i propri occhi il Salvatore stesso! Gesù dirà più tardi ai suoi contemporanei: "Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l'udirono" (Lc 10, 23-24).
Isaia profetizzò la Vergine Madre del Salvatore. Da un Angelo inviatogli da Dio, San Giuseppe ebbe il privilegio di sapere che a lui era stata data in Sposa!
Isaia partecipò in spirito alle sofferenze del Messia. San Giuseppe condivise con Cristo, affidato alle sue cure amorose, la povertà di Betlemme, la persecuzione di Erode, le pene e le fatiche di ogni giorno.
Pensiamo al dolore del suo cuore, nel sapere (come chiaramente avevano predetto i Profeti) che Gesù, Dio fatto Uomo, avrebbe terminato la sua vita su una croce, sotto gli occhi della Vergine sua Sposa, la quale ne avrebbe avuta l'anima trafitta, come il santo Simeone le aveva profetizzato!... Questa, senza dubbio, fu la pena atroce che spezzò la fibra robusta del Santo e lo portò anzitempo alla morte, facendolo con la divina Madre partecipe del martirio di Cristo.
Amiamo San Giuseppe e chiediamogli che l'ascolto dei Profeti accresca in noi, come in lui, la fede e l'amore a Gesù, nostro divino Redentore.

8 - SAN GIUSEPPE NELLA PREFIGURAZIONE DELL'ANTICO TESTAMENTO
"Andate da Giuseppe: fate quello che egli vi dirà" (Gen 41, 55).

Nell'Antico Testamento, come abbiamo visto, Dio mantenne viva l'attesa del Salvatore, per mezzo delle profezie.
Oltre le profezie, la Bibbia ci fa anche conoscere, in merito al preannunzio di Cristo, le figure e i simboli. Ad esempio: Isacco, chiesto in sacrificio da Dio, fu una figura luminosa di Gesù; cosi pure il serpente di bronzo, innalzato da Mosè nel deserto a salvezza del popolo, ne fu un simbolo molto significativo (cf Nm 21, 4-9).
Tra i simboli che nell'Antico Testamento hanno riferimento a San Giuseppe, troviamo la verga di Aronne. Essa fiori prodigiosamente nella Tenda della testimonianza per designare Aronne a Sommo Sacerdote. In seguito, venne posta davanti al Tabernacolo a testimonianza della sua elezione divina.
Come vedremo al capitolo tredicesimo, il medesimo prodigio si verificò per San Giuseppe, quando il ramoscello di mandorlo da lui portato per ordine del Sommo Pontefice, fiori miracolosamente nel Santo dei Santi e indicò la sua elezione divina a Sposo della Vergine.
La figura più significativa del grande Patrono della Chiesa l'abbiamo in San Giuseppe l'ebreo, figlio del Patriarca Giacobbe. Il libro della Genesi dedica ben dodici capitoli al racconto della sua interessantissima storia.
Figlio prediletto del grande Patriarca, egli fu dapprima favorito da Dio di sogni meravigliosi che ne preannunziavano il futuro glorioso.
Invidiato dai fratelli e venduto schiavo a mercanti egiziani, finì nella reggia del faraone. Tentato di adulterio dalla sua padrona e falsamente calunniato e imprigionato, venne in seguito premiato da Dio con l'interpretazione del sogno del faraone: le famose sette vacche grasse e magre
Ammirato per la sua divina veggenza, il faraone lo creò viceré dell'Egitto. La Bibbia ci racconta che egli si tolse l'anello, simbolo d'autorità (poiché con esso venivano autenticati gli ordini reali) e lo pose nella mano di Giuseppe; lo rivestì di abiti finissimi, gli pose al collo una collana d'oro e gli disse: "Senza il tuo permesso, nessuno potrà muovere dito, in tutto il paese d'Egitto" (cf Gen 41).
Terminati i sette anni dell'abbondanza seguirono, come Giuseppe aveva predetto, i sette di totale carestia. Tutto l'Egitto incominciò a sentire la fame e il popolo gridò al faraone per avere pane. "Andate da Giuseppe!".
Il viceré aprì i depositi in cui aveva ammassato il grano. E da tutti i paesi si veniva all'Egitto ad acquistarlo, perchè la carestia infieriva su tutta la terra.
Anche i figli di Giacobbe, cioè i fratelli che l'avevano venduto schiavo, spinti dalla fame, vennero in cerca di grano dalla Palestina. A tutti sono note le vicende dell'incontro con il fratello Giuseppe e come, a conclusione di tutto, l'intera famiglia di Giacobbe si trasferì in
I figli di Giacobbe, con le loro famiglie, per il favore che Giuseppe godeva presso il faraone, ottennero le migliori campagne dell'Egitto. Per oltre quattrocento anni, il popolo di Dio resterà in questo paese e cioè fino alla sua liberazione sotto la guida di Mosè.
Riconoscente a questo figlio che aveva salvato la vita alla sua famiglia e a tutto il popolo di Dio, Giacobbe volle che anche i due primi figli di Giuseppe, Efraim e Manasse, fossero eredi, insieme agli altri suoi figli, di tutti i beni paterni e partecipi della sua benedizione patriarcale.
Commovente il momento in cui il vecchio Patriarca, prima di morire, benedice il figlio provvidenziale, tanto amato. Ascoltiamone le parole: "Germoglio di ceppo fecondo è Giuseppe; germoglio di ceppo fecondo presso una fonte! Le benedizioni di tuo padre sono superiori alle benedizioni dei monti antichi, alle attrattive dei colli eterni: finchè venga il DESIDERATO dei colli eterni (il Messia), il quale porterà ai tuoi posteri e a tutti gli uomini benedizioni ancora più abbondanti. (cf Gen 49).
Di tutta evidenza e molto significativo è il confronto fra Giuseppe, figlio di Giacobbe e il nostro grande San Giuseppe. Non a caso essi hanno lo stesso nome, come pure i loro padri.
Prediletto dal padre il primo e predestinato a grandi cose da Dio. Oggetto di predilezione e predestinazione divina il Secondo.
Entrambi duramente provati dalla vita e dalla cattiveria degli uomini. Entrambi pazienti, virtuosi e vittoriosi nella prova della loro fedeltà a Dio. Entrambi, alla fine, premiati da Lui.
Il primo ebbe in dono dal faraone una sposa dell'alta nobiltà egiziana e fu elevato alla più alta carica nel regno del faraone. San Giuseppe meritò d'avere in Sposa l'Immacolata Concezione, la Madre
Amministratore, Giuseppe l'ebreo, della casa del faraone e salvatore del suo popolo. Custode e difensore, San Giuseppe, della Sacra Famiglia, Patrono potente ed amato da tutta la cristianità e dell'umanità intera; depositario, non di frumento che sfama i corpi, ma di Cristo, Pane vivo disceso dal Cielo, per la fame divina di tutti i veri credenti. Ribellarsi al dolore è cosa naturale; accettarlo con fede è cosa divina. Chiediamo a San Giuseppe che ci aiuti a capire come Dio, attraverso il dolore, prepari i suoi figli alla vera grandezza.

9 - SAN GIUSEPPE - NEL TEMPO DELLA PIU’ VIVA ATTESA DEL MESSIA
"Stillate, o cieli, dall'alto e le nubi facciano piovere il Giusto: si apra la terra e germini il Salvatore" (Is 45, 8).

Nel momento stesso in cui i nostri progenitori (Adamo ed Eva) avevano ascoltato la loro terribile condanna dal Creatore offeso, avevano anche avuto l'annunzio della salvezza che sarebbe venuta da un inviato di Dio: il quale, prendendo umana carne da una loro lontana e privilegiata Figlia, avrebbe mutato in gioia il dolore di Eva.
Quest'oracolo biblico, deposto nella culla del genere umano, fu portato avanti dall'umanità nelle sue emigrazioni e nelle sue dispersioni su tutta la faccia della Terra. Tutti i popoli antichi e moderni (nei loro libri sacri, nelle loro mitologie, nei loro riti, o per bocca dei loro poeti) invocano ed aspettano una vergine la quale darà al mondo il suo liberatore.
Ricordiamo la profezia del vecchio Patriarca Giacobbe: "Non sarà tolto lo scettro da Giuda finché non verrà Colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l'obbedienza dei popoli. (Gen 49, 10).
Lo scettro dei discendenti di Giuda lo troviamo, al tempo di San Giuseppe passato nelle mani di un re straniero, Erode, idumeo di origine, sostenuto dai pagani di Roma.
Compiute erano pure le settimane di attesa, predette dal profeta Daniele (cf Dn 9, 24, ss.).
Anche la dominazione straniera acuiva fortemente il desiderio del Messia, perchè umiliava profondamente il sentimento religioso e patrio del popolo d'Israele che si riconosceva popolo di Dio, dal quale aveva avuto esistenza, patria e leggi.
"Dite agli smarriti di cuore: Coraggio! Non temete! Ecco il vostro Dio! Giunge la vendetta; egli viene a salvarvi!. (Is 35, 4).
Le parole ispirate del profeta erano insieme conforto e stimolo ad affrettare con la preghiera la venuta del Salvatore.
Alla preghiera si univa la santità della vita suscitata nei pii Israeliti dallo Spirito Santo al fine di preparare una degna accoglienza al Figlio di Dio, ormai prossimo a discendere sulla terra.
Una conferma di questa azione di grazia nelle anime la troviamo nella setta ebraica degli Esseni, i quali con ideali quasi monastici (celibato, rinuncia alla proprietà privata, battesimo di penitenza), conducevano nella solitudine, lungo la riva occidentale del Mar Morto, una vita comunitaria, fondata sulla carità.
La viva attesa del Salvatore è attestata anche dall'accorrere delle popolazioni della Palestina alla predicazione e al battesimo di Giovanni Battista. Anzi: la sua parola di fiamma e la santità della sua vita avevano fatto nascere in molti la convinzione che egli stesso fosse il Messia atteso. Infatti, i capi religiosi di Gerusalemme gli avevano inviata una delegazione di sacerdoti e leviti per domandargli se fosse lui Cristo.
Il Vangelo fa pure notare l'entusiasmo incontenibile di alcuni discepoli del Battista, quando dal maestro venne loro indicato a dito il Salvatore: "Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!" (Gv 1, 29).
Uno di questi discepoli, Andrea, incontra il fratello Simone (Pietro) e gli dice: "Abbiamo trovato il Messia, il Cristo!". Così il futuro apostolo Filippo, incontrando Natanaele (Bartolomeo) gli grida: "Sai che abbiamo trovato Colui del quale hanno scritto Mosè e i Profeti, Gesù di Nazareth! Vieni a vederlo!" (cf Gv 1, 35-51).
Se tanta era l'attesa nel popolo, pensiamo ai privilegiati destinati da Dio ad accogliere il Salvatore in prima persona: la Vergine Maria e il suo futuro Sposo San Giuseppe!
Con quanto amore lo Spirito Santo doveva far fiorire sul loro labbro le infuocate invocazioni ispirate ai Profeti: "Vieni a liberarci, Signore: mostraci il tuo Volto e noi saremo salvi!"
I Santi ci dicono che furono proprio le ardenti preghiere della Vergine ad anticipare la venuta sulla terra del Verbo di Dio. Tutti i buoni Israeliti lo invocavano: ma "fu Maria, la sola a meritarlo e a trovare grazia davanti a Dio, con la veemenza della sua preghiera e la sublimità delle sue virtù" (Montfort, Trattato, n. 16).
Da tutta l'eternità Dio l'aveva predestinata alla Maternità divina, perchè fosse Lei, l'Immacolata Concezione, ad accoglierlo nel suo seno verginale e nel suo cuore divinamente amante, a nome di tutta l'umanità.
Ma poiché il Figlio di Dio doveva avere sulla terra una famiglia, come anche ha in Cielo (la Trinità SS.ma), Dio Padre, insieme a Colei che doveva essergli Madre, aveva pure provveduto al grande Santo che in questa Famiglia terrena del Figlio suo, avrebbe niente meno fatto le sue veci paterne: il vergine San Giuseppe!
Chiediamo a San Giuseppe una viva fede e un grande amore per Gesù, nostro divino Salvatore.

10 - SAN GIUSEPPE CI INSEGNA AD ACCOGLIERE IL SALVATORE
"Se tu conosci il dono di Dio" (Gv 4, 10).

Ci dice la Bibbia che Dio è bontà infinita (cf 1 Gv 4, 8). La bontà di una persona si giudica dal suo donare disinteressato. Chi ama, dona senza aspettarsi il contraccambio: dona perchè ama.
Dio è amore e cioè dono in se stesso, nella sua Trinità divina. Quindi è anche dono al di fuori di sé, nella creazione che è tutta un suo dono gratuito.
Chi veramente ama, non si limita a donare qualcosa di suo, ma dona anche se stesso. Totalmente.
Non è possibile andare oltre. Ci ha detto Gesù: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15, 13).
Così ha fatto Dio con noi: ci ha dato se stesso nel proprio Figlio. Donare un figlio, soprattutto se unico, è come donare se stessi. Ricordiamo il sacrificio di Abramo!
Donandoci il proprio Figlio, perchè lo conoscessimo e lo amassimo, Dio ci ha donato la sua vita, ci ha fatti simili a sé. Ci ha fatti suoi figli. Questo è tutto il piano divino della creazione, rivelato gradatamente a noi da Dio.
Vediamo di comprendere.
Anzitutto, Dio si è fatto conoscere e vivere con la creazione. Infatti, ad ogni essere vivente Egli ha dato la capacità di trasmettere la vita (cf Gen l, 12).
L'albero, facendo il suo frutto, l'animale, generando il suo simile, imitano e manifestano - sia pure lontanamente - la fecondità e la vita di Dio, la quale consiste nella generazione e nell'amore del suo Verbo (cf Gv 1, 4).
Anche all'uomo Dio ha partecipato la sua fecondità: "Siate fecondi, disse ai Progenitori, e riempite la terra" (Gen 1, 28.28).
Il popolo ebreo aveva ben compreso questa prima e meravigliosa benedizione divina. Per questo considerava i figli come il più ambito dono del cielo. Anche perchè Dio aveva promesso che il Salvatore sarebbe nato nella discendenza di Abramo; quindi, ogni israelita desiderava questa gloria per sé e per la propria famiglia.
Da Abramo, come già abbiamo visto, la promessa del Salvatore passa al figlio Isacco, quindi a Giacobbe e da questi al figlio Giuda.
In seguito la figura del Messia verrà sempre più precisata. Egli sarà un discendente del re Davide, nascerà a Betlemme (Mi 5, 2-5), da una Madre vergine (Is 7, 14), sarà un essere sovrumano, divino (Dio-con-noi), (Is 8, 10).
La sua predicazione verrà accompagnata da miracoli strepitosi (cf Is 35, 4-9); egli sarà il servo obbediente e sofferente che redimerà con il suo dolore i peccatori (cf Is 53).
Al tempo dell'esilio (siamo nel sesto secolo avanti Cristo), il profeta Daniele predice il tempo esatto della sua nascita e della sua morte, seguita dalla distruzione di Gerusalemme: castigo al popolo infedele che non ha voluto riconoscerlo come Salvatore (cf Dn 9, 24-27).
Tutte queste profezie hanno avuto perfetto compimento. Esse sono, quindi, una prova chiara della origine divina di Cristo e della sua missione.
Tutti i sabati, nelle Sinagoghe ebraiche, i rabbini e i dottori della Legge leggevano e spiegavano i Profeti al popolo. Ogni pio israelita sentiva, a quella lettura, rafforzata la sua fede nel Messia atteso, sostenuta la sua fiducia, spronato il suo zelo a vivere con tutto l'amore, come voleva il libro del Deuteronomio, (cf Dt 6, 5) i Comandamenti divini, al fine di preparare al Salvatore una degna accoglienza.
La Vergine e San Giuseppe, predestinati da Dio ad avere nella vita di Cristo un ruolo di primissimo piano, erano senza dubbio i più sensibili alla voce dello Spirito Santo, divino Ispiratore dei libri profetici.
Come arpe finissime, le loro anime vibravano al tocco soprannaturale della grazia, sprigionando sentimenti di gratitudine, invocazioni fervide, ardori di santità crescente, nell'attesa del Redentore, ormai vicinissimo a comparire sulla terra.
Il grande dono Dio agli uomini (cf Gv 4, 10), la grazia di Cristo Gesù, troverà i loro cuori preparati a riceverla, nella piena adesione al volere del Padre che li associava al grande mistero.
Essi diverranno così i più perfetti modelli di quanti, in tutti i tempi, attendono con amore la venuta di Cristo. Impariamo da San Giuseppe ad andare incontro a Cristo e ad accoglierlo nella nostra vita come al Padre è piaciuto inviarcelo e non secondo i nostri gusti personali.


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11 - "QUANDO VENNE LA PIENEZZA DEL TEMPO"
"Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, perchè ricevessimo l'adozione a figli" (Gal 4, 4-6).

Quanti miliardi di anni ha il nostro universo? Noi abbiamo visto che Dio l'ha steso, come noi stendiamo una tenda, ed Egli lo muta, a suo piacimento, come noi cambiamo un vestito...
"I cieli sono opera delle tue mani. Essi periranno, ma tu rimani... e i tuoi anni non hanno fine" (Sal. 101).
Noi ignoriamo l'età di quanto ci circonda e neppure sappiamo quale ne sarà ancora la durata... Una cosa però sappiamo con certezza, perchè Dio ce l'ha fatta conoscere: l'universo creato, visibile ed invisibile, ha un centro ideale e prestabilito, CRISTO, l'UOMO-DIO.
Ci dice infatti la Bibbia che "tutte le cose sono state create per mezzo di lui (il Verbo di Dio) e in vista di lui (Cristo, il Verbo incarnato). (E) che piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose... che stanno sulla terra e quelle nei cieli" (cf Col 1, 16-20). Stupenda grandezza del piano divino!
L'incarnazione del Figlio di Dio (ne vedremo in seguito il significato) fissa la pienezza del tempo (cf Gal 4, 4). La storia dell'universo ha così una sola, grande divisione: prima di Cristo e dopo Cristo. Quanto l'ha preceduto era preparazione; quanto lo segue è sviluppo della sua Incarnazione.
Un fatto perciò unico, di divina grandezza ed anche di conseguenze incalcolabili per le creature, per ciascuno di noi. Così è. Non serve ignorare o alzare le spalle; e tanto meno giova...
Quanto poi ci commuove il fatto che, fra il numero incalcolabile di astri che popolano l'universo, la Terra, questo nostro pianeta, sia stato scelto per dare a Dio la materia della sua Incarnazione! (cf Gen 2, 7).
Già i profeti avevano preannunziato questa unione divinizzante: "Tutti i re della Terra vedranno la tua gloria; ti si chiamerà con un nome nuovo che la bocca del Signore indicherà... Tu sarai chiamata mio compiacimento e la tua Terra "Sposata", perchè il Signore si compiacerà di te e la tua Terra avrà uno sposo" (Is 62, 2-4).
Al profeta Isaia fa eco Osea: "Ti farò mia sposa per sempre, nella benevolenza e nell'amore e tu conoscerai il Signore" (Os, 2, 21-23).
Grande cosa che Dio abbia voluto creare, pur non avendone assolutamente bisogno! Ma che dire del fatto che Egli abbia voluto far vivere a noi, sue creature, la sua stessa vita e, per questo, abbia mandato a noi il Figlio suo?... (cf Gv 3, 16).
L'Incarnazione! Quale avvenimento di infinita grandezza e bontà! Ad essa era finalizzata la creazione, elevata da Dio a partecipare alla sua stessa vita, fusa in Lui, in gloriosa ed eterna trasformazione (cf 2 Cor 3, 18), insieme a Cristo, Verbo incarnato, risorto ed asceso al Cielo!
Noi ci occuperemo di questa verità ineffabile nella seconda parte della vita di San Giuseppe; la terza parte sarà riservata alla sua devozione.
Comprendete di quale importanza sia per tutti conoscere ed approfondire il mistero dell'Incarnazione, insegnatoci dalla Bibbia, e non essere vittime dell'ignoranza e dell'errore.
Ma quale la Creatura privilegiata scelta da Dio ad essere lo Strumento di questa unione vitale tra Lui e la sua creazione: la Madre divina del Salvatore?
Lo vedremo domani. Ella è il vertice sublime dei miliardi di anni che l'hanno preceduta "termine fisso d’eterno consiglio", nella quale "s'aduna quantunque in creatura è di bontate" (Dante).
Tutta la perfezione della creazione, tutto il suo amore, doveva trovarsi in Lei, affinché potesse essere a Dio Sposa e Madre, e fondere in unità di vita il Creatore e la sua creatura...
E a Chi affiderà Dio, sulla Terra, questo suo Tesoro prezioso, questa Perla d'inestimabile valore, arricchita dello splendore della sua grazia e cioè della sua vita divina? (cf Lc 1,28).
Questa considerazione ci aiuta ad inoltrarci nella comprensione della grandezza singolarissima di San Giuseppe, tanto nascosta nella Rivelazione del Libro di Dio e riservata agli ultimi tempi (l'era di Maria), a lode della Sposa immacolata dello Spirito Santo, divino Ispiratore delle Scritture.
Chiediamo a San Giuseppe che ci faccia parte della sua conoscenza e del suo amore a Maria, Immacolata Concezione.

12 - "UNA VERGINE PROMESSA SPOSA, DI NOME MARIA"
"Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te" (Lc 1, 27-28).

La tradizione ci ha fatto sapere che Maria era nata da Gioacchino ed Anna, ai quali Dio l'aveva concessa in tarda età, come dono tanto atteso!
Essi discendevano rispettivamente dalle famiglie di Davide e di Aronne, riunendo così i due titoli più onorifici del popolo di Israele: la regalità e il sacerdozio.
Offerta e consacrata al Tempio di Gerusalemme, quando appena aveva tre ani, la futura Madre di Dio vi crebbe fino ai quindici: età in cui ogni giovane di stirpe davidica doveva, per obbedienza alla Legge, passare a nozze, nella prospettiva di diventare la Madre del Salvatore, da Dio promesso all'umanità peccatrice.
All'annunciazione dell'Angelo, noi troviamo Maria nella sua casa paterna a Nazareth, sposa a Giuseppe, e consacrata a Dio con il voto di verginità per tutta la vita.
Dio stesso le aveva ispirata questa offerta totale, perchè l'aveva creata tutta per Sé, quale Tempio santissimo, riservato alle sue operazioni divine.
Al Sacerdote di Dio che l'aveva nel Tempio invitata a scegliersi uno sposo, Ella aveva così parlato della sua totale consacrazione al Dio d'Israele: "Con le labbra che ancora sapevano di materno latte, ma col cuore ebbro del celeste miele (al momento della mia venuta al Tempio) io ho detto a Dio: "Ecco, io vengo. Tua. Né altro signore avrà la mia carne fuori di te, Signore, come altro amore non ha il mio spirito". E, nel dirlo, mi pareva di ridire cose già dette e compire un rito già compiuto; né estraneo m’era lo Sposo prescelto (lo Spirito Santo), perchè io ne conoscevo già l'ardore e la mia vista si era formata alla sua luce e la mia capacità d'amore si era formata fra le sue braccia divine. Quando?... Non so. Oltre la vita terrena, direi, (cioè fin dall'atto fulmineo della creazione dell'anima mia), perchè sento di averlo sempre avuto, e che Egli mi ha sempre avuta e che io sono perchè Egli mi ha voluta per la gioia del suo Spirito e del mio" (Maria Valtorta, Poema dell'Uomo Dio, vol. 1°, pag. 75).
Sempre nell'obbedienza a Dio che ora, per mezzo della sua Legge, la vuole sposa, Maria realizza il suo misterioso e divino piano d'amore.
L'Angelo la saluta "piena di grazia" (Lc 1, 28). Parole che dicono tutto di Lei. Dicono cioè che non vi è dono che Dio possa fare a creatura, sia nell'ordine naturale che soprannaturale, che a Lei non sia stato concesso. E quale perfezione poteva mancare a Colei che Egli aveva eletta per Madre del suo Figlio divino?...
A Lourdes, apparendo a Bernadetta, la Vergine si è compiaciuta di rivelarci tanta sua grandezza, facendoci conoscere il suo nome: "IO SONO L'IMMACOLATA CONCEZIONE!": compendio cioè e vertice di tutte le perfezioni create, ideale divino di tutta la creazione, per l'unione eterna della creatura con il Creatore, nella pienezza del tempo dall'eternità stabilita.
Ogni grande artista ha il suo capolavoro. L'Immacolata è il Capolavoro di Dio, infinita Potenza, infinita Sapienza, infinito Amore! Un Capolavoro vivo, modellato su Dio stesso, sia nell'essere che nell'operare: unica fra le creature voluta per generare nel tempo, quel medesimo Figlio che il Padre genera Dio da tutta l'eternità e che, dal momento dell'Incarnazione, continuerà a generare in unione divina con Lei, Dio e Uomo!...
Con l'Incarnazione, Dio ha voluto luminosamente rivelarci le sue infinite perfezioni di Sapienza, Potenza e Amore: sta a noi farci gli occhi per contemplare le sue meraviglie:
"Beati i mondi di cuore, perchè vedranno Dio" (Mt 5, 8). Meraviglie divinamente profuse in Colei che per amore dell'umanità è stata elevata dal Creatore al più alto grado di perfezione possibile ad una pura creatura.
"Tutto lo Splendore della Figlia del re è nell'interiore del suo spirito" (Sal 44, 14).
Dio se n'è riservata la piena conoscenza, Egli che "non guarda all'apparenza, come fa l'uomo, ma guarda al cuore" (1 Sam 16, 7) e lo vuole umile.
Questa la dote della "Promessa Sposa". E possiamo logicamente pensare che Colui il quale, come ci dice la Bibbia, ha fatto bene tutte le cose (cf Gen 1, 25), abbia anche convenientemente dotato lo Sposo, l'umile e grande San Giuseppe: chiamato a condividere (sia pure con una dignità di molto inferiore a quella della Sposa) il compimento dell'Opera posta da Dio al centro della creazione divina, l'Incarnazione del suo Verbo!
Chi saprà adeguatamente apprezzare il valore umano e i talenti divini affidati dal Datore di tutti i beni a questo umile Servo dell'Altissimo e da Lui valorizzati con fedeltà totale?
Chiediamo allo Spirito Santo che, ad onore della sua divina Sposa, ci renda degni devoti di San Giuseppe.
La vera devozione a Maria non può essere disgiunta da una sentita e profonda devozione a San Giuseppe. Guardiamo a lui per imparare ad essere dei veri devoti della Vergine.

13 - "GIUSEPPE, LO SPOSO DI MARIA"
"Dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo" (Mt 1, 16).

San Giuseppe è lo Sposo dato da Dio a Maria, la Vergine Madre di Cristo.
Il Verbo di Dio, la seconda Persona della divina Trinità, da tutta l'eternità divinamente generato dal Padre, viene nel tempo generato come uomo da Maria; pertanto, Egli, sempre restando Dio, incomincia con l'Incarnazione ad essere anche vero uomo.
Tutta la sublime grandezza della Vergine sta nella sua Maternità divina e cioè nell'aver generato il Figlio di Dio nella natura umana.
Evidentemente tanta grandezza si riversa su San Giuseppe, scelto da Dio ad esserle Sposo d'anima ed a custodire, come padre, Gesù Cristo, da Lei nato per opera dello Spirito Santo.
Il piano eterno di Dio, realizzato nella pienezza del tempo, aveva come punto focale l'Incarnazione del Verbo. Includeva, quindi, l'Immacolata, la Donna (non ci stanchiamo di ripeterlo): umile ed alta più che creatura, termine fisso d'eterno consiglio.
Il medesimo piano divino, per conseguenza, includeva anche San Giuseppe: il Figlio di Dio non poteva infatti, nella sua nascita terrena, non avere una famiglia, imitazione perfetta della Famiglia trinitaria del Cielo.
Non fa perciò meraviglia che la scelta di San Giuseppe a Sposo della divina Madre, sia avvenuta, come vuole la tradizione, per prodigioso intervento di Dio (come già era avvenuto per il Sommo Sacerdote Aronne): la fioritura cioè in pieno inverno del ramo di mandorlo portato da Giuseppe al Tempio, per ordine del Sommo Pontefice, e posto insieme a quelli di tutti gli altri giovani di discendenza davidica, davanti alla Gloria di Dio nel Tempio.
Giuseppe, lo Sposo, ci viene descritto dalla veggente Maria Valtorta come "un bell’uomo sui trent’anni, dai capelli corti e piuttosto ricci, di un castagno morato come la barba; occhi oscuri, buoni e profondi, molto semplice, ma molto ordinato".
Dopo la sua elezione a Sposo della Vergine, il Sommo Sacerdote gli parla di Lei: "Non è ricca, tu lo sai, la Sposa che Dio ti dona. Ma ogni virtù è in Lei: siine sempre più degno. Non vi è fiore in Israele vago e puro al pari di Lei". "Mentre il sacerdote Zaccaria (il padre di Giovanni Battista e parente della Vergine) va a chiamare la Sposa, seguito da altri, il Sommo Sacerdote prosegue con Giuseppe: "Maria ha da dirti il suo voto. Tu aiuta la sua timidezza. Sii buono con la buona".
Giuseppe risponde: "Metterò tutto me stesso al suo servizio e nessun sacrificio mi peserà per Lei. Siine certo". Presentato Giuseppe a Maria, il Pontefice, insieme al sacerdote Zaccaria ed Anna di Fànuel (la maestra della Vergine al Tempio), si ritira, e i due promessi sono uno di fronte all'altra.
Giuseppe le offre un ramoscello bianco, da lui colto nel giardinetto di Maria a Nazareth, e le rivela fra l'altro, di essere un “naziréo”, ossia un uomo votato a Dio, e che perciò non aspirava ad essere il prescelto. Egli aveva acconsentito a presentarsi, non per desiderio di nozze, ma solo per obbedire al Sacerdote. Le dice che il suo cuore era fiorito sino allora, solo per il Signore.
A queste parole di Giuseppe, il volto di Maria si fa tutto luminoso, ed Ella si fa coraggio: "Io pure sono tutta di Dio, Giuseppe. Non so se il Sommo Sacerdote ti ha detto...".
Mi ha detto solo che tu sei buona e pura e che hai da dirmi un tuo voto, e d'essere buono con te. Parla, Maria. Il tuo Giuseppe vuole farti felice in ogni tuo desiderio. Non t'amo con la carne. Ti amo con lo spirito mio, santa Fanciulla che Dio mi dona! Vedi in me un padre e un fratello, oltre che uno sposo. E come a padre confidati, come a fratello affidati".
"Fin dall'infanzia, risponde la Vergine, mi sono consacrata al Signore. So che questo non si fa in Israele. Ma io sentivo una voce chiedermi la mia verginità in sacrificio d'amore per l'avvento del Messia. Da tanto l'attende Israele!... Non è troppo rinunciare per questo alla gioia di essere madre!".
"Ed io unirò il mio sacrificio al tuo, dice Giuseppe. Ameremo tanto con la nostra castità l'Eterno, che Egli darà più presto alla terra il Salvatore, permettendoci di vedere la sua luce splendere nel mondo. Vieni, Maria, andiamo davanti alla sua Casa (il Tempio di Gerusalemme) e giuriamo di amarci come gli angeli si amano fra loro..., a dirgli che lo benediciamo" (Maria Valtorta, Poema dell'Uomo Dio, vol. 1).
Queste parole, sgorgate spontanee e fervide dal cuore di Giuseppe, ci fanno capire subito la statura spirituale dello Sposo Santo a cui Dio ha affidato la sua Immacolata, della quale lo Spirito Santo prenderà fra non molto, nuovo e più operante possesso, perchè divenga la Madre benedetta del Verbo divino, nostro Redentore!
Per il suo sincero, totale amore a Dio che rende non solo possibile, ma gioiosa ogni rinuncia terrena, San Giuseppe fu da Lui scelto a degno Custode del mistero del Verbo Incarnato. E il Padre, dopo avergli affidata la più santa fra tutte le creature, gli affiderà anche il suo unico Figlio, perchè, amandolo con verginale amore, si ponga insieme alla sua Vergine Sposa, a totale e generoso servizio della umana Redenzione.

14 - "ECCO COME AVVENNE LA NASCITA DI GESÚ CRISTO"
"Sua Madre Maria, essendo promessa Sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo" (Mt 1, 18).

Dopo la cerimonia, nuziale, gli sposi ebrei rimanevano ordinariamente ciascuno nella propria casa, fino al giorno della solenne introduzione della sposa nella casa dello sposo.
Al momento dell'Annunciazione, noi troviamo la Vergine a Nazareth, nella sua casa paterna. Abbiamo visto come Lei e San Giuseppe si erano consacrati a Dio con il voto di verginità per tutta la vita, al fine di impetrare più efficacemente il dono del Salvatore all'umanità.
Ascoltiamo, ora, dall'evangelista S. Luca, il racconto della venuta di Dio tra noi (Lc 1, 26-38).
"L'Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una Vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La Vergine si chiamava Maria. Entrando l'angelo da Lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te".
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'Angelo le disse: "Non temere, Maria, perchè hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".
Allora Maria disse: "Come è possibile? Non conosco uomo".
Maria, per divina ispirazione, aveva consacrato la sua verginità a Dio. Ella chiede perciò al Nunzio celeste di essere illuminata sulla nuova volontà divina che ora le propone di essere Madre del Salvatore. L'Angelo le spiega che la maternità a cui Ella è chiamata da Dio, non è una maternità comune, ma straordinaria, divina, e si compirà per diretto intervento di Dio; per cui, a sua imitazione, Ella sarà insieme madre e vergine. Così illuminata, Maria si affida pienamente alla volontà di Dio. Ascoltiamo la risposta di Gabriele.
Le rispose l'Angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio".
Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'Angelo si partì da Lei".
Notiamo come la maternità miracolosa di Elisabetta sia per la Vergine il segno della divina provenienza del messaggio. Profondamente illuminata dalle Scritture sulla missione del figlio della Cugina (S. Giovanni Battista, precursore del Messia), Ella comprende che è giunto il momento della realizzazione del piano divino della redenzione.
Dice il Signore: "Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri" (Is 55, 9).
Per quanto grande fosse la fede del popolo d'Israele nella bontà divina che mai si era smentita nel corso dei secoli, nessuno avrebbe potuto lontanamente prevedere il modo infinitamente ineffabile, in cui la promessa del Salvatore si sarebbe attuata; e cioè: il Salvatore dell'umanità peccatrice sarebbe stato Dio in persona!
La stessa Vergine, eletta ad essergli Madre e perciò illuminatissima sui misteri divini, aveva pensato che l'offerta, tutta amore, della sua verginità (e condivisa dal suo Sposo Santo) potesse solo affrettare la venuta del Messia: mentre invece ne era la condizione voluta da Dio!
"Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio d'Israele, salvatore!" (Is 45, 15).
Da quando però ci è stato rivelato che Egli è amore infinito (1 Gv 4, 8), e l'abbiamo capito vedendolo morire su una croce per noi peccatori, il suo mistero si è fatto più comprensibile e più non ci meraviglia la sua degnazione infinita...
Il Vangelo ci ha fatto conoscere l'adesione piena di fede amorosa della Vergine al mistero dell'Incarnazione, alla luce gioiosa della divina sublimazione della sua verginità; vedremo domani la prova di fede richiesta da Dio a San Giuseppe, per la sua adesione al mistero, e la perfezione altissima a cui viene elevata la sua consacrazione verginale.
Quanto più la nostra devozione a Maria SS.ma imita quella di San Giuseppe, tanto più abbiamo la certezza che è la vera. Chiediamogli che ci illumini.

15 - "NON TEMERE DI PRENDERE CON TE MARIA, TUA SPOSA"
"Perchè quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo" (Gen 41, 55).

All'Angelo che Le annunziava la sua elezione a Madre di Dio, La Vergine domanda come la sua maternità sarebbe stata in armonia con il voto di verginità ispiratole da Dio stesso. E l'Angelo la illumina dicendole: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio" (Lc 1, 35).
Ci troviamo qui, per la prima volta nella Bibbia, di fronte alla rivelazione chiara del mistero della Trinità divina: un solo Dio, in tre Persone.
In Dio è un'unica natura o sostanza divina, appartenente a tre Persone. Dio non è un solitario, un 'supremo', immerso in se stesso... Non potrebbe esserlo, perchè mancherebbe al suo Essere infinito (cf Es 3, 14) una operazione adeguata (e cioè infinita) che Egli può avere solo nella generazione di un'altra Persona divina, a Lui uguale (come avviene per ogni vivente); e conseguentemente nel loro mutuo rapporto di conoscenza e di amore, parimenti infinito, che dà origine ad una terza Persona della Trinità: lo Spirito Santo.
Vediamo di considerare brevemente la Persona dello Spirito Santo, per opera della quale si compie l'Incarnazione.
Ci insegna la Bibbia che Dio, dopo aver plasmato il primo uomo (Adamo) con la polvere della terra, plasmò dalla sua sostanza umana, anche la prima donna (Eva), la madre dei viventi (cf Gen 2, 22).
Nell'Incarnazione del Verbo, il Figlio suo, avviene il contrario: è con la sostanza della donna, la Vergine Maria, che lo Spirito Creatore plasma il corpo dell'Uomo-Dio, Cristo Gesù.
Lo Spirito Santo, Dio-Amore, è l'unione vivente del Padre e del Figlio. Comunicando il suo amore alla Vergine, Egli la unisce soprannaturalmente alla Potenza del Padre e la rende partecipe della sua fecondità paterna, per la quale Ella è elevata alla generazione umana del Verbo, da sempre consostanziale al Padre e, d'ora in poi, consostanziale, come Uomo, alla sua Madre Santa.
L'Incarnazione è perciò il frutto benedetto di due generazioni congiunte: quella divina del Padre e quella materna (umana) di Maria Vergine. Di qui l'infinita grandezza del Mistero che non va considerato come avvenimento a sé stante nella storia dell'umanità, ma centralizzante tutta la creazione che finalizza alla partecipazione della vita eterna di Dio (cf Col 1, 16), affinché, come dice S.Paolo: "Dio sia tutto in tutti" (1 Cor 15, 28).
Il 'sì' di San Giuseppe all'Incarnazione del Figlio di Dio, rivelatagli dall'Angelo (cf Mt 1, 19-25), e cioè il riconoscimento della Maternità divina della sua Sposa, lo pone in una situazione totalmente nuova di fronte a Lei e a Dio.
Maria non è solo più per lui la Compagna fedele con la quale condivide l'attesa piena di fede e di amore del Messia: ne è la Madre che lo dona all'umanità (e lo dona anche a lui) per la salvezza e la gioia di quanti l'attendono!
A Lei, dunque, sua Sposa, insieme che a Dio, il grazie per tanto Dono; a Lei la sua sublime vocazione di essere direttamente elevato al servizio del Salvatore bramato!
La beatitudine evangelica "poter vedere e ascoltare Dio" (cf Mt 13, 16), ha le sue primizie per Lui, insieme che a Maria, ed Egli fino alla morte ne custodirà il gioioso segreto, trasalendo di felicità sovrumana, sempre nuova e commossa, ogni qualvolta sentirà Gesù, il Figlio di Dio, chiamarlo col dolce nome di padre. E come poteva farlo Gesù...
Da questo momento ha inizio, per San Giuseppe, una venerazione indicibile per la sua vergine Sposa, divenuta il Tempio vivo del Dio vivente; venerazione unita ad una disposizione di totale e amoroso servizio a Dio, presente in Lei. Servendo a Lei, Egli serve a Dio, e questo suo privilegio lo innalza ad una gloria inferiore solo a quella dell'Immacolata.
Quanta gratitudine e quanto amore, dunque, per la sua Sposa Santissima!
È per mezzo di Lei che egli ha la grazia ineffabile di avere il suo Dio-Incarnato!
È con Lei, e cioè imitando il suo amore di Madre, che lo può trattare con la più grande perfezione, come egli desidera.
È in Lei, e cioè amandola, che può avere con il Figlio di Dio quell'unione pura e profonda che il suo cuore di israelita santo ardentemente brama!
Per questa devozione alla Vergine sua Sposa, San Giuseppe diviene il modello perfetto di ogni vero devoto di Maria, la Madre Santa di Gesù, alla quale il Padre dei Cieli ha fatto dono del suo Figlio, perchè maternamente lo amasse e lo donasse al mondo, e cioè ad ogni anima che lo accoglie con fede. Guardiamo a lui e imitiamone la fede e l'amore.
La devozione a Maria è devozione a Gesù ed ha come frutto il suo dono materno a tutti gli uomini; San Giuseppe è stato il primo a sperimentare questa verità profonda e gioiosa.


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16 - "TU LO CHIAMERAI GESÚ"
"Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'Angelo del Signore e prese con sé la sua Sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un Figlio, che egli chiamò Gesù" (Mt 1, 24-25).

Ogni Santo ha la sua "ora" di prova da Dio. (cf Tb 12, 13). L'ebbero i Patriarchi; l'ebbe Gesù (cf Gv 12, 27) e l'ebbe la Vergine SS.ma.
Non poteva quindi mancare a Giuseppe, chiamato ad avere nella vita del Salvatore una presenza tanto importante e prestigiosa!
La prova di Dio ha sempre per oggetto una sua proposta, alla quale la creatura è invitata ad aderire. Quindi una prova di fede: l'accettazione cioè della sua 'Parola', un fidarsi di Lui, che le circostanze possono elevare ad altezze di vero eroismo!
Noi abbiamo ammirato la fede di Abramo, il padre dei credenti, il quale seppe dire di sì a Dio, anche quando gli chiese di immolargli il suo unico figlio Isacco.
Nel Vangelo, Elisabetta proclama beata la Vergine che aveva saputo credere alla sconcertante proposta divina di essere la Madre del Salvatore (cf Lc 1, 45).
Divinamente illuminata sul significato delle profezie, Maria sapeva a quali sofferenze sarebbe andato incontro il Messia per redimere l'umanità peccatrice: Egli era l'Agnello condotto al macello... e tolto di mezzo con oppressione e ingiusta sentenza... (Is 53, 4).
Gesù sarebbe stato il suo Isacco: il Figlio che Lei doveva crescere per offrirlo all'immolazione, senza speranza di riscatto, perchè alle figure antiche subentrava ora la realtà!
Per affrettarne la venuta, la Vergine aveva offerto a Dio tutta se stessa; all'Annunciazione, fidandosi di Lui che mai abbandona la sua creatura fedele, aveva detto il suo 'sì' incondizionato e pieno di amore.
E il dolore non aveva tardato a presentarsi a Lei, giovane Sposa, in tutta la sua tremenda crudezza.
Dio le chiede dapprima di non rivelare allo Sposo il mistero dell'Incarnazione... Quale gioia sarebbe stata per Lei potergli dire: "Il Salvatore per il quale abbiamo offerto insieme la nostra vita, è già sulla terra! È lo stesso Figlio di Dio!... E il Dio di Israele l'ha affidato a noi!...".
Ma le vie facili non sono quelle di Dio... Alla gloria del Redentore partecipa solo chi può bere il suo calice... (cf Mt 20,22).
Dio aveva voluto riservare a Sé stesso la rivelazione dell'Incarnazione del Figlio suo al giusto Giuseppe: anche per mettere alla prova il suo grande Servo ed averne la risposta di una fedeltà assoluta, proporzionata alla missione cui l'aveva elevato: Sposo della Madre di Dio e Custode del Figlio suo divino, con il titolo di Padre!
Obbediente e pienamente abbandonata alla volontà divina, Maria tace e prepara nella preghiera e nel dolore la grazia più insigne per l'ora della prova allo Sposo che ama: la totale adesione di fede a Dio.
Dice il Vangelo: "Giuseppe che era giusto (cioè perfetto osservante della Legge), non volendo ripudiare pubblicamente la sua Sposa (il che avrebbe comportato per Lei la lapidazione - cf Dt 22, 20, ss.), poiché ne conosceva la santità, decise di licenziarla in segreto" (Mt 1, 18-21).
Quale peso di sofferenza in queste poche frasi!... Tanto dolore aveva però la sua motivazione profonda... Con la sua Incarnazione, il Figlio di Dio si trasferiva dalla Famiglia divina in una famiglia umana; ed Egli voleva anzitutto santificare questa istituzione divina profanata dal peccato nel suo stesso nascere (cf Gen 3, 1-19). Perciò con il suo dolore, unito a quello della sua Madre Immacolata, e del suo Sposo Santo, intendeva purificarla dal peccato d'origine e dalle sue funeste conseguenze: egoismi, tradimenti, odii, divisioni...
Poco si riflette a quanto la santità della famiglia è costata a Cristo, venuto a redimerci, e a quanti hanno in tutti i tempi accettato di completare nella loro vita quello che manca ai suoi patimenti, a favore della Chiesa (cf Col 1, 24): primi fra tutti i suoi due più generosi Collaboratori, la Madre e Giuseppe!
Il Vangelo ci dice che Giuseppe obbedì prontamente alla parola dell'Angelo e prese con sè la divina Madre (Mt 1,24).
È questo il suo grande 'sì' alla Parola di Dio Incarnata; il superamento eroico della prova della sua santità altissima!
E come l'adesione di Maria alla volontà divina (il suo 'sì') ebbe da parte del Padre il dono della più alta partecipazione possibile a creatura nei confronti del Figlio (esserne la Madre!): così l'adesione di San Giuseppe ebbe come premio l'alto affidamento del Verbo Incarnato nella Vergine, alle sue cure paterne!
In Maria e Giuseppe la Chiesa e l'umanità intera hanno i loro Modelli sublimi di adesione alla volontà di Dio, unico criterio di santità. Seguiamone l'esempio per sperimentare anche noi a quali altezze vengono elevati quanti fanno della volontà di Dio il loro unico, grande amore.
La nostra devozione a Maria deve imitare quella di San Giuseppe: venerarla ed amarla con tutto noi stessi per avere da Lei il suo dono più grande: Gesù!

17 - "I PASTORI TROVARONO MARIA E GIUSEPPE E IL BAMBINO GESU’"
"Che giaceva nella mangiatoia, come l'angelo aveva detto" (cf Lc 2, 16).

È la nascita sulla terra del nostro Dio. La sua nascita umana. Come Dio, Egli ha una nascita divina, eterna nel seno del Padre (cf Gv 1, 18). Come uomo, Egli nasce nel tempo, nasce a Betlemme, umile villaggio della Palestina. Ascoltiamo il racconto del suo Natale, fattoci dall'evangelista S. Luca.
"In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra; e tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della discendenza di Davide, dalla città di Nazareth e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua Sposa, che era incinta.
Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perchè non c'era posto per loro all'albergo" (Lc 2, 1-2).
Abbiamo meditato l'Incarnazione del Figlio di Dio nella Vergine, per opera dello Spirito Santo. Consideriamo, ora, la sua Nascita a Betlemme.
Che essa avvenga qui potrebbe sembrare un semplice gioco di circostanze determinate dagli uomini i quali si credono i padroni della storia... In realtà, se essi si agitano, è sempre Dio che li conduce.
Infatti, settecento anni prima, a nome suo, il profeta Michea aveva predetto che il Salvatore sarebbe appunto nato lì, perchè patria del suo antenato Davide: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele" (Mi 5, 1).
Maria conosce la profezia e gioisce per il compimento della volontà di Dio, che in 'tutto' programma sovranamente la sua vita, insieme a quella del Redentore; ed Ella aiuta San Giuseppe a percorrere con amore questa via oscura della fede. Così la Vergine fa con ogni anima che a imitazione del suo Sposo, consacra la sua vita a Lei per amore di Gesù.
Ascoltiamo un grande maestro che ci parla del Santo Natale, il Cardinale de Berulle: "Il Figlio (di Maria) è un bambino; ma è Dio: la Vergine è Madre di un bambino, ma è la Madre di un Dio, Madre del Creatore, Madre del Salvatore del mondo. Maria è Madre Vergine e Gesù nasce da Lei in virtù della potenza divina che Egli comunica alla sua Madre per darlo alla luce come un Dio.
"Se Dio deve nascere, deve nascere così, divinamente, come divinamente è stato concepito, senza minimamente offuscare la verginità di Colei che è Madre e insieme Vergine".
"Gesù è la luce dell'universo; e la luce viene dal sole con una emanazione così viva, dolce, sovrana che in un attimo scende dolcemente dal cielo sulla terra, senza deteriorare i corpi trasparenti, attraverso i quali arriva a noi: arricchendoli, anzi, del suo splendore".
Seguendo l'insegnamento della Chiesa Cattolica, la sola autorizzata da Cristo ad insegnare la verità divina (cf Mt 28, 19-20), si evidenzia l'ignoranza grossolana di chi vuole attribuire alla Vergine e a San Giuseppe dei figli, quali: Giacomo, Joses (Giuseppe), Giuda, Simone... (cf Mc 6, 3). Essi non sono loro figli, ma solo nipoti! Infatti sono figli di Alfeo (o Cléofa), fratello di San Giuseppe, e di un'altra Maria, detta appunto Maria di Cléofa!
Ne è prova il Vangelo si S. Giovanni (19, 25) che parla di lei, Maria di Cléofa, e la chiama 'sorella' (cognata) della Vergine, presente sul Calvario: la madre degli apostoli Giacomo e Giuda e degli altri fratelli sopra menzionati...
La cosa è molto semplice a spiegarsi: la lingua ebraica è poverissima di vocaboli che esprimono i vari gradi di parentela; quindi non avendo il termine 'cugino', 'cognato', 'nipote', (cf Gen 13, 8) usa per tutti il termine 'fratello'.
Chi ha rispetto alla parola di Dio, non la travisa con tanta leggerezza!
La Nascita a Betlemme del Figlio di Dio, lontano dalla casa di Nazareth, comporta penosi disagi per la Sacra Famiglia, costretta dalla povertà a rifugiarsi in una grotta di animali. Siamo nel tempo più rigido della stagione invernale...
Ma Gesù è il Salvatore... Egli è venuto dal Cielo per scontare i peccati degli uomini e, fra questi, vi è l'insaziabile avidità della ricchezza, causa di tanti delitti, vera idolatria che rende impossibile l'amore a Dio.
Fin dal suo primo apparire sulla terra, Gesù dona esempio di divino distacco dalle comodità a quanti lo vogliono imitare per amore dei beni celesti, infiniti ed eterni (cf Mt 6,19).
San Giuseppe e la divina Madre, che con il loro 'sì' hanno gioiosamente accolto il Salvatore, condividono pure tutte le situazioni dolorose, con le quali Egli ci libera dal peccato e ci indica divinamente la via del Cielo.
San Giuseppe ha saputo attingere esempio ed amore dalla Vergine per seguire Gesù. Imitiamolo. In ogni situazione, guardiamo anche noi al suo amore materno e vi troveremo la nostra guida migliore.

18 - "PORTARONO IL BAMBINO GESÚ A GERUSALEMME"
"Per offrirlo al Signore come è scritto nella Legge" (Lc 2, 22-23).

Ogni figlio primogenito del popolo ebreo era sacro al Signore e doveva essere offerto a lui nel Tempio. Questa prescrizione divina voleva ricordare agli Israeliti la loro liberazione dalla schiavitù d'Egitto e preparare l'offerta del Salvatore, 'sacro' su tutti a Dio.
Fin dal primo momento dell'Incarnazione, Cristo aveva fatto l'offerta di Sé al Padre, dicendogli: "Tu non hai gradito né olocausti, né sacrifici per il peccato. Allora io ho detto: Ecco, io vengo, per fare, o Dio, la tua volontà" (Eb 10, 5-7).
Subito dopo la Nascita di Gesù, la prima premura della Vergine fu di offrire sulle sue braccia materne il Figlio al Padre; all'offerta troviamo unito San Giuseppe, per rinnovare con Maria il dono generoso della sua vita, come già avevano fatto insieme il giorno del loro sposalizio.
L'evangelista S.Luca ci dice che alla presentazione di Gesù al Tempio è presente, per divina ispirazione, il Santo vecchio Simeone il quale riconosce nel Bambino il Salvatore mandato da Dio e ne profetizza l'avvenire doloroso: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele; segno di contraddizione. E anche a te - dice alla Madre - una spada trafiggerà l'anima" (cf Lc 2, 25-35).
La profezia non tarda ad avverarsi. La persecuzione si scatena, infatti, improvvisa e violenta con Erode: il re che lo cerca a morte, perchè teme che il Bambino gli usurpi il trono. Essa continuerà più tardi (quando Gesù si farà conoscere per Figlio di Dio), e culminerà sul Calvario ad opera dei Capi dei Giudei, ai quali l'insegnamento di Cristo dà ai nervi, perchè contrario alle loro passioni.
Appena partiti i Magi che erano venuti dall'Oriente ad adorare il Salvatore, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il Bambino e sua Madre, fuggi in Egitto e resta là finchè non ti avvertirò, perchè Erode sta cercando il Bambino per ucciderlo" (Mt 2, 13).
Alla morte di Erode, è ancora l'angelo del Signore che in sogno parla a Giuseppe: "Alzati, prendi con te il Bambino e sua Madre e va' nel paese di Israele; perchè sono morti coloro che insidiavano la vita del Bambino".
Giuseppe alzatosi, prese con sè il Bambino e sua Madre e andò ad abitare a Nazareth, perchè si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: "Sarà chiamato Nazareno" (Mt 2,19-23).
Da Nazareth a Betlemme; da Betlemme all'Egitto; dall'Egitto ancora a Nazareth... Cinque-sei anni di peripezie dolorose, di traslochi e cambiamenti pieni di incognite... Con la difficoltà di dover rimettere su casa, ripartendo sempre da zero; riattrezzarsi per il lavoro, rifarsi i clienti fra gente sconosciuta e difficile... Lontano dalla patria e dalle persone care; in tempi economicamente molto difficili, nei quali si riteneva fortunato chi poteva avere di che sfamarsi... E, notiamo anche, con il compito di dover decentemente provvedere, niente di meno che a Dio, venuto sulla terra, e alla sua Madre Santissima!
Tutto questo senza nemmeno aspettarsi, ritornando in patria, di essere acclamato come un trionfatore, ma trattato, da chi non sapeva e non doveva sapere i motivi dell'assenza prolungata, come persona non capace a vivere, un povero fallito...
Oh, quanto soffrire! Non è forse vero che noi ci lamentiamo con Dio e ci ribelliamo per tanto di meno?... Queste le pene di San Giuseppe da noi più facili a capirsi. Un nulla però al confronto di quello che fu il suo martirio interiore che lo portò anzitempo alla tomba: il dolore cioè per il suo cuore paternamente amante Dio, di vedere il Salvatore venuto dal Cielo non accolto, ma perseguitato, con la certezza tremenda (profezia non mente!) di saperlo destinato ad una morte atroce!... (cf Is 53, 8).
Possiamo aggiungere anche questo. Il Vangelo ci dice che più tardi il Figlio Dio moltiplicherà i pani per chi ha fame, guarirà gli ammalati e risusciterà i morti. Non vi è dubbio che Egli avrebbe potuto compiere miracoli anche prima, a favore delle due Persone che più amava sulla terra. Niente di tutto questo. La Vergine e San Giuseppe non lo pretesero e neppure glielo chiesero, anche se avevano tanti titoli per poterlo ottenere...
L'amore vero non cerca ricompensa, perchè è premio e gioia a se stesso. Ammiriamo e cerchiamo di imitare. Domani è la festa di San Giuseppe. Un cordiale augurio a quanti portano questo bel nome. A tutti l'invito a celebrarla nella grazia del Signore con la S. Comunione. Un bel modo per dire grazie al grande Santo che con tanto amore ci ha custodito il Gesù dell'Eucarestia.

19 - I DUE "SI" CHE HANNO DATO DIO AGLI UOMINI (19 Marzo - festa annuale di San Giuseppe)
"Il Signore mi ha chiamato per nome e mi ha detto: mio servo tu sei, Israele" (cf Is 49, 1-3).

Con il ritorno dall'Egitto, ritroviamo la Sacra Famiglia a Nazareth, nella casa natale di Maria. Casa a Lei tanto cara, soprattutto dopo l'annuncio dell'Angelo.
Ella vi aveva detto il suo grande "SÌ", per la gioia di Dio e la salvezza dell'umanità, e il Figlio di Dio vi era disceso a prendere umana carne.
Al sì di Maria aveva fatto seguito, tre mesi dopo, il "SÌ" di Giuseppe a Dio, che lo invitava a prendere con sè la Vergine, ora Madre del Verbo incarnato.
Maria l'aveva accolto dal Cielo per essergli Madre; Giuseppe l'accoglie in Lei che da Dio l'aveva avuto, per custodirlo come padre.
Sono questi i due "SÌ più belli della Terra alla 'Parola' di Dio, discesa dal Cielo per dare a quanti l'accolgono il potere di diventare figli di Dio" (Gv 1, 12).
Quel loro sì iniziale, sostenuto dalla preghiera fiduciosa, li portò attraverso tutte le vicende dolorose e gioiose della vita, ad una santità eccelsa che ha fatto di Loro i due Astri più luminosi nel Cielo della Chiesa di Cristo, suo Sole divino.
Maria e Giuseppe sono i nostri due modelli di fedeltà a Gesù. Da loro dobbiamo imparare la fede nell'accogliere Cristo, 'Parola' di vita, e la necessaria fortezza per viverla con volontà d'amore.
Il loro sì a Dio fondato sulla fede e sull'amore, ha dato vita alla prima Famiglia cristiana: esempio e sostegno di tutte le famiglie che si propongono di vivere in modo degno di Dio. Non solo: quel sì è anche il più fulgido esempio di risposta ad ogni offerta del Figlio che Dio Padre, nella sua bontà infinita (cf Gv 3, 16), si degna presentare agli uomini, chiamandoli a servirlo!
Tutta la santità dell'uomo è fondata su un sì alla 'Parola' di Dio: un sì che viene pronunciato nel Battesimo e per il quale ciascuno di noi entra a far parte della Famiglia di Dio.
Che dire allora di quei genitori che rifiutano di battezzare i propri figli, col pretesto di rispettarne la libertà, nella quale potranno, da adulti, fare la loro scelta?
Pura ignoranza di quanto il Battesimo cristiano dona all'uomo, rendendolo "figlio e perciò erede di Dio insieme con Cristo" (cf Rm 8, 17).
Supponete infatti che ad un bambino venga offerta una grandissima eredità, per il possesso della quale si richiede il consenso dei genitori: ne trovereste uno solo che dice: "Aspetto che mio figlio sia in grado di giudicare da sè, se accettarla o meno? ...". Rifiuta il Battesimo solo chi ne ignora l'infinita ricchezza, certo non materiale, ma divina, eterna, a tutti necessaria per la loro salvezza!
Anche la famiglia cristiana è fondata sui due "SÌ" che gli sposi pronunciano all'Altare, davanti a Dio che rende sacro il loro amore e lo benedice.
Due sì che sostenuti dalla preghiera e dai sacramenti, introducono nel compimento di una missione voluta da Dio fin dalla creazione dell'uomo. (cf Gen 1, 27-2).
Sono due sì alla 'Parola' di Dio che ama incarnarsi in nuove creature, facendo della vita degli sposi cristiani un irradiamento del Verbo nell'opera della creazione, irradiamento che avrà il suo eterno splendore nel Cielo! Di quale gloria e felicità divina si privano (irrimediabilmente!) gli sposi non fedeli alla loro vocazione cristiana! Privano se stessi e (con quale diritto?) anche i figli che Dio voleva rendere come loro e con loro eternamente felici!
Sempre sul sì alla 'Parola' di Dio si fonda la vocazione privilegiata dei chiamati alla vita sacerdotale e religiosa; vocazione che imita più da vicino quella della Vergine e di San Giuseppe: stupendo "SÌ" alla 'Parola', che è Cristo, offerta dall'amore del Padre (cf Gv 4, 10) ai suoi figli più amati, per essere servita e vissuta con pienezza d'amore (cf Dt 6, 5).
È infatti nella misura della generosità con cui ogni uomo accoglie e dà vita in se stesso alla 'Parola' che egli diviene imitatore di Dio (cf Ef 5, 1-2): generando cioè quel medesimo Verbo che il Padre genera e del quale ci vuole fratelli, sorelle e madri (cf Mt 12, 50).
È questo il senso vero, divino della vita portataci da Cristo: vivere la Trinità Santissima: senso che Maria e Giuseppe hanno saputo cogliere e che li ha fatti grandi della grandezza di Dio, nel cielo e anche sulla terra!
Chi infatti come Loro gode da due mila anni l'ammirazione e l'amore degli uomini?...
Ci aiuterà a capire e a vivere questa verità la recita in famiglia del S. Rosario, il quale, in una sintesi semplice e luminosa, ci ricorda la discesa del Verbo di Dio sulla Terra; la gloria divina che Egli ci ha preparata nel Cielo. Ci offre l'esempio e l'aiuto della Vergine e di San Giuseppe per non scoraggiarci nelle quotidiane difficoltà al servizio di Cristo. È vero: Dio prova quelli che ama per purificare e accrescerne l'amore; ma è anche vero che Egli non li abbandona nella prova; li sostiene invece paternamente sulla via che conduce alla più grande delle mète: il Paradiso! É quanto ci mostra chiaramente la vita del nostro amato Patrono, San Giuseppe.
A imitazione di Maria e di San Giuseppe, siamo dei "SÌ" a Dio: dei sì illuminati e convinti, generosi. Ne avremo, come hanno avuto Loro, in dono Gesù, e con Lui ogni vero bene!

20 - "FIGLIO, PERCHÉ CI HAI FATTO COSI'?"
"Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" (Lc 2, 48, 49).

"Trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il Fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti: non avendolo trovato, tornarono in cerca di Lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava" (Lc 2,43-46).
A dodici anni, il giovane israelita, dopo aver sostenuto un serio esame sulla sua preparazione religiosa, diveniva maggiorenne, cioè figlio della Legge, con l'obbligo di osservarla.
Gesù è condotto a Gerusalemme per questa prova di maturità e non vi è dubbio che l'abbia superata brillantemente... Infatti dà subito saggio del suo sapere, disputando con i maestri di Israele che l'ascoltano pieni di meraviglia. Quello che più ci sorprende è che Egli abbia fatto questo all'insaputa della Madre e di San Giuseppe, mettendoli nell'angoscia: "Figlio, perchè ci hai fatto così?... Angosciati ti cercavamo!"...
La risposta chiarisce il suo comportamento: "Devo occuparmi delle cose del Padre mio".
L'iniziativa non era stata sua. Era venuta dal Padre! Abbiamo qui le prime preziose parole che il Vangelo ci fa conoscere del nostro Dio incarnato: una chiara e ferma affermazione della sua origine divina. Egli ha Dio per Padre.
La sua umanità Cristo l'ha ricevuta esclusivamente dalla Vergine, divenuta sua Madre per opera dello Spirito Santo, Dio Creatore.
Fino ai dodici anni Gesù ha compiuto la volontà del Padre espressa dai 10 Comandamenti dati da Dio agli uomini (cf Dt 5, 6-22): la Legge naturale.
Venuto dal Cielo per portare a compimento la Legge antica (cf Mt 5, 17), Egli concilia perfettamente nella sua Persona l'obbedienza a Dio e agli uomini, facendo anche rilevare che l'obbedienza a Dio ha la precedenza su quella dovuta agli uomini.
"Angosciati ti cercavamo!...".
Maria e Giuseppe, insieme con Elisabetta, - alla quale era stata rivelata dallo Spirito Santo, (cf Lc 1, 42-43) - , erano i soli a conoscere l'origine divina di Cristo. Pensiamo, quindi, che cosa significava per Loro l'averlo smarrito!... Soprattutto dopo la persecuzione scatenatagli da Erode, cosa non potevano Essi aspettarsi dagli uomini contro il loro Dio?!
Giuseppe che già ha vissuto la sua prima straziante passione nella prova dell'Incarnazione, ha ora la sua seconda più dolorosa ancora... Nella prima si trattava di perdere la Sposa; in questa nientemeno che il suo Dio!... Povero San Giuseppe!
La terza passione, l'ultima, quella del Calvario, sarà riservata in tutta la sua crudezza alla sua Sposa, come Simeone le aveva predetto. Giuseppe però non la ignora e, fin d'ora, ne condivide tutto il dolore: è martirio che come si è detto, lo porterà anzitempo alla morte, perchè possa pure condividere con il Martire divino e con la Regina dei martiri, la palma riservata a quanti offrono la vita per Dio, in unione al Redentore.
Quando anche noi ci troviamo nella sofferenza, ricordiamo e imitiamo i nostri grandi Modelli, Maria e Giuseppe, i quali mai si sono ribellati alla croce, ma hanno perseverato nel loro cammino di santificazione, fortificati dall'esempio di Cristo e dall'aiuto della preghiera.
Quanta misteriosa sofferenza in questa nostra breve esistenza terrena!
"Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio d'Israele, salvatore!" (Is 45, 15).
Mai tanto nascosto, come quando ci prova col dolore: "Figlio, perchè ci hai fatto così? ...".
Supereremo meglio i nostri momenti di prova, ricordando che Dio è amore e perciò è sempre l'amore che spiega ogni suo comportamento, ogni sua permissione nei nostri confronti.
Non accusiamo Dio, credendoci degli innocenti, ingiustamente colpiti... Chi più innocente di Maria e Giuseppe? Il paziente condanna forse la mano del chirurgo che lo affligge per risanarlo?
Con Dio, infinita sapienza e amore, ci conviene umiltà e fede. Per avere con Maria e Giuseppe la risposta ai nostri interrogativi angosciosi. Risposta che ci invita ad andare avanti nel cammino al seguito di Cristo, il quale ha creduto e ci insegna a credere in tutto all'amore del Padre. Amore che mai si smentisce.
Giuseppe e Maria hanno superato prima di noi e anche per noi le medesime dolorose prove della vita. Ricorriamo al loro aiuto nel nostro soffrire. Quando, dopo la tempesta, ritornerà il sereno, ci accorgeremo quanto cammino Dio ci ha fatto compiere nei giorni dell'angoscia sostenuta con fede: un vero passaggio all'età adulta nello spirito, alla quale si giunge solo con il patire cristianamente accettato.
"A Te, o Beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio...": incomincia così una bella preghiera a San Giuseppe che tutti dobbiamo conoscere.


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21 - "GESÚ STAVA LORO SOTTOMESSO"
"E cresceva in sapienza, età e grazia, davanti a Dio e agli uomini" (Lc 2, 51-52).

L'episodio del Tempio mette in risalto un insegnamento profondo della vita di Cristo: la sua totale dipendenza da Dio Padre, nel compimento della missione affidatagli, e la sua obbedienza a Chi ne faceva le veci sulla terra: Maria e Giuseppe.
Il primo posto, nella vita di ogni uomo, spetta a Dio, e nessuno ha il diritto di usurparglielo: "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le tue forze" (Dt 5, 6). È questo il primo dei Comandamenti che stabiliscono i doveri verso Dio.
Al primo posto dei doveri verso il nostro prossimo, sta il quarto Comandamento: "Onora tuo padre e tua madre, come il Signore tuo Dio ti ha comandato" (Dt 5, 16).
Alla luce di questi due Comandamenti, così perfettamente armonizzati nella vita di Cristo, risulta chiaramente che peccano contro la Legge divina quei genitori i quali si oppongono alla scelta della vocazione divina dei figli, e cioè alla chiamata che viene fatta loro da Dio per realizzare con essi il progetto per il quale li ha creati.
È Dio che crea l'anima dell'uomo, la parte migliore di noi, che ci rende responsabili del nostro eterno destino. Genitori ed educatori hanno il compito, non di sostituirsi a Dio, ma di esserne i collaboratori coscienziosi e fedeli, per il raggiungimento del fine assegnato a ciascun uomo dal Creatore.
Così pure, sempre nella luce dell'esempio datoci da Gesù, sbagliano quei figli i quali rifiutano obbedienza ai genitori in tutto ciò che è conforme alla volontà divina.
Col suo esempio, Gesù ci insegna che non vi è contrasto tra l'obbedienza a Dio e alle creature: l'una e l'altra sono volute dal Creatore, e si armonizzano perfettamente, quando vi è la sincera ricerca della sua volontà che esclude ogni egoismo umano.
In questa bella disposizione d'amore a Dio Padre e alle Creature, il Vangelo ci dice che Gesù: "Cresceva in sapienza, età e grazia, davanti a Dio e agli uomini" (Lc 2, 52).
Fortunati e benedetti quei genitori che si adoperano per favorire nella vita dei loro figli una crescita così perfetta: cara a Dio e necessaria alla società umana!
Mandando il suo Figlio a vivere in una Famiglia umana, Dio ha voluto anche offrirci un modello di convivenza familiare, possibile a tutti quelli che rispettano l'ordine da Lui stabilito. Infatti, nella Sacra Famiglia regna l'ordine soprannaturale e morale, il rispetto cioè a Dio e agli uomini.
Dio ne è il Capo indiscusso e a Lui viene dato affetto, rispetto ed obbedienza. Giuseppe e Maria si amano santamente e perciò la loro prima preoccupazione non è il proprio bene stare, ma quello del coniuge. Il vero amore non conosce egoismo.
Essi non hanno che un pensiero: servire Dio con riconoscenza ed amore in quel Figlio che Egli si è degnato affidare Loro (cf Valtorta, Il Poema dell'Uomo-Dio, Vol. 1°, pag. 257).
Sappiamo che la vita terrena di San Giuseppe ha termine prima che Gesù dia inizio alla sua opera di Evangelizzatore.
La missione del Santo sulla terra è compiuta. Egli non avrà parte alle gioie della manifestazione pubblica del Figlio di Dio. Gesù con la sua dottrina celeste affascinerà le folle e con i suoi miracoli le farà accorrere da tutti i paesi della Palestina.
Queste terrene soddisfazioni a Giuseppe sono negate. Ricompense ben più grandi Dio riserva ai suoi servi fedeli: ha creato, per essi, un Paradiso eterno!
San Giuseppe ebbe la felice sorte di terminare la sua esistenza sulla terra assistito da Gesù e da Maria. Per questo suo privilegio, Egli è venerato come Patrono della Buona Morte.
Purtroppo a causa del peccato, la morte è un castigo e quanto mai doloroso! (cf Gen 3, 19). Eppure, come ci dicono i Santi, nella sua realtà non è che la chiave d'oro che ci apre la porta del Cielo.
Tutti abbiamo un modo sicuro per non temerla, ma anzi per amarla ed attenderla sereni: togliere via da noi il peccato che ci carica di paura nei confronti di Dio (cf Gen 3, 10); vivere come piace a Lui per esperimentare fin da questa vita la felicità che ci attende nella sua casa paterna. Ascoltiamo come il Libro di Dio (la Bibbia) ci parla della morte e della felicità preparata alle anime dei giusti: "Quanto sono amabili le tue dimore, o Signore! L'anima mia si consuma di desiderio verso la casa del Signore. Beati coloro che abitano la tua casa! Beato l'uomo che pone in Dio la sua forza: egli ha disposto nel suo cuore le ascensioni dalla valle di lacrime alla Patria del gaudio" (Salmo 83). "Felice l'uomo che teme il Signore e pone nei suoi comandamenti tutta la sua gioia. La sua giustizia è eterna, la sua potenza si alzerà fino alla gloria" (Salmo 111).
Alla fine della vita si raccoglie il frutto delle opere buone. Imitiamo San Giuseppe in vita per trovarlo Patrono amoroso nell'ora della morte.

22 - "PERCHÉ RICEVESSIMO L'ADOZIONE A FIGLI"
"A quanti l'hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio" (Gal 4, 5; Gv 1, 12).

Abbiamo fin qui guardato alla Figura eccelsa di San Giuseppe nel piano divino della nostra redenzione: nell'antico Testamento prima, in seguito nei misteri principali della vita familiare di Cristo, Figlio, di Dio. Le riflessioni che seguono vogliono aiutarci a vedere nel caro Santo il primo e vero devoto della Vergine SS.ma e invitarci a seguirne l'esempio.
"Quando venne la pienezza del tempo, scrive S. Paolo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, perchè ricevessimo l'adozione a figli" (Gal 4, 4.5). "La Pienezza del tempo". L'Incarnazione del Verbo e cioè del Figlio di Dio, segna l'altissimo vertice d'onore e di amore al quale il Creatore ha voluto elevare la creazione.
Consideriamo. Noi ci troviamo inseriti in un universo del quale la scienza ignora ancora la data di nascita e la cui estensione viene misurata a miliardi di anni luce, senza poterne raggiungere i confini...
Ebbene: questo universo, opera stupenda dell'onnipotenza divina, ha la sua espressione più perfetta in una "donna", compendio di tutte le meraviglie create: Maria, l'Immacolata Concezione, voluta da Dio, per unire in comunione di vita la creazione con il suo Creatore!
Dallo Spirito Santo e da Lei ha inizio la nuova generazione dei figli di Dio, "i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio (e da Lei, Sua divina Sposa) sono generati" (Gv 1, 13) e dei quali Cristo è il Primogenito (cf Rm 8, 29).
L'Incarnazione di Dio!
Punto d'arrivo dei miliardi di anni che l'hanno preceduta! Punto di partenza per la nuova generazione degli uomini nello Spirito, per essere con Cristo e gli Angeli del Cielo la gloria eterna della creazione al suo Creatore!
La condizione a tutti richiesta per aver parte a questa gloria è l'accetazione del Verbo, la 'Parola' di Dio, e cioè la fede in Lui, atteso da quanti l'hanno preceduto nel tempo; accolto da quanti lo seguono. Infatti, "piacque a Dio riconciliare a sé tutte le cose per mezzo di lui" (Col 1, 20). Con la sua Incarnazione, Cristo ha unito a Dio tutta la creazione, materiale e spirituale, della quale è sintesi stupenda la natura umana. Con la sua Passione, Egli l'ha redenta; con l'Ascensione al Cielo l'ha eternamente inserita nella gloria stessa di Dio.
Ammiriamo la grandiosità di questo piano eterno con il quale la SS.ma Trinità ha voluto elevare le creature alla sua vita di felicità senza fine (cf Ef 1, 3-12).
È il paradiso al quale siamo chiamati per i meriti di Cristo, il Figlio di Dio, venuto a nascere in una Famiglia umana, la prima famiglia cristiana, di cui San Giuseppe è il Capo Santo e Custode fedele.
Quanto l'umanità è a Lui debitrice per avere, con la sua fede grande e il suo amore generoso a Dio e agli uomini, accettato di mettersi al servizio del Redentore e della sua Madre divina, per il compimento del piano misericordioso di Dio!
La misura della nostra partecipazione alla felicità divina, preparata a noi nei Cieli, è data dal grado di amore e di servizio a Cristo Salvatore.
Se il più alto livello di questa felicità assegnata a ciascuno da Cristo Giudice è stato raggiunto dalla sua divina Madre, indubbiamente il primo posto, vicino a Lei, spetta al suo Sposo Santo, il quale, più che ogni altro ha condiviso con Lei l'amore e la dedizione al Figlio di Dio fatto Uomo. Da quasi duemila anni (!) Giuseppe e Maria godono questa felicità nel Cielo. E quanto durerà ancora? Cristo ci ha detto che non avrà mai fine! (cf Mt 25, 46).
Crediamo fermamente a queste verità di una portata enorme, insegnate a noi da Dio! Non accontentiamoci di ripeterle teoricamente e tanto meno di prenderle alla leggera, come purtroppo tanti fanno! dovremmo amaramente pentircene, ma troppo tardi!
Impariamo da San Giuseppe l'amore e il servizio totale a Cristo, per inserirci nel piano di Dio "con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" (Dt 5, 6). Questo Egli ha fatto per la sua fede e il suo amore alla Vergine, riconosciuta ed accolta come vera Madre di Dio (cf Mt 1, 20-25).
Ne avremo, come Lui, il beneplacido divino, l'adozione a figli e il premio ad essi riservato: "Se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria" (Rm 8, 17).
Non si può amare ciò che non si conosce: studiamo con amore la Bibbia, il Libro di Dio, per capire quanto Egli ci ama e per servirlo con la fede gioiosa di San Giuseppe.

23 - "AVEVANO UN CUOR SOLO ED UN'ANIMA SOLA"
"Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola" (At 4, 32; Gv 17-21).

Dalla Bibbia, il Libro sacro della Parola di Dio, sappiamo come avvenne la creazione dell'universo che ci circonda. Con semplici atti della sua volontà Dio diede vita a tutte le creature materiali: "Disse e furono fatte" (cf Gen 1, 1-25).
Quando invece si trattò di creare l'uomo, noi vediamo l'intera Famiglia divina, la Trinità SS.ma, assumere un atteggiamento solenne, come per farne rilevare la portata immensa: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza" (Gen 1, 26).
Compiacentemente la Bibbia ritorna sulla deliberazione di Dio, come se le tre Persone divine volessero gustarne insieme tutta la gioia profonda: "E Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò": facendo loro dono, come a tutti i viventi, della propria fecondità: "Siate fecondi e moltiplicatevi" (cf Gen 1, 26-28).
Ad una grande Anima, Marie des Vallées, vissuta nel 1600, Dio mostrò in una visione le anime nell'istante della loro creazione: quando cioè, splendenti di luce, nella loro più pura bellezza, lasciano le sue mani creatrici, per essere infuse nei corpi umani: "Ora, non mi meraviglio più, esclamò essa piena di stupore, che Dio sia disceso dal Cielo per salvare una creatura così bella!".
Quanto il peccato ha avvilito la nostra nobiltà d'origine e l'amore della famiglia umana creato santo da Dio!
È per riportarlo alla sua santità che il Verbo, il Figlio di Dio, ha voluto nascere e crescere in una famiglia sulla terra. Senza dubbio, Egli poteva (era Dio!) crearsi un corpo già adulto e perfetto. Ha preferito invece nascere, come ogni uomo, in seno ad una famiglia, perchè fosse modello a tutte le famiglie umane.
La famiglia, nell'ordine naturale, è l'immagine plastica, luminosa della Famiglia divina, la quale è formata da tre Persone, uguali e distinte: il Padre che genera nel seno del suo Amore, (lo Spirito Santo), l'unico suo Figlio: "irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza" (Eb 1, 3).
Le tre Persone divine, nella loro ineffabile comunione, sono l'esemplare originario e perfetto di ogni famiglia creata: nell'ordine vegetale, animale e umano, partecipi in grado diverso della perfezione comunionale di Dio.
Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo formano un'unica natura o sostanza divina e sono Uno per l'Altro, Uno con l'Altro, Uno nell'Altro. È questa la loro perfezione comunitaria, modello di ogni comunità creata.
La Sacra Famiglia ne è la più alta imitazione. Le tre Persone che la compongono: Giuseppe, Maria e Gesù, sono a imitazione delle Persone della Famiglia celeste, una per l'altra: col dono pieno d'amore di ciascuno all'altro; sono una con l'altra: amano cioè la Famiglia e la casa, sopra ogni altro bene terreno, edificandosi vicendevolmente nella pratica delle virtù cristiane; sono una nell'altra, poichè ciascuna fa propri, nell'amore, la volontà, i desideri, le gioie e le pene dell'altra.
Santa e ineffabile comunione della Sacra Famiglia! Esempio luminoso di convivenza ad ogni famiglia e ad ogni comunità umana che vuole essere degna della sua origine divina e della missione affidatale da Dio sulla terra.
Essa viene così celebrata nella Liturgia: O Famiglia di Nazareth, - immagine vivente - della Chiesa di Dio! Santa e dolce dimora - dove Gesù Fanciullo - nascose la sua gloria! Giuseppe addestra all'umile - arte del falegname - il Figlio dell'Altissimo. Accanto a Lui Maria - fa lieta la sua casa - di una limpida gioia. La mano del Signore - li guida e li protegge - nei giorni della prova. O Famiglia di Nazareth, - esperta nel soffrire, - dona al mondo la pace.
Quale la ragione profonda di questa comunione perfetta? Il rispetto sincero della Legge di Dio! Dimenticare questo è sconvolgere ogni convivenza umana. Chi intende costruirla, deve saper incominciare di lì!
La Sacra Famiglia gode di questa comunione vivificante, perchè modellata sulla Famiglia trinitaria di Dio, la Quale è composta di tre Persone, ma è definita dalla Terza, e cioè dallo Spirito Santo che ne è l'amore (cf 1 Gv 4, S).
San Giuseppe vi fa le veci di Dio Padre; e Gesù, pur nella sua infinita grandezza di Figlio di Dio, non disdegna di chiamarlo padre e di obbedirgli; Maria, l'immagine più bella dell'Amore increato, è il dolce vincolo di grazia fra la santità infinita del Figlio (da cui attinge con materna pienezza) e lo Sposo, al quale la comunica con larghezza di Mediatrice divina, per amoroso e doveroso compenso all'amore di sacrificio che ne riceve.
Non manchi in nessuna delle nostre famiglie l'immagine benedetta della Sacra Famiglia: richiamo costante all'alta missione affidata da Dio; presenza confortante di esempio e di aiuto nelle quotidiane difficoltà, banco di prova di ogni amore sincero e profondo.
La laboriosità serena e costante di San Giuseppe sia esempio ed espressione per ogni padre a vivere nella sua famiglia con l'amore e, per ogni famiglia, a vivere unita al padre da cui riceve amore e sacrificio.
O San Giuseppe, fa' che ogni famiglia cristiana imiti l'unione e l'amore della Sacra Famiglia!

24 - "IO SONO LA VITE, VOI I TRALCI"
"Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto" (Gv 15, 5).

Cristo è Dio. In Lui abita tutta la pienezza della Divinità. La sua Umanità è il grande fiume attraverso il quale scorrono le acque vivificanti della vita divina (cf Ap 22, 1). Nella unione d'amore a Cristo sta dunque tutta la santità della Chiesa e di ogni anima.
La prima Creatura umana unita a Lui con totale perfezione d'amore, e ad un titolo che a nessun altro compete, è Maria, la sua divina Madre.
Gesù l'ha data a noi sul Calvario, al termine della sua vita di Redentore (cf Gv 19, 27), compiuto quel battesimo di sangue per il quale poteva finalmente darci il fuoco divino (l'amore) che Egli era venuto a portare sulla terra (cf Le 12, 49-50). Il significato evidente di quella proclamazione era questo: Gesù consegnava il suo dono d'amore alla Madre, perchè maternamente lo potesse comunicare a noi.
Nel Sacrificio eucaristico, noi diciamo tutti i giorni queste parole: "Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a Te, Dio Padre onnipotente, nell'unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli".
La dossologia finale della Messa riassume efficacemente tutto il piano divino della creazione e della redenzione e fissa in modo preciso e sicuro il cammino della nostra vita spirituale. Meditiamola brevemente.
PER CRISTO: ci dice che tutto il divino fluisce da Lui alla sua Chiesa, a ciascuna delle nostre anime.
CON CRISTO: è invito all'unione, frutto dell'imitazione delle sue virtù.
IN CRISTO: non dice solo più unione, ma fusione, identificazione con il nostro Salvatore divino: unità nell'amore.
Una sola Creatura ha pienamente vissuto in tutto il corso della sua vita queste relazioni vitali e profonde con Cristo: Maria SS.ma, la sua divina Madre. Ella è stata totalmente dipendente dalla sua azione di grazia; perfettamente unita a Lui in tutti i suoi misteri; fusa a Lui con il suo amore materno che la faceva vivere più in Gesù che in se stessa.
Se l'apostolo Paolo ha potuto dire: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Gal 2, 20), tanto egli si sentiva assorbito dall'amore del Maestro: che dobbiamo dire della Piena di Grazia?...
S. Paolo è un fulgido esempio di amore a Cristo: Maria ne è la Madre! Suo stampo materno e divino.
Ella ci è stata lasciata per Madre affinchè desse a tutti i redenti la forma perfetta dei figli di Dio, modellata in Lei da Gesù, il Primogenito della grande famiglia umana: "Chi si getta in questa Forma divina, insegna il Montfort, è ben presto formato e modellato in Gesù Cristo, e Gesù Cristo in lui" (Trattato, n. 219).
Il santo ci dice ancora che per gettarsi in questa Forma: "Occorre fare tutte le proprie azioni PER Maria, CON Maria, e IN Maria, al fine di farle più perfettamente: PER Cristo, CON Cristo, e IN Cristo" (Trattato, n. 257).
Non è difficile vedervi il programma di vita mariana attuato da San Giuseppe, il quale, indiscutibilmente, fu il primo e vero devoto di Maria.
Infatti, tutta la sua devozione a Gesù aveva per fondamento l'unione che Egli aveva con Maria, sua Sposa d'anima; unione che procurò a Lui, prima e più che ad ogni altro, i doni di Grazia portati dal Salvatore.
San Giuseppe era tanto illuminato ed umile da capire che il primo posto vicino a Cristo spettava alla sua Madre Santa. Come poteva Egli stringersi una sola volta tra le braccia il Salvatore, senza sentire in cuor suo una riconoscenza infinita a Colei che gli aveva procurato tanto Bene?
Il Santo capiva pure che il suo desiderio di identificarsi con Gesù nell'amore, aveva il suo perfetto esemplare in Maria: da Lei quindi volle imparare a servire il Redentore con amore perfetto, e a seguirlo con fede sicura in tutte le sue vicende, liete e tristi, come ci insegnano i Misteri Gaudiosi del Santo Rosario.
Il suo vivere PER Cristo, CON Cristo, e IN Cristo era per Lui un dono ambitissimo che gli veniva interamente dalla sua Sposa, la quale aveva avuto il privilegio di essergli Madre. E questo umile riconoscimento rendeva gioioso a San Giuseppe il prodigarsi per ogni suo materno desiderio! S. Luigi Maria di Montfort insegna che "l'essenziale della vera devozione a Maria SS.ma consiste nel rendere l'anima interiormente dipendente (vera schiava d'amore) dalla Vergine e da Gesù per mezzo di Lei" (Segreto, n. 44).
San Giuseppe lo realizzò appieno.
La volontà del Padre programmò la vita di Gesù e quindi della sua divina Madre che dovette seguirlo in tutti i suoi passi. Conseguentemente San Giuseppe trovò tutta la sua grande santità nell'accogliere ogni desiderio dell'Immacolata, come volontà divina per meglio servire e vivere Cristo.
Tutto il programma della vera devozione sta appunto in una perfetta Consacrazione a Maria, per amore di Gesù. San Giuseppe, aiutaci ad imitare il tuo amore per la Madre Gesù!

25 - "LO SPIRITO E LA SPOSA DICONO: "VIENI!"
"Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita" (Ap 22, 17).

Gesù rivolse un giorno questa domanda ai suoi apostoli: "Voi chi dite che io sia?" (Mt 16, 15).
Anche noi ci siamo già fatta questa domanda di estrema importanza per ogni uomo e la cui risposta ci riempe l'anima di infinito stupore e il cuore di gioia e riconoscenza senza fine: Cristo è il Figlio di Dio che ha voluto venire a vivere con noi sulla terra, facendosi per questo generare da una donna, Maria, l'Immacolata Concezione!
E che cosa è venuto a portarci dal Cielo? Ce l'ha detto Lui stesso: "Io sono venuto perchè gli uomini abbiano la vita e l'abbiano in abboddanza" (Gv 10, 10).
Non poteva portarci di più: ci ha portato se stesso, la sua vita! E con essa ogni bene (cf Rm 8, 32).
La Bibbia, come si è visto più sopra, paragona l'Umanità santa di Cristo ad un grande fiume, attraverso il quale scorrono le acque vivificanti della grazia.
Per questo, Gesù ci dice: "Chi ha sete, venga a me e beva: fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal seno di chi crede in me" (Gv 7, 37-38).
In un altro passo Egli ancora afferma: "Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e noi verremo a Lui e prenderemo dimora presso di Lui" (Gv 14, 21.23). Condizione quindi necessaria per attingere l'acqua vivificante che sgorga da Cristo è credere in Lui e amarlo.
Ce lo conferma San Paolo nella lettera agli abitanti di Efeso: "Cristo abiti per fede nei vostri cuori e così, radicati nella carità, possiate comprendere con tutti i santi l'amore di Cristo ed essere ricolmi di tutta la pienezza di Dio" (cf Ef 3, 17-19).
Ma è possibile a noi, peccatori come siamo, avere per Cristo una fede così viva, un amore così puro che ci permettano di unirci spiritualmente a Lui, nostra Fonte divina e berne l'acqua purissima della Grazia?
"No, ci dice S. Luigi di Montfort: la purezza del nostro amore non è abbastanza grande perchè noi osiamo unirci direttamente a Gesù Cristo da noi stessi". Per venire a noi Egli ha scelto la via immacolata di Maria e vuole che anche noi andiamo a Lui per la medesima via. E questo, non per porre delle distanze, fra Lui e noi, ma per facilitarci il cammino e farci giungere a Lui, nostra meta divina, più speditamente e più perfettamente. (cf Trattato n. 85.75).
Chi conosce il Trattato della Vera Devozione a Maria, sa che l'Autore pone alla base di tutta la sua dottrina mariana questa verità: non è possibile amare Cristo, senza la mediazione PER MEZZO della sua Santa Madre. E ce ne dà la spiegazione.
Dopo il peccato originale, Dio non ha più dato la sua vita divina agli uomini direttamente, come aveva fatto nel Paradiso terrestre, ed era stato un vero fallimento (cf Gen 1, 26; 3, 7). L'ha data invece alla SS.ma Vergine perchè fosse Lei a viverla per prima e potesse così maternamente comunicarla a noi.
Basta ricordare il Vangelo di S. Luca, 1, 35: lo Spirito Santo discende su Maria, la unisce alla fecondità divina del Padre e Lei genera a noi il Salvatore.
Quanto è avvenuto nell'Incarnazione, continua il Montfort, avviene ogni giorno nella comunicazione della grazia (cf Trattato, n. 22).
Infatti, la Divina Madre è ora in Cielo con Cristo ed è da Lui inseparabile; lo vive con tutto il suo essere nella gloria, come l'ha vissuto sulla terra nella natura e nella grazia (cf n. 63): perciò, quando Cristo viene spiritualmente a noi nel Battesimo, viene anche Lei, come Madre nostra (cf Gv 19,27) per generarlo e farlo crescere divinamente in ciascuno dei redenti, i quali divengono così figli di Dio perchè hanno in sè Cristo e figli di Maria, perchè è Lei che lo genera misticamente in loro (cf Trattato, n. 30).
Importa quindi riconoscere la sua presenza materna nella nostra anima e affidarci filialmente a Maria con la consacrazione, perchè Ella possa compiere in noi la sua opera materna.
Il nostro cammino in Cristo dipende interamente dalla nostra unione filiale alla Madre della Divina Grazia e va di pari passo con questa unione: è l'ineffabile verità che il Montfort ci insegna a vivere!
Il primo che ebbe la fortuna immensa di conoscere e di sperimentare questa verità così importante per il cristianesimo, è stato San Giuseppe, per il suo privilegio di entrare nel mistero di Cristo in forza della sua unione spirituale con la Madre del Salvatore: "Non temere, gli disse l'Angelo, di prendere con te Maria, tua Sposa, perchè quel che è generato in Lei,viene dallo Sprinto Santo. Ella partorirà un Figlio e tu lo chiamerai Gesù" (Mt 1, 20-21).
Subito dopo che a Maria, la Madre, (cf Le 1,31) la gioia di pronunciare questo nome, GESÚ, nel quale unicamente è la nostra salvezza (cf At 4,12), è stata concessa a San Giuseppe, con l'onore dell'autorità paterna, conferitagli da Dio: 'tu' lo chiamerai Gesù! Insieme all'impegno di mettere tutta la sua vita a servizio dell'opera del Redentore.
Pensiamo quale nuovo slancio d'amore ricevette da quel momento la vita di San Giuseppe per il Salvatore! Come quel nome 'Gesù', ripetuto più con il cuore che con le labbra, riempiva di gioia santa la sua esistenza e gli dava verso la sua vergine Sposa una riconoscenza, un desiderio di dedizione totale, per amore del Redentore!
San Giuseppe si colloca per questo all'inizio della vera devozione a Maria, divina Madre di Cristo, e ne resta il Modello ideale per tutti i tempi: amare l'Immacolata, con amore verginale, puro, svuotato di ogni egoismo, interamente rivolto, come quello della Sposa, al possesso di Cristo!
L'era di Maria, predetta dai Santi è giunta: guardiamo a San Giuseppe per viverla con pienezza di dedizione e di amore.


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- Trattato su San Giuseppe: 31 riflessioni, una per ogni giorno del mese di Marzo.
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26 - "FATEVI DUNQUE IMITATORI DI DIO"
"Quali figli carissimi, e camminate nella carita, nel modo che anche Cristo vi ha amati" (Ef 4, 31).

I tre titoli più onorifici che vengono dati alla Vergine sono quelli di Figlia, Madre, Sposa: rispettivamente del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Vogliamo considerare questa sua triplice, fulgida corona che riflette il suo splendore sulla persona di San Giuseppe e che situa Maria in un Ordine celeste tutto suo il quale "onora le tre divine Persone in quanto dipendono dalle loro proprietà personali e rende all'Essenza divina e alle Persone un omaggio maggiore che non i nove Cori di tutti gli Angeli insieme" (De Bérulle). Maria, Figlia primogenita del Padre, la Creatura cioè ideale che più d'ogni altra raccoglie in sé le perfezioni divine e ne ha la pienezza nell'ordine della natura e della grazia.
Maria è l'Immacolata Concezione del creato, il modello su cui Dio fissava il suo sguardo compiaciuto nel dare la vita alle infinite meraviglie che popolano l'universo (cf Pr 8,22-30). Maria, degna Madre del Figlio di Dio.
Ella fu creata così perfetta perchè doveva essere la Ma-dre del Figlio e dare a Lui, "irradiazione della sua gloria ed impronta della sua sostanza" (Eb, 1, 3), un Volto nel creato,come il Padre glielo dona nella Divinità (cf Col 1, 15). Maria, divina Sposa dello Spirito Santo, la terza Persona della SS.ma Trinità, l'Amore increto, fin dal primo istante della creazione dell'Immacolata, se n'è riservato tutto il possesso, ed ha stabilito con Lei una unione di grazia così intima che come afferma Padre Kolbe, "Egli agisce, nel creato, unicamente attraverso l'amore della sua Sposa".
Nella Sacra Famiglia che è l'immagine più perfetta della Famiglia trinitaria, San Giuseppe ha il compito sublime di rappresentare il Padre celeste: Gesù gli dà il dolce nome di padre e gli sta sottomesso, come il più esemplare dei figli.
Tanta autorità, conferitagli dal Padre,quale sprone costituisce per il Santo ad essergli imitatore fedele e cioè figlio carissimo!
Come Capo della Sacra Famiglia, San Giuseppe vede a sé sottomessa anche Maria, la divina Sposa dello Spirito Santo: di questo Sposo-Dio Egli sa di essere il rappresentante terreno, e lo fa amando la sua Sposa di un amore perfetto, verginale, santo.
In quali stretti rapporti con le tre Persone divine lo situa la sua vocazione di Sposo della Madre di Dio! E quanta Santità di vita esige da lui!
Ma San Giuseppe è tanto umile che sa trovare in Maria, "la Piena di grazia", il modello e l'aiuto per santamente vivere le sue relazioni con Dio, Uno e Trino.
La vera devozione alla Vergine, di cui Egli ci è esemplare sublime, porta l'anima, come ci insegna il Montfort, a fare tutte le proprie azioni CON MARIA: a guardare cioè a Lei, come a modello perfetto di ogni virtù e perfezione che lo Spirito Santo formò in una semplice creatura, perchè l'imitassimo secondo le nostre deboli forze: la sua fede viva, l'umiltà profonda, la purezza tutta divina che non ebbe e non avrà mai l'eguale sotto il cielo. Ricordiamoci, aggiunge il Santo, che Maria è la grande unica forma di Dio, atta a dare immagini viventi di Lui! (cf Trattato, n. 260).
È alla scuola di Maria Santissima: Figlia, Madre e Sposa delle tre Persone divine, che San Giuseppe imparò a vivere la sua vita d'amore al Padre, Al Figlio a allo Spirito Santo.
Al Padre, con l'obbedienza umile e filiale non solo ai dieci Comandamenti che sempre aveva esemplarmente osservati fin dalla sua giovinezza; ma ancora a tutte le sue disposizioni paterne nei confronti del Figlio Redentore.
Al Figlio, con l'imitazione amorosa, seguendolo insieme alla sua Madre Santa in tutte le vie che Egli doveva percorrere per salvarci.
Allo Spirito Santo, con l'adesione piena d'amore ai suoi divini desideri, adesione amabilmente perfetta, quale gli era insegnata dalla sua Sposa, rivelazione luminosa del Dio-Amore.
Ricordiamo che la grazia è la vita di Dio in noi ed è perciò una vita trinitaria (cf Gv 14,23) che noi dobbiamo imparare a vivere in sintesi d'amore con le tre Persone divine che tutte e tanto ci amano!
Chi potrà guidarci in questa non facile conquista dell'Amore del Padre e del Figlio, se non la divina Sposa dello Spirito Santo, la quale con cuore di vergine si è aperta all'Amore del Padre per riversarlo interamente sul Figlio suo?
San Giuseppe ebbe la sorte felice di poter far suo, come nessun altro Santo, questo suo amore di Sposa; ed è quindi a lui che noi dobbiamo umilmente chiederlo, perchè a lui appartiene!
Meditando con devozione i Misteri gaudiosi che ci ricordano e fanno vivere queste verità luminose, noi entreremo sempre più nella conoscenza e nell'imitazione di Colui che per primo seppe accogliere nella sua vita la divina Madre del Salvatore.
O San Giuseppe, donaci un poco del tuo amore a Maria, tua Sposa, perchè possiamo imitare la tua devozione alle tre Persone divine!

27 - "RIMANETE NEL MIO AMORE"
"Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perchè senza di me non potete far nulla" (Gv 15, 10. 5).

Lo sappiamo e non ci stancheremo mai di ripetercelo, per la gioia della nostra vita: Cristo è Dio! Il Figlio di Dio che ha voluto prendere un volto umano, per abitare con noi, Uomo tra gli uomini; per rivelarci il Padre ed insegnarci, col suo esempio, come Egli desidera da noi essere amato, al fine di poterci accogliere nella sua Casa di felicità eterna: il Paradiso!
Quale privilegio: poter trattare familiarmente con Dio, fatto uomo; lavorare per dargli cibo e vestito; portarlo sulle proprie braccia; guidarlo nella vita come un figlio; sentirsi chiamare padre e, nello stesso tempo, dirgli nell'amore e nella adorazione profonda: "Tu sei il mio Dio!".
A chi doveva San Giuseppe questo ineffabile privilegio, questa gioia, infinite volte più grande e più pura di quante ne possa offrire la terra?
A Dio, sì, in primo luogo, che a tanto lo aveva eletto, nella sua predilizione eterna; ma insieme anche alla Vergine Santissima che egli aveva scelto di amare verginalmente come Sposa per tutta la vita.
Da questo suo amore puro e santo; per questa sua intimità spirituale con la Madre di Dio, il dono dell'intimità con Cristo, il Figlio di Dio.
La vera devozione alla Vergine, insegna il Montfort, ha un vertice: vivere IN MARIA.
Vi si arriva per tappe, come a tutte le grandi conquiste. Riconoscendola, prima, Madre di Dio e cioè come Colei sulla quale lo Spirito Santo, il Dio-Amore, è sceso per fare agli uomini PER MEZZO di Lei, il dono del Salvatore (1) quindi Mediatrice materna tra Dio e noi del suo dono ineffabile (cf Gv, 3, 16). E questo tanto nell'ordine naturale (come è avvenuto a Betlemme) che nell'ordine soprannaturale (della Grazia), avendola Gesù data per Madre a ciascuno di noi (cf Gv 19, 27).
San Giuseppe accolse, nella fede all'Angelo annunziatore della sua Maternità, questa Mediazione materna di Maria: una fede profonda e gioiosa (cf Mt 1, 20-24).
Però la sua devozione per la Madre di Dio,come già abbiamo meditato, non si fermò qui: agi di conseguenza, mettendo al servizio di Lei tutto l'amore dovuto a Dio, vivente nella sua Sposa Santa. (PER MARIA).
Nella sua umiltà, San Giuseppe volle ancora andare oltre. Comprese che nessuno, come la Madre, poteva amare il Figlio di Dio: guardò quindi a Lei, alle sue virtù, per meglio imparare ad amare e vivere Cristo: (CON MARIA).
In quanti momenti difficili della avvicendata vita del Salvatore, l'umile Santo seppe attingere dall'esempio di Maria (frutto di preghiera fiduciosa e di abbandono filiale in Dio), la forza per affrontare e santificare le prove più dolorose: l'incomprensione, l'ostilità umana, la persecuzione, la derisione, la povertà estrema...
Alla dipendenza spirituale da Lei (doveroso riconoscimento della sua più alta unione con Cristo) San Giuseppe aggiunse quindi l'amore e l'imitazione costante, per rendersi con la Sposa, sempre più degno del dono divino: Cristo Gesù.
Questa disposizione di dipendenza e di imitazione amorosa lo portò ad assimilare sempre di più la sua vita a quella della Madre del Signore, tanto da vivere più in Lei che in se stesso (cf Gal 2, 20). Raggiunse cioè il più alto grado di unione spirituale con la divina Madre, che è il vivere IN MARIA.
La santità, crediamolo, non è gioco da bambini...: è la più valida conquista dell'uomo che docilmente si mette alla sequela di Cristo. La sola conquista propostaci da Dio (cf Lv 11, 44). La sola che resta eterna dopo questa effimera esistenza terrena.
S. Luigi Maria di Montfort ci avverte che è "quanto mai difficile a noi peccatori avere il permesso, la capacità e la luce per entrare IN MARIA, tempio eccelso e santo, custodito dallo stesso Spirito Santo che se ne rese assoluto padrone fin dalla creazione e più ancora con l'Incarnazione" (Trattato, n. 262).
Meritatamente San Giuseppe ebbe questo insigne favore come nessun altro Santo. Egli è quindi il perfetto modello proposto da Dio a quanti aspirano alla perfetta unione con Cristo, attraverso la Mediazione materna di Maria.
Modello ed aiuto: perchè se è vero che lo Spirito Santo, come ci ha detto il Montfort, si è reso l'assoluto padrone dell'Immacolata, sua divina Sposa, è vero anche che Egli l'ha affidata alla custodia premurosa di uno Sposo terreno, dal quale, quindi, noi la possiamo avere in dono.
Questo, non vi è dubbio, voleva dirci la divina Madre, apparendo a Fatima il 13 ottobre 1917, con San Giuseppe che teneva tra le braccia il Bambino Gesù: l'intimità con Cristo si ottiene imitando la devozione a Maria di San Giuseppe.
La venuta straordinaria di Cristo, predetta dai Santi (cf Trattato, n. 158), sarà dono dello Spirito Santo a quanti vivono la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria; e San Giuseppe avrà loro molto da insegnare...
O San Giuseppe, ottienici di imitare la tua vita d'amore alla Vergine SS. ma, per vivere il mistero di Cristo, come Tu l'hai vissuto!

28 - "CAMMINATE NELLA CARITA"
"Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore" (Ef 5, 2).

"La nostra devozione a Maria, per essere vera, deve aspirare ad essere un dono totale di noi stessi a Lei: bisogna, quindi, fare tutte le nostre azioni PER MARIA. Essendoci totalmente consacrati al suo servizio, è giusto che tutto facciano per Lei, come un buon servo" (Tratto, n. 265).
In queste considerazioni sulla vita del caro San Giuseppe, noi stiamo guardando a Lui come a modello della nostra vera devozione a Maria SS.ma. Ed Egli ci insegna che per essere veri devoti della Madre di Dio, non c'è assolutamente bisogno di aspirare a compiere cose straordinarie. La santità è amore. È l'amore trova il suo terreno più fertile negli umili gesti della vita quotidiana, così come Dio ce la offre.
Ne rileviamo due nella vita del nostro grande Santo (1). Siamo a Betlemme, dopo la visita dei Magi. Giuseppe è avvertito in sogno dall'Angelo che occorre fuggire subito in Egitto, perchè il Bambino Gesù è cercato a morte da Erode.
Nella notte, è stato messo insieme quanto più possibile di quanto è costato tanta fatica e che, se lasciato, andrà perduto.
Maria piange silenziosamente. Giuseppe parla:
- Non piangere, Maria. Vederti piangere mi è un dolore ben più forte di quello di dover andare in esilio.
- Perdonami, Giuseppe! Non è per me che piango, né per il poco bene che perdo. Piango per te... Hai già dovuto sacrificare tanto! Ed ora torni a non avere più clienti, né casa. Quanto ti costo Giuseppe!
- Quanto? No, Maria. Non mi costi. Mi consoli. Sempre. Non pensare al domani. Abbiamo le ricchezze dei Magi. Ci aiuteranno nei primi tempi. Poi troverò lavoro.
Un operaio onesto e capace si fa subito strada. Hai visto qui. Non mi bastano le ore al lavoro che ho.
- Lo so. Ma chi ti solleverà dalla nostalgia?
- E tu, chi ti solleverà dalla nostalgia di quella casa (a Nazareth) che ti è così cara?
- Gesù. Avendo Lui, ho ancora quello che là ho avuto. - Ed io, avendo Gesù, ho la patria, sperata fino a pochi mesi or sono. Ho il mio Dio. Lo vedi che non perdo nulla di ciò che mi è caro sopra ogni cosa. Basta salvare Gesù e allora tutto ci resta.
Un secondo episodio profumato di tanto amore: la prima lezione di lavoro a Gesù, nella casa di Nazareth, dopo il ritorno dall'Egitto.
Gesù ha cinque anni. Giuseppe gli ha preparato la prima lezione di lavoro: piccoli attrezzi, adatti a Lui, perchè possa imparare senza fatica ad usarli.
- Così, ti aiuterò - dice Gesù con un sorriso.
- Così mi aiuterai e diventerai un bravo falegname. Vieni a vederli.
Entrano nel laboratorio. E Giuseppe mostra un piccolo martello, una piccola sega, dei minuscoli cacciavite, una pialla da bambola deposti su un bancone da falegname in erba: un bancone adatto alla statura del piccolo Gesù.
- Vedi: per segare si mette questo legno appoggiato così. Si prende la sega così e, facendo attenzione di non andare contro le dita, si sega. Prova...
E la lezione comincia. E Gesù, divenendo rosso nello sforzo e stringendo le labbra, con attenzione sega e poi liscia la piccola asse con la pialla e, anche se è alquanto storta, gli pare bella, e Giuseppe lo loda e gli insegna a lavorare con pazienza e con amore.
Torna Maria, che certo era fuori casa, e si affaccia all'uscio e guarda. I due non la vedono perchè hanno le spalle voltate. La Mamma sorride nel vedere lo zelo con cui Gesù lavora di pialla e l'affetto con cui Giuseppe lo ammaestra.
...Gesù le promette di farle uno sgabelletto per stare più comoda quando lavora!...".
L'anima veramente devota alla Vergine SS.ma, ci ha detto il Montfort, fa tutto per Lei, al fine di fare tutto per Gesù, nostro fine ultimo.
È la quarta, logica, conseguenza di quello che Maria è nel piano divino della redenzione: Mediatrice, cioè, materna fra noi e Cristo.
Operare per Lei è operare per Gesù ed è possedere Gesù.Questa verità è messa chiaramente in luce dalla vita di San Giuseppe: donando il suo amore alla Madre di Cristo, Egli ha da Lei il Salvatore. Lo ha nella sua Nascita, nella sua vita, in tutta la perfezione della terra e del Cielo.
Consacràti alla nostra Madre e Corredentrice, "non bisogna ci dice ancora il Montfort, che ce ne stiamo oziosi; forti invece della sua protezione, dobbiamo intraprendere cose grandi per questa augusta Regina " (Trattato, n. 265). "Intraprendere cose grandi...!" Tanto abbiamo avuto dalla Vergine! Tanto ancora è disposta a donarci!... Ricambiamo il suo amore! Ma, come?...
Vi è un modo a Lei sicuramente gradito, perchè è venuta proprio dal Cielo a dircelo: consacriamoci al suo Cuore Immacolato. Consacriamoci e viviamo la nostra Consacrazione, imitando l'esempio datoci da San Giuseppe.
Chiediamo al caro Santo un amore riconoscente ed umile alla Madre di Dio e siamo costanti nel renderle ogni giorno anche un solo piccolo omaggio.

29 - "VI HO DATO L'ESEMPIO"
"Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica" (Gv 13, 15;17).

"Ci stiamo avvicinando al termine del mese di San Giuseppe e vogliamo dare oggi uno sguardo d'insieme alle riflessioni fin qui fatte, per renderci meglio conto dell'importanza della sua devozione nella nostra vita cristiana.
Ci siamo proposto di considerare il Santo nel piano divino della redenzione, la quale mette in luce l'amore infinito di Dio verso le sue creature, da Lui chiamate a condividere la sua stessa felicità (cf Ef 1l, 3-6).
L'attuazione di questo piano (l'abbiamo visto) comporta da parte di Dio il dono della sua vita e cioè del suo Verbo, la sua 'Parola'; da parte delle creature, l'accettazione non solo del suo dono (cf Gv 4, 10), ma anche del modo in cui ha voluto farcelo: l'Incarnazione cioè in Maria Immacolata.
San Giuseppe, chiamato ad avere, insieme con la Madre di Cristo, un ruolo di primissimo piano nell'opera dell'Incarnazione, vi è necessariamente presente fin dall'Antico Testamento, il tempo della preparazione al Nuovo.
Una presenza, qui, se vogliamo, discreta, umile; ma pur tanto significativa: proporzionata cioè al compito che gli doveva essere affidato nell'attuazione del Mistero "nascosto da secoli nella mente di Dio" (Ef 3, 9).
Il valore di un seme non si giudica dalla sua apparenza esteriore, ma dalla vita che in esso è programmata e alla quale darà sviluppo col tempo.
Nel Nuovo Testamento, la missione di San Giuseppe, e la sua relativa grandezza, prende il via da quel suo "sì" all'accettazione della 'Parola' Divina Incarnata: "sì" che Egli dice all'inviato di Dio che gli propone di credere e di accettare il Redentore, così come a Dio è piaciuto darglielo e cioè dalla Donna scelta a generarlo: Maria, la sua vergine Sposa.
Una accettazione che gli richiede fede grande (consideriamo il Mistero!) e, conseguentemente, impegno generoso d'amore: Gesù è il Redentore e quanti chiama vicino a Sè, li chiama a condividere il suo doloroso cammino di redenzione.
Una fede perciò che deve compiere il cammino di Dio, sulle vie da Lui prestabilite: vie che il Vangelo ci fa conoscere e che i Misteri gaudiosi del Rosario propongono alla nostra imitazione, culminanti per San Giuseppe nella passione dolorosa dello smarrimento di Gesù al Tempio di Gerusalemme.
Fede e amore alla 'Parola': "Giuseppe, figlio di Davide, (quanto amore divino in questa chiamata per nome!), non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perchè quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: Egli infatti salverà il suo popolo dai peccati" (Mt 1, 20-21).
Un'accoglienza, dunque, del Salvatore, non dato a lui direttamente, ma "mediato" da Maria, sua Madre divina. Da questa accoglienza ha inizio il cammino di San Giuseppe al servizio personale del Redentore: un cammino di perfezione spirituale, contenuto in quattro linee direttive: 1° - Fare tutto (nella devozione a Cristo), PER MEZZO di Maria, riconoscendo cioè il suo ruolo primario, materno, nei confronti del Salvatore.
2° - Fare tutto CON MARIA, imitandone le virtù sublimi, in comunione di vita con Lei.
3° - Fare tutto IN MARIA, vivendone le disposizioni d'amore, per le quali l'Amato (Cristo) dimora nell'Amante (la Madre) e l'Amante nell'Amato.
4° - Tutto questo, attuato concretamente nell'offerta totale di sé, come risposta amorosa al Dono che ne riceveva: PER MARIA.
Alla luce della dottrina monfortana, dobbiamo perciò concludere che San Giuseppe è stato il primo "vero" devoto della Madre di Cristo: Modello quindi a quanti vogliono vivere la Consacrazione, proposta dal Trattato della Vera Devozione.
Non vi è dubbio: nessuno, quanto San Giuseppe, ha avuto da Maria il dono del Padre , Gesù, (cf Gv 4, 10): nessuno quindi al pari di Lui potrà viverne la Consacrazione che è il mezzo necessario per possederlo.
Più di ogni altro Egli ha coltivato l'Albero di vita (Maria) che porta il Frutto benedetto (Gesù): a San Giuseppe quindi il primato d'averlo raccolto ben maturo e perfetto (cf Trattato, n. 33).
Il Montfort ci dice che Maria è la via facile per raggiungere Cristo. La ragione è una sola: Ella è la via di Dio. Sì, perchè Dio non ci dimostra il suo amore, soltanto nel suo dono, ma ancora nel suo modo di farcelo e cioè la Maternità mistica di Maria (cf Gv 19, 27).
Notiamo tuttavia: via "facile" non significa via "comoda"... S. Luigi Maria di Montfort non mette da parte il Vangelo per farci amare la Vergine Santa; ma col Vangelo ci insegna che "il regno dei cieli soffre (cioè richiede) violenza e sono i violenti (volonterosi) ad impadronirsene" (Mt 11, 11).
Infatti, al n. 119 del Trattato, troviamo questa precisa affermazione: "Siccome l'essenziale di questa devozione consiste nell'interiore che deve formare, essa non sarà ugualmente compresa da tutti; alcuni si fermeranno a ciò che ha di esteriore e questi saranno i più numerosi; alcuni, pochi, entreranno nel suo interno, ma non vi saliranno che un gradino. Chi salirà il secondo? chi giungerà fino al terzo? infine, chi vi dimorerà stabilmente?... L'anima molto fedele che vi sarà guidata dallo Spirito Santo".
Via, dunque, non comoda; ma neppure impossibile... Non creiamoci timori ingiustificati. Sappiamo che la Vera Devozione è nient'altro che la Consacrazione vissuta: conosciamola e pratichiamola.
Guardiamo alla figura luminosa di San Giuseppe: seguiamo il suo esempio e ricorriamo al suo aiuto. La devozione che Egli da noi gradisce non può sicuramente essere diversa da quella che santamente ha praticato.
O San Giuseppe, per amore di Gesù e di Maria, fa' di noi i tuoi fedeli imitatori.

30 - "SE NON DIVENTERETE COME I BAMBINI"
"La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce" (Mt 18, 3; Gv 3, 19).

Abbiamo chiamato San Giuseppe "il primo vero devoto" di Maria Santissima.
Molti pensano che la vita cristiana e soprattutto la "vera" devozione mariana siano "roba di altri tempi...", inconciliabili perciò con la vita stressante che siamo oggi costretti a vivere.
Pensare così è rinnegare non solo l'onnipotenza della fede cristiana (cf Mc 9, 23), ma ancora due secoli di Messaggi celesti che ci indicano nella Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria la via sicura per trasformare in grazia la nostra non facile situazione presente.
Ascoltiamo se la devozione di questo umile operaio alla Mamma celeste non si addice alla vita di ciascuno di noi. Ce ne parla un Sacerdote del nostro tormentato secolo, il quale nella vera devozione a Maria ha trovato il segreto della santità per sè e per le anime che Dio gli aveva affidate.
"Conosco un operaio che fa ogni cosa per Maria. Egli fa tutto con semplicità e senza rispetto umano. Ecco come: il mattino, alzandosi, si inginocchia e domanda a Maria la benedizione: "Madre di Gesù, benedici me e il mio lavoro. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen". Arrivato in fabbrica, si raccoglie un momento per pensare a Maria e dirle: "Madre di Gesù, io ti offro il mio lavoro e la mia pena. Assistimi, preservami. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen".
Quando sente una bestemmia od un proposito disonesto, egli sottovoce e con tutto il cuore dice: "Siano lodati Gesù e Maria: sempre!" Prima di dire una buona parola a qualcuno, si consulta con Maria e le dice: "Madre di Gesù, ottienimi la grazia di fare un po' di bene".
Ogni volta che egli si mette in preghiera, quando fa una visita in chiesa, si raccomanda a Maria: "Madre di Gesù, prega perchè io possa ricavare profitto da questo esercizio". Egli ricorre a Maria soprattutto per la Comunione. Prima, dice: "Madre di Gesù, aiutami a comunicarmi con fervore". Nel ringraziamento dice: "Madre di Gesù, ringrazia Gesù con me per questa Comunione. Conserva il mio cuore per Gesù durante il giorno".
Gli capita qualche volta di essere schernito e tormentato dai suoi compagni. Egli si sforza allora di pensare a Maria: "Madre di Gesù, tutto per Dio e per le anime!". Ogni giorno, dopo il lavoro, fa una breve lettura. Suo libro preferito è il Vangelo e il meraviglioso libro "La Vera Devozione a Maria SS.ma di S. Luigi Grignion di Monfort. Egli lo porta sempre con sè e molte volte mi ha confidato: "Quel piccolo libro mi dice sempre qualcosa di nuovo; come se io lo aprissi per la prima volta".
La sera, recita il Rosario. Da principio, prendere questa abitudine gli riusciva troppo pesante; ora invece gli è facile e cara. Termina la sua giornata con una preghiera: "Mio Dio, io ti ringrazio con Maria per le tue grazie e ti chiedo perdono per le mie negligenze".
Che bella abitudine! Che giornata meravigliosa vive questo umile lavoratore! Oh, la felicità di una simile vita!
I suoi compagni di lavoro, anche quelli che non sono praticanti, rispettano questo buon vicino. "Egli, dicono, è sempre uguale a se stesso. Ha qualcosa di speciale: è sempre di buon umore, ha costantemente il medesimo brio. Si direbbe che non gli manchi nulla".
In realtà manca ancora molto a questo buon vicino, sempre sorridente. La sua salute non è buona, soffre spesso emicrànie dolorosissime; più sovente ancora Gesù lo prova con sofferenze spirituali, non meno dolorose...
Ma egli ama Gesù e Maria. Soffre con serenità e trova il coraggio di un buon sorriso, nonostante tutto".
È un esempio che tutti, con un pò di buona volontà, possiamo imitare. Facciamolo!
La vita interiore di San Giuseppe, semplice quanto profonda, ci insegna che la santità (alla quale tutti siamo chiamati in forza del santo Battesimo che ci ha consacrati figli di Dio, (cf Mt 5, 48), è possibile in qualunque situazione di vita noi possiamo trovarci. Basta avere idee chiare e volontà decisa.
Non dimentichiamo tuttavia che il segreto della santità eccelsa di San Giuseppe sta tutto nella sua grandissima devozione alla Vergine Madre di Cristo, nella sua totale Consacrazione al Salvatore per mezzo di Lei.
Il Vangelo ci parla di uno dei capi dei Giudei, Nicodemo, andato di notte da Gesù, per essere istruito sul regno di Dio. Gesù gli disse: "In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio".
Il vecchio Nicodemo ne rimase sbalordito e gli rispose: "Come può un uomo rinascere quand'è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?" (Gv 3, 1-4).
La nostra società si crede adulta per le sue conquiste tecniche e per la sua vantata indipendenza morale da Dio. In realtà è una società vecchia e incapace di risorgere dall'abisso di depravazione in cui è caduta e non le resta che un'unica possibilità di salvezza: rinascere figlia di Dio con la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, per essere liberata dalle spire del Serpe infernale che l'avvolgono, come l'Immacolata ci ha fatto vedere fin dal 1830, nell'apparizione della Medaglia Miracolosa.
Chi fiduciosamente si affida a Lei sarà salvo. La vera devozione a Maria, così perfettamente vissuta da San Giuseppe, ci vuole precisamente guidare all'infanzia spirituale suggerita da Gesù al vecchio Giudeo, ed essa sarà la caratteristica dell'era dello Spirito Santo. I cristiani più illuminati ed attenti ai "segni dei tempi" (cf Mt 16, 4) l'hanno compreso e già si sono messi da tempo su questo luminoso e sicuro cammino.
O San Giuseppe, primo e vero devoto di Maria, insegnaci a seguirti sulla via facile, sicura e immacolata di Maria!

31 - "I SEGNI DEI TEMPI"
"Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole" (Mt 16, 3; Ap 12, 1).

"Mentre ci avviciniamo alla tappa del terzo millennio dopo Cristo, noi desideriamo, o Maria, che tu risplenda sull'orizzonte dell'avvento dei nostri tempi" (Giovanni Paolo II). Tempo di attesa, il nostro. Tempo, quindi di preparazione. Attesa di Chi?
Il mondo, se noi vogliamo guardarlo con gli occhi della fede, e cioè con gli occhi di Dio, ha una sola, grande attesa: quella di Cristo. Attesa della sua venuta come Salvatore, per quanti l'hanno preceduto; attesa della sua venuta come Giudice glorioso, per tutti quelli che lo seguono.
Il nostro tempo è fortemente contrassegnato dalla attesa di Cristo, come lo era, l'abbiamo visto, il tempo che immediatamente precedette la sua venuta a Betlemme.
I Santi hanno parlato di una venuta straordinaria di Cristo, che dicono intermedia, fra la sua venuta come Redentore e la sua venuta come Giudice.
Si tratta della sua venuta nello spirito: nell'era quindi dello Spirito Santo e di Maria (cf Trattato, n. 217).
Come sarà questa venuta? quali i segni precursori? Ascoltiamo il Montfort: "Se l'amabile mio Gesù, circondato di gloria, verrà una seconda volta su questa terra, come è certo, per regnarvi, non sceglierà altra strada per questo suo viaggio che la divina Maria, per mezzo della quale venne così sicuramente la prima volta. La differenza che vi sarà tra la prima e la seconda venuta, consisterà in questo: mentre la prima fu segreta e nascosta, la seconda sarà gloriosa e tutta splendore; però perfette ambedue per mezzo di Maria. Ohimè! Ecco un mistero che non si comprende!" (Trattato, n. 158).
Il Santo ci fa anche conoscere "i segni" che contraddistingueranno l'era dello spirito: una profonda devozione alla Madre celeste e un'azione potente dello Spirito Santo nelle anime.
Parla inoltre della condizione necessaria perchè quest'era abbia la sua piena attuazione, e cioè la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria: "Quel tempo non arriverà, se non quando sarà conosciuta e praticata la devozione che insegno" (Trattato, n. 217).
Possiamo logicamente pensare che quest'era di Maria non è ormai lontana. Chi conosce le sue grandi Apparizioni, sa come esse hanno programmato e accompagnato fedelmente lo sviluppo eccezionale della devozione mariana, a noi richiesta insistentemente dal Magistero della Chiesa: programmazione che aveva lo scopo ben preciso di farci vivere la Consacrazione di tutti e di ciascuno al Cuore Immacolato di Maria.
Duemila anni di cristianesimo avrebbero dovuto prepararci seriamente a questo dono straordinario che il Padre vuole farci del Figlio suo nella potenza dello Spirito per mezzo della Consacrazione a Maria: infatti, essa, come insegna chiaramente il Montfort, consiste "nel rendere spiritualmente l'anima dipendente dalla Vergine e da Gesù Cristo, per mezzo di Lei" (Segreto, n. 44).
"Lo Spirito Santo, continua il Santo, trovando la sua cara e indissolubile Sposa come riprodotta nelle anime (per mezzo della Consacrazione), vi sopravverrà abbondantemente e le ricolmerà dei suoi doni, in particolare del dono della Sapienza (Gesù Cristo)". (Trattato, n. 217).
Si potrebbe obbiettare: "Altro che era dello spirito, la nostra!... Viviamo in pieno materialismo!".
Se noi guardiamo alla storia dell'uomo, come la Bibbia ce la fa conoscere, vediamo che sempre Dio ha fatto compiere all'umanità da Lui creata i suoi passaggi qualitativi, per mezzo di un ristretto numero di persone: "un resto", ben purificato da grandi tribolazioni e sostenuto dalla sua grazia.
Non agirà diversamente anche questa volta. E non vi è dubbio che "il resto" l'ha ancora preparato Lui, mediante la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria: le anime, cioè, viventi la Divina Madre, preparate perciò a ricevere, nella unione filiale a Lei, l'azione potente dello Spirito Santo, per la formazione di Cristo in se stesse.
Il modo per prepararci alla grande venuta di Cristo nello spirito è quindi chiaro: vivere la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Di qui tutta l'importanza che deve assumere nella vita cristiana la devozione a San Giuseppe, Modello dei consacrati alla divina Sposa dello Spirito Santo. Necessita quindi che Egli venga presentato in questa luce, affinché la "vera devozione a Maria" sia meglio compresa e più perfettamente vissuta.
Come la presenza di San Giuseppe è stata necessaria per la prima venuta di Cristo, al quale si addiceva una famiglia, così è ancora per la seconda, quella nello spirito, per la vita della Chiesa che è la grande Famiglia dei figli di Dio. Spetta all'era dello Spirito mettere in luce la vera grandezza di San Giuseppe, la quale, come quella della sua Sposa, è tutta interiore.
Avremo, quindi, anche la sua "vera" devozione, sulla quale poggerà la protezione di cui l'umanità e la Chiesa di Cristo avranno sempre più bisogno, via via che si avvicinerà la grande lotta finale, tra Cristo e l'Anticristo, predetta dal Vangelo (cf Mt 24, 4-14).
Nella misura in cui crescerà la consapevolezza della nostra grande vocazione a figli di Dio, per la partecipazione al piano d'amore, nel quale siamo stati inclusi prima ancora della creazione del mondo (cf Ef 1, 3-5); e conseguentemente vivremo la nostra filiazione con una amorosa Consacrazione a Maria, a imitazione di San Giuseppe, noi potremo anche esperimentare tutta l'efficacia della sua potentissima intercessione presso Dio: "Il quale, avendo dato il proprio Figlio a tutti noi, ci donerà pure ogni cosa insieme con Lui" (cf Rm 8, 32).
O San Giuseppe, manifesta la tua potente intercessione per la Chiesa di Cristo, la quale ti riconosce e ti venera come perfetto modello della devozione alla sua Divina Madre!


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